David Allred – The Cell

the cell

Alberta Aureli per TRISTE©

Qualcuno mi dice che dovrei sentire The Cell di David Allred, è un disco notturno che potrebbe piacermi parecchio.
Mentre lo dice mi viene in mente Tenera è la notte e nei giorni dopo ci penso ancora, ma non al libro, non solo almeno.
Penso al titolo del libro, e alla notte che si taglia in due senza coltello, che scivola lenta e morbida fino alla luce del mattino. Penso che Nicole è pazza e Dick la cura e penso che Rosemary, be’, Rosemary è giovane.

The Cell esce a pochi mesi di distanza dal precedente The Transition con lo scopo dichiarato di portare a termine un processo e ultimare la transizione. Come per The Transition il disco è realizzato in collaborazione con Peter Broderick, sette pezzi per poco più di ventitre minuti che nelle parole di David Allred sono “il riconoscimento caloroso dell’oscurità nelle nostre vite, il metodo strategico per ottenere una profonda comprensione di come andare avanti in un mondo ampiamente dissonante con ottimismo, armonia e luce.” C’entra il buio e c’entra la notte.

“Chasing dreams without knowing /Among rectangles glowing /The brightest star in the sky /Scarred tissue in the heart and mind /The brightest star in the sky /Scarred tissue in the heart and mind”

Così nella title track che apre il disco e chiarisce la ricerca esistenziale nella poetica di The Cell: affìdati alla stella più luminosa per dare alla testa e al cuore il tempo di trasformare le ferite in cicatrici.
Years of waiting patiently you try /To get through the darkness in your life” anni di attesa paziente per superare la parte più buia della tua vita (Nature’s course). È il corso della natura e il cerchio dell’anima.
Le ferite sono rami recisi e torrenti in secca in queste tracce e come gli alberi e i fiumi dei boschi hanno bisogno del tempo giusto, di luce e acqua per nascere nuovi.

David Allred sembra ispirato dalla parte più spirituale di sé mentre affida la ricercata atmosfera ambient-folk del disco alla dolcezza melanconica del piano. Una lunga meditazione dove il bene e il male si toccano come la luce e il buio, il presente e il passato, congiunti in un’unica dimensione.
C’è ancora la notte Full Moon. E c’è ancora il buio di Family: “Never really growing out of the past /We’re always the same child inside” per sempre bambini che non riescono a uscire fuori dal proprio passato. Come andare avanti in un mondo ampiamente dissonante con ottimismo, armonia e luce. Il nostro unico specchio è la natura in cui esistiamo.

Fitzgerald prende il titolo del suo romanzo da una poesia di John Keats, la poesia è Ode a un usignolo e sembra dire qualcosa di molto simile a The Cell: “E già con te! Tenera è la notte… ma qui non c’è luce, se non quella che le brezze soffiano giù dal cielo per oscurità verdeggianti e sinuose vie di muschi.”

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