The Tallest Man on Earth @Kentish Town Forum – 22/10/2012

Ho dovuto attendere un paio di giorni prima di scriverne la recensione. Uno dei miei difetti più grandi è senza dubbio l’essere facilissima preda di altrettanto facili entusiasmi, uno dei miei pregi più grandi è l’esserne consapevole. Ah-Ah. The Tallest Man on Earth è un regalo divino alla musica contemporanea. La serata si apre con un trio country di cui nessuno aveva accennato la presenza; arrivano sul palco con una curiosa combo di capello lungo+trucker cap che per diversi minuti mi fa pensare si tratti di una messa in scena del nostro Kristian Matsson, invece no. Suonano una mezz’ora condita da alcuni pezzi interessanti, ma alla lunga questa piacevole sensazione si mischia alla monotonia del genere rendendo il tutto “poco-di-speciale”.

Piccola parentesi, grazie Regno Unito, grazie per aprire le porte dei palazzetti alle ore 19, far iniziare i gruppi spalla alle 20, far iniziare il main act alle 21 e fare in modo che la gente possa essere a casa a mezzanotte, grazie per rendere possibile a tutte le persone che hanno un lavoro di andare a vedere un concerto di Lunedì, grazie per il rispetto che tutti portano verso anche-fosse-il-più-brutto dei gruppi spalla, grazie per le Carlsberg a 2,60.

Arriviamo al sodo, ore 21, L’uomo più alto del mondo, entra in scena, vestito di ultraskinny jeans, una canottiera, scarpe à la hipster in cuoio marrone e la dimostrazione dell’inesattezza del proprio nome di scena. Per chi si aspettava qualche musicista a dargli manforte sarà deluso, l’unica persona che lo aiuta in stage è un oscuro figuro che si nasconde dietro le quinte e il cui compito è quello di consegnare nelle mani dell’artista un numero indecifrato di strumenti del mestiere. Poco male, una delle qualità più grandi di questo cantautore svedese è il fatto che si tratti di un artista dotato di capacità illimitate, in grado di rendere al meglio nei momenti catartici, di trasportare il pubblico in una dimensione differente in cui essere, magari costantemente incoraggiato dal pubblico, Re di Spagna. Le canzoni scivolano facili, alternate da qualche momento dedicato al cambio di chitarra e relativo controllo dell’accordatura, si parte con “To Just Grow Away”, si passa da un classico come “Love is All” e poi non saprei, vorrei saperlo per poterlo documentare, ma mi ricordo solo che ha fatto quasi tutte le mie canzoni preferite: “1904”, “I won’t be found”, “The Sparrow and the Medicine”, passando per una coppia di canzoni suonate al pianoforte (tra cui la superba “There’s no leaving now”), finendo con il pezzo che lo ha reso famoso “Where do my Bluebirds fly” in una semi riconoscobile versione elettrificata e la molto richiesta “King of Spain”. Quello che colpisce è la facilità con cui il Matsson riesca a passare dal comico al drammatico,  come quando simpaticamente riprende un conterraneo che gli si rivolge in svedese (“We’re in England, mate!”), o come quando dopo la struggente comparsata al piano si concede al pubblico facendo percepire quanto fosse commosso per il calore dei presenti, la forte sintonia e relativa compartecipazione. Un concerto che per merito delle doti tecniche e del setup (one-man show) rende l’ora e mezza di spettacolo, un’esperienza unica, mai banale, mai monotona. Una performance eccellente cuore e mente, da un musicista mostruoso che prima di tutto è Artista. Che poi il pubblico fosse composto perlopiù da hipster, è mera cronaca. Voto: 10, tutto quello che puoi chiedere ad un concerto.

2 pensieri su “The Tallest Man on Earth @Kentish Town Forum – 22/10/2012

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