Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Peppe Trotta

Peppe Trotta per TRISTE©

È stato un anno strano e complicato che ci ha visto dover rinunciare a molte cose preziose, piccoli gesti di cui a volte ci sfuggiva l’importanza ed abitudini che danno pienezza al nostro vivere. Per fortuna però, malgrado la cancellazione delle attività dal vivo, non è mancata la musica, quella balsamica e ristoratrice, capace di essere di volta in volta fecondo stimolo o gentile carezza. Tanti sono stati i dischi che mi hanno accompagnato lungo questi mesi accidentati e alcuni di questi si sono impressi in modo particolare.
Questo elenco non vuole essere una classifica, non riuscirei a mettere in fila dei dischi decretando una gerarchia, quelli che vi propongo sono solamente i miei ascolti più assidui del 2020. In ordine rigorosamente sparso.

Keaton Henson – Monument

Immerso nella solitudine della sua anima, alla ricerca di uno spiraglio attraverso cui far fluire lentamente il dolore per la perdita del padre, il cantautore londinese scrive un toccante diario composto da undici capitoli che parlano dell’amore e della morte, dell’inesorabile trascorrere del tempo. Un caleidoscopio emozionale vivido che si incastra in profondità.

Attilio Novellino – Strängar

Quattro suggestivi paesaggi sonici che, liberi dalla costringente determinazione di qualsivoglia esplicita sovrastruttura  concettuale, si espandono come nuvole in costante movimento, mutevoli formazioni da affidare all’immaginario di chi le osserva. Un vibrante viaggio alla scoperta della disarmante purezza del suono.

Christine Ott – Chimères (pour ondes Martenot)

Un immaginifico volo interstellare interamente disegnato attraverso le ammalianti frequenze dell’onde Martenot. Un’esplorazione futuristica dalle tinte vivide e vitali che affonda le radici nel passato, confermando l’infinito talento di una pianista e compositrice brillante.

Jon Hassell – Seeing Through Sound (Pentimento Volume Two)


Dopo un primo capitolo che ci restituiva i rinnovati lampi di genuina creatività dell’inventore del suono del quarto mondo, la nuova  tappa della sinestetica serie Pentimento si apre definitivamente verso una rinnovata ed ampliata musica possibile che non smette di incantare per la grazia con cui si rivela ai nostri sensi.

Daniel Blumberg – On&On

Ripartendo dalla decostruzione della forma canzone che caratterizzava il disco d’esordio, il musicista inglese prosegue lungo la rotta dell’ibridazione, spingendo più in là la commistione tra crepuscolare cantautorato e libera improvvisazione. Una convincente seconda prova di un animo inquieto che trova sollievo nell’arte.

Keeley Forsyth – Debris/Photograph

Un’opera prima di struggente intensità che ripercorre il dolente, autobiografico cammino attraverso le profonde ombre del male oscuro, fino a giungere ad una luminosa ripartenza. Un esordio folgorante a cui si aggiungono quattro ulteriori tracce sempre incentrate su una accattivante e poliedrica capacità interpretativa.

Bill Fay – Countless Branches

Dieci canzoni all’insegna di una poesia intima e delicata, scritte nell’arco di quarant’anni, danno forma al terzo lavoro in otto anni dal ritorno sulla scena di Bill Fay. Una preziosa raccolta di riflessioni sulla vita e sulla sua fragilità dell’uomo offerte con disarmante grazia e semplicità.

Martina Bertoni – All The Ghosts Are Gone

Un processo di catarsi personale che diviene esplorazione di universi risonanti possibili ma ancora ignoti, da estrapolare dalla voce del violoncello costantemente rimodulata e trasfigurata. Un ottimo esordio sulla lunga distanza per la musicista italiana di stanza a Berlino.

Saffronkeira With Paolo Fresu – In Origine: The Field of Repentance

Un avvolgente, contaminato tracciato sonico che fonde elettronica e jazz è il risultato dell’incontro artistico tra Eugenio Caria e Paolo Fresu. Una dimensione ibrida interamente giocata sul costante incastro tra le parti, non necessariamente incline all’assonanza quanto piuttosto rivolta a un’inattesa compatibilità.

Matt Elliott – Farewell To All We Know

Un susseguirsi tumultuoso di sospesi stati d’animo plasmati con tocco sapiente da un artista che sa trarre nuova linfa dal suo sentire senza la necessità di stravolgere il proprio linguaggio, affidandosi allo scorrere del tempo per trovare una nuova, accresciuta intensità con cui dipingere i suoi dolenti paesaggi emozionali.

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