Hayley Williams – Petals for Armor

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Carlotta Corsi per TRISTE©

E’ sempre più difficile trovare qualcosa di stimolante mentre le settimane passano in questa strana quotidianità in cui, in realtà, mi ritrovo ad ascoltare molta più musica del solito, a vedere film che non ho mai potuto recuperare e leggere libri consigliati, comprati e mai davvero aperti.
Bello, bellissimo ma nonostante ciò, mi sembra ancora tutto troppo strano e paradossale, perché per quanto prima trovassi difficile aver il tempo e la giusta concentrazione per una sola cosa, la curiosità e l’attrazione verso un determinato obbiettivo non è mai mancata.

Ora mi ritrovo ad avere mille cose che finalmente potrei sbirciare, con un sacco di tempo a disposizione, ma con una voglia effettiva corrispondente ad un numero negativo.
Ciò che poi mi fa sbellicare è che le poche volte che questo valore torna ad essere in una posizione stimolante mi rendo conto che anche le ventiquattro ore non mi basterebbero mai. Così ho capito che il senso della vita probabilmente ha una forma simile ad un bignami.

In questo caos calmo ho trovato qualcosa però di estremamente intrigante, somministrato in due parti da una delle artiste più importanti della mia vita: Petals For Armor è il primo album solista di Hayley Williams, vocalist dei Paramore.
Il 6 Febbraio 2020 è uscita ufficialmente la prima parte, successivamente il 21 Aprile è arrivata 2020 la seconda.
Se in un altro momento la scelta di dividere un album in due parti mi avrebbe infastidita, in pieno lockdown mi ha dato modo di capire e di digerire al meglio il lavoro e di ritrovare la calma perduta di fronte ad un’opera che non mi crea ansia ed aspettative.

Chi nel 2008 circa stava combattendo il mondo, con le maniglie dell’amore, in piena fase adolescenziale, si ricorderà sicuramente dei Paramore e probabilmente di tutto il fenomeno emo-punk del periodo (brividini).
Io c’ero dentro abbestia (brividoni), in quel periodo si faceva colazione con latte e biscotti ai My Chemical Romance.
Negli anni tutto questo black mood grazie al cielo un po’ si è perso e oggi di molte band abbiamo solo il ricordo o, al massimo, qualche file Mp3 nell’hard disk o video pixelati su YouTube.

I Paramore no. I Paramore hanno tenuto botta e negli anni sono sempre riusciti a reinventarsi, tenendo viva quella furia adolescenziale, nonostante i mille cambi di formazione, gli scandali legali e di diffamazione nei confronti soprattutto della Williams.

In Petals for Armor la rabbia, diventa una cosa “silenziosa” (rage is a quiet thing). Respiri, riff strascicati e percussioni a ritmo sinusoidale ti avvolgono dal primo ascolto, e ti spingono verso un’opera che apre raccontando in tutta intimità (tra parte cosciente e incosciente) dell’ultimo periodo di vita dell’artista, dalla fine del suo matrimonio alla diagnosi di depressione e PTSD, al panico, agli incubi che l’hanno portata in rehab per un breve periodo.,

E’ un lavoro decisamente differente da quelli che siamo soliti ascoltare con i Paramore, anche da After Laughter del 2017, che rimane tra i più belli e maturi. Abbiamo un bellissimo rimando alle melodia di Fiona Apple, sia come intenzione nell’approccio alla scrittura che, soprattutto nei suoni, disorientanti e spesso insoliti, come se ci si trovasse all’interno di un sogno, di un viaggio che vuole portare verso una sorta di serenità, soffrendo e sputando sangue.

Ci sono delle bellissime parentesi un po’ più pop e ballabili anche come sottofondo per un workout (vedi YouTube) come Over Yet e Creepin che tendono a ricordare la sua estrema passione verso le sonorità anni 80 in contrasto poi con brani come Dead Horse, My Friend e Roses/Lotus/Violet/Iris decisamente più lowfade e sentimentalmente nudi e crudi, come a ricordare appunto la differenza tra ciò che si vede e quel che non si vede, cosciente e incosciente, come petali di un’armatura.

Sudden Desire, Cinnamon, Simmer rimangono alcune delle tracce più forti e volutamente weird, come a creare quel disagio tipico che si ha nei confronti delle emozioni più personali che difficilmente accettiamo di buon grado.

In tutto questo enorme sforzo inumano verso la rinascita, Hayley ha chiesto aiuto ai suoi amici e colleghi: la paura di esporsi così, in solitudine, era troppa, ma ammette anche che non avrebbe mai potuto chiedere loro di produrre un album simile sotto il nome di Paramore.

Hayley Williams è adulta, ed è stato magnifico guardarla crescere, anche se il percorso è stato per lei chiaramente doloroso.
Il tempo mi ha concesso la possibilità di crescere in un qualche modo assieme a lei, di essere qui per poter ascoltare questo e chissà quanto ancora, con la rinnovata certezza che la vita, a volte, è contraddittoria, certo, banale in molte situazioni, difficile e ironica contemporaneamente, e proprio per questo un bignami non basterebbe mai per racchiuderla.

 

 

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