Ned Roberts – Dream Sweetheart

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Col passare degli anni ho l’impressione di ricordare sempre meno le cose. E non solo perché sto invecchiando (anche se per gli stardard odierni la mia età può ancora dirsi moderatamente giovane).

Credo sia un mix di mancanza di tempo per soffermarsi adeguatamente sulle cose, scarsa concentrazione (accentuata dalle nuove tecnologie) ed eccessiva quantità di informazioni (indovinate sempre per colpa di chi?).

Anche con la musica le cose non migliorano. Troppe cose nuove da ascoltare, troppe cose che effettivamente ascolto, ma soprattutto troppo poco tempo per far sedimentare, con ripetuti e ravvicinati ascolti, le impressioni e le emozioni che le canzoni dovrebbero lasciarci dentro.

Se questo è un problema che probabilmente affligge da sempre chi per professione o per hobby cerca di raccontare le nuove uscite musicali, al giorno d’oggi sembra affliggere tutte le tipologie di fruitori musicali: spesso gli ascolti sono troppo veloci, frammentari e non focalizzati per riuscire ad arrivare a toccare quelle corde emotive (inteso nel senso più ampio del termine “emozione”) necessarie per fermare nella memoria ciò che abbiamo appeno sentito.

Anche per questo, è sempre bello e per certi versi sorprendente quando ci accorgiamo che alcune cose sentite non troppo tempo fa (non le canzoni della nostra adolescenza, quelle rimangono sempre) si sono invece ben radicate nella memoria. E se sicuramente i motivi personali giocano un ruolo importante nel creare questi legami, spesso le cose che superano la prova del passare degli anni (soprattutto al giorno d’oggi, in cui già i mesi o le settimane fanno la differenza) sono anche quelle di maggiore qualità.

Di Ned Roberts probabilmente non ho un vivido ricordo solo io, ma anche i primi e più affezionati lettori di TRISTE©: di lui vi parlai ormai sette anni fa, quando durante le vacanze estive mi innamorai della splendida Red Sun, singolo di esordio del giovane cantautore londinese. Talmente tanto che anche grazie agli amici di Unplugged in Monti riuscimmo a portare Ned a suonare a Roma anche sulla scia del suo omonimo LP di debutto del 2014.

Il folk di Ned Roberts si è mantenuto cristallino e senza tempo in tutti questi anni: nel 2017 era tornato con Outside My Mind, secondo e più maturo album, ed ora, dopo altri 3 anni, eccolo con Dream Sweetheart. Otto tracce registrate in collaborazione col produttore Luther Russell che ancora una volta testimoniano tutta la bravura di Ned.

Sono canzoni che parlano di amori passati (Falling Away, Miles Between, Cradle to the Crow), ma anche dell’importanza di ricordare il passato perché in fondo è ciò che siamo e quello su cui costruiamo per andare avanti (The Arbour).

Non c’è fretta né frenesia nelle canzoni di Ned Roberts.
Sono luminosi acquerelli che pescano nella memoria del cantautore inglese e accompagnano serenamente l’ascoltatore, seppur con un sapore agrodolce. Sono pezzi che invogliano a trovare il giusto tempo per essere ascoltati e per porre attenzione alle nostre emozioni durante l’ascolto.

E di questi tempi, davvero, ce n’è tanto bisogno.

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