Lightning Bug – A Color Of The Sky

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Le nostre speranze vengono di frequente deluse e le nostre aspettative disattese ma, per fortuna, la bellezza e l’emozione si trovano, a volte, dove meno te le aspetti.
A quanti nuovi album di artisti che vi avevano colpito e coinvolto, che avevate amato follemente vi siete avvicinati con trepidazione certi che i vostri sensi sarebbero stati nuovamente rapiti, per poi riportarne, nel migliore dei casi, un tiepido piacere?

E’ probabile, in effetti, che il non avere alcuna aspettativa sia molto utile per rimanere pienamente soddisfatti, per uscire del tutto appagati da un esperienza che non avevamo caricato di significato e importanza.

Ascoltando i primi estratti di A Color Of The Sky il nuovo, terzo, album dei newyorkesi (di Brooklyn, per essere precisi) Lightning Bug mi è subito tornata in mente la sensazione che avevo provato ascoltando le prime canzoni di If Blue Could Be Happiness dei Florist.
E non perché, intendiamoci, ci siano chissà quali affinità tra le due band (anche se credo possa trovarsi una certa attitudine comune di fondo), quanto per l’estatico stupore provato in entrambi i casi nel trovarmi, all’improvviso, di fronte alla bellezza, tanto più rilucente proprio perché inaspettata.

Fino all’uscita di A Color Of The Sky, in effetti, non conoscevo affatto i Lightning Bug, che avevano mantenuto un basso profilo con i loro primi due album, Floaters del 2016 e October Song del 2019. Questo terzo album, invece, grazie all’uscita su Fat Possum, è stato supportato in maniera più massiccia e, grazie al cielo, è giunto alle mie orecchie già con i primi brani che ne preannunciavano l’uscita qualche mese fa.

A quanto pare A Color of the Sky prende in parte ispirazione da un festival di aquiloni che si è tenuto a Long Beach, Washington, a cui la cantante Audrey Kang ha assistito nel 2019, e questo forse spiega, in parte, la luce e la sensazione di spazio che si percepisce ascoltando le canzoni di quest’opera che trasuda serenità e pacata gioia.
Registrato tra le Catskills Mountains (toh, proprio il luogo di provenienza dei Florist…), l’album sembra essere influenzato dalla pace e dalla bellezza di quella natura selvaggia, combinando con sapienza e delicatezza lo shoegaze e il dreampop, il folk e l’americana.
La voce di Kang, poi, è superba, sussurrata e introspettiva, una carezza che a volte è calda come il velluto a volte leggera e finissima come la seta.

Ci sono tante canzoni indimenticabili in questo lavoro: l’iniziale The Return, cullante e immediata, la divina The Right Thing is Hard to Do il cui cantato e le cui chitarre ricordano dei Cocteau Twins più terreni, September Song, pt. II, (a quanto pare un sequel di uno dei brani del precedente October Song), vivace e con una vibrante coda psichedelica, la verve shoegaze di I Lie Awake, la title track e la conclusiva The Flash e il loro brillante utilizzo degli archi e della chitarra acustica, Wings Of Desire, sognante ballata che parte acustica e si arricchisce di synths liquidi, per poi riadagiarsi languida sulla chitarra e una batteria spazzolata. Non manca qualche passaggio più robusto, come Song of the Bell (che contiene uno dei versi più toccanti dell’intera collezione: “I guess I’ll point my arrow straight / towards the beauty I want to believe”), ma sono le sonorità sognanti e infuse di luce (anche nelle ballate più scarne, come la breve e intensissima Reprise) a caratterizzare in maniera omogenea l’opera e a conferirle personalità e anima.

Sembra che Audrey Kang e soci siano arrivati a una consapevolezza superiore (“I think I’ll learn to live my life as wisely as a monk/ Turn off my phone and live alone in everlasting peace”) che, pur non esimendoli dal dolore e dalle brutture della vita, consenta loro di affrontarli in maniera più illuminata e ottimista (“If I empty me of all my self, will I feel hollow? Will I feel free? Will the truth echo through me? Will I hear it?“).
Ogni brano sembra infuso da tale attitudine: a una partenza delicata e quasi timida, corrisponde sempre un coinvolgente e maestoso crescendo emotivo (e, a volte, anche sonoro) che risulta tanto naturale, quanto catartico.

A Color Of The Sky, con il suo fluire languido ed evocativo, i suoi arrangiamenti curatissimi e sorprendenti, i testi strutturati e profondi, risulta un lavoro rilassante e articolato, scritto e suonato senza fretta che senza fretta alcuna deve essere fruito. Sembra dire: “Guardati intorno, goditi, se puoi, i raggi del sole, rallenta il passo e sincronizza il tuo respiro al ritmo della natura. Troverai la tua strada”.
E, se anche così non fosse, stai pur sicuro di aver trovato un bellissimo disco estivo, perfetto per un soave risveglio all’alba, per una fresca serata di chiacchiere sdraiati sul prato, così come per un necessario momento di relax nella calura pomeridiana.
È un album pieno di melodia, di atmosfera e di sonorità difficili ida dimenticare, che parlerà alla tua mente, al tuo corpo e dopo aver timidamente bussato, troverà posto nel tuo (spero capiente) cuore.

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