King Hannah – Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Quando ho ricominciato a fare radio per la prima volta dall’avvento di internet (tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 la situazione era decisamente differente) ho preso l’abitudine di passare molto tempo in rete alla ricerca di band e artisti sconosciuti o all’esordio, da passare nella mia trasmissione.

Era, naturalmente, un modo per avere sempre contenuti freschi e non scontati, ma anche una buona scusa per scoprire cose nuove prima che ci arrivassero gli altri (e potermene, magari anche solo tra me e me, vantare un po’).
L’abitudine è divenuta così radicata che anche adesso che non frequento le radio da un po’, continuo a cercare e ascoltare band nuove, brani di artisti all’esordio, proposte musicali che arrivano da etichette e webzine di cui ho imparato a fidarmi.

Ogni tanto arriva il colpo di fulmine. Con Crème Brûlée dei King Hannah è andata esattamente così.

E’ bastato un solo ascolto del brano, 6 minuti e 28 secondi di chitarre potenti, travolgenti e, allo stesso tempo, eteree e la voce appassionante e appassionata di Hannah Merrick che fluisce carezzevole e avvincente.
Il brano era già uscito lo scorso anno, attirando l’attenzione di molti (ma non la mia), e garantendo al duo (formato da Hannah Merrick e Craig Whittle) un contratto con la City Slang, che ha poi deciso di ripubblicare la canzone.

“Crème Brûlée” lascia trasparire nel suo lungo, misterioso e lento incedere tutto il fascino sonoro di una band che ricorda a tratti i Mazzy Star o i Galaxie 500, ma che riesce a imporre la propria forte personalità e sembra far presagire l’inizio di qualcosa di davvero speciale.
La successiva “Meal Deal”, arrivata un paio di mesi dopo “Crème Brûlée”, è un brano più potente e ritmato che parte in sordina, tra ombre e riverberi e che, nei sui quasi otto minuti di durata, finisce con l’aprirsi in un brano rock diretto e tumultuoso.

Il duo di Liverpool esordisce adesso con “Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine”, un EP di quasi mezz’ora che conferma tutte le sue potenzialità e riesce a risultare alternativamente cullante e impetuoso, rilassante e inebriante, riuscendo nel non facile intento di avere un suono maturo e personale, eppure familiare.
Le linee di chitarra dei sei brani di cui è composto l’EP e la voce già inconfondibile di Hannah Merrick dipingono scenari sonori intimi e vorticosi, che sembrano arrivare all’aurora, appena prima che sorga il sole.

La chitarra acustica e quella elettrica (spesso distorta) si alternano tra atmosfere più fumose e disperate e passaggi distesi e gravidi di promesse.
Se l’incanto iniziale di “And Then Out Of Nowhere, It Rained” è perfettamente controbilanciato dalla chiusura quasi rabbiosa di Reprise (Moving Day), “Meal Deal” si muove sul sottile confine tra il folk ed il rock, “Bill Tench” suona come una ballata (scritta e) da ascoltare correndo su una sperduta highway e “The Sea Has Stretch Marks” ha un sapore vagamente cinematografico.

Si racconta che sia stato Whittle per primo a rimanere affascinato dalla voce di Hannah Merrick e che l’abbia lungamente (artisticamente) corteggiata prima di riuscire a convincerla a fare musica insieme.
Non possiamo che essergliene grati: la sua perseveranza ci ha regalato un’altra band che fa della sincerità e della vulnerabilità il proprio credo. “Vogliamo sembrare reali, dinamici e autentici” sostengono i King Hannah nelle note di accompagnamento al loro ep d’esordio.
A me pare, sommessamente, che la missione si possa dire senza dubbio compiuta.

Scoprire nuovi talenti e nuove proposte musicali eccitanti come i King Hannah rimane ancora un’esperienza profondamente appagante. Pensare, poi, alle potenzialità di questo duo e a quanta musica emozionante e coinvolgente potranno ancora regalarci nel tempo è, forse, ancor più stimolante ed è un motivo in più per guardare al futuro con uno sguardo meno accigliato.

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