Starlight Assembly – Starlight And Still Air

Francesco Amoroso per TRISTE©

I’ll hold this moment
In my mind’s eye
A heartbeat
A tension
A moment

Correva l’anno 1986 ed io, giovane di provincia ai primi passi nella musica indipendente, mi innamorai perdutamente della voce di Dominic Appleton.
L’avevo scoperta con il primo album della sua band, i Breathless, titolato The Glass Bead Game – titolo preso da uno dei romanzi di Herman Hesse che, all’epoca, andavano per la maggiore tra gli adolescenti che volevano mostrarsi impegnati – che qualcuno mi aveva registrato su una cassetta.

La musica della band inglese mi risultò ostica al primo impatto, ma la voce di Dominic mi colpì immediatamente e, così, quando mi capitò di ascoltarla nuovamente, poco dopo, impegnata a cantare ben tre brani in quel capolavoro di Filigree & Shadow, seconda opera a firma This Mortal Coil, l’amore era cosa fatta.
Nella mia lunga esperienza di ascoltatore, mi è capitato raramente di imbattermi in voci altrettanto capaci di caratterizzare una canzone e di imprimersi nel DNA di una band come accade con la voce di Dominic, con il suo timbro nasale, il suo incedere cantilenante, i suoi sottili difetti di pronuncia che le conferiscono ancora maggiore personalità e unicità.

Ho avuto anche la fortuna di ascoltare Dominic e i suoi Breathless dal vivo una volta. Era il marzo del 1988 e, oramai, ero un accanito fan della band e consideravo Dominic Appleton, alto e austero, con la sua voce ipnotica e profonda, il suo profilo nobile e il suo ciuffo biondo, una sorta di icona di quella musica che all’epoca definivamo, semplicemente, dark.
Poi, per più di trent’anni, dopo le brevi parentesi dei This Mortal Coil – Dominic era presente anche nel successivo e conclusivo Blood del 1991, dove cantava una magnifica versione di I Am The Cosmos – la voce di Appleton è ricomparsa solo sporadicamente, con i pochi lavori dei Breathless che hanno caratterizzato gli anni dal 1991 al 2012 (solo quattro album).

E’ stata così una notevole sorpresa riconoscere Dominic Appleton (e scoprire che, per la prima volta fuori dai Breathless, non solo era il cantante, ma anche il compositore dei testi che interpretava) nel primo lavoro di un progetto che vede coinvolto il musicista e sperimentatore milanese Matteo Uggeri, dal nome Starlight Assembly.

L’esordio di questa collaborazione, nata a distanza e che si è andata nel tempo consolidando – tanto che a quanto pare è già in lavorazione un secondo capitolo – si chiama Starlight And Still Air e vede coinvolti, oltre ai due artefici principali, Matteo Uggeri e Dominic Appleton, appunto, anche i membri della band di Uggeri, Sparkle In Grey, e un buon numero di altri musicisti e collaboratori (tra i quali spicca il pianista Francesco Giannico in Ghost Update).
Ad affascinarmi, immediatamente – e non poteva essere altrimenti, visti i nomi coinvolti – è stata la storia dietro questa collaborazione: si narra, infatti, che all’inizio del 2019, Dominic Appleton (e Ari Neufeld, bassista dei Breathless) abbia incontrato a pranzo a Londra il fondatore della 4AD Ivo Watts-Russell, in visita dal New Mexico, dove da tempo si era ritirato. Anche se in quel momento Appleton aveva già accettato di lavorare su un album con Matteo Uggeri, si trovava in crisi: dopo 40 anni a scrivere solo per i Breathless non era sicuro di poter lavorare in maniera diversa, nonostante le composizioni di Matteo lo avessero profondamente colpito. Tuttavia, grazie al deciso incoraggiamento di Ivo Watts-Russel (“Dominic devi essere un po’ più mignotta – pare abbia detto il divo Ivo – Hai un vero talento e non basta un disco dei Breathless ogni dieci anni“), Starlight And Still Air è diventato realtà.

Per comporlo, Uggeri ha attinto a piene mani al proprio talento e alla passione per la musica elettronica orientandola verso la costruzione di canzoni e facendo di Starlight And Still Air, un album sorprendente, memorabile e decisamente unico nel panorama sonoro contemporaneo, coraggioso e sperimentale e tuttavia profondamente umano e accessibile.

Caratterizzate da sonorità stratificate, da un sapiente uso dei field recordings, dai testi evocativi e coinvolgenti di Appleton e dalla sua voce suggestiva e visionaria, le composizioni di Starlight And Still Air riescono a toccare generi e sonorità diverse, pur rimanendo del tutto peculiari.
L’album si apre con l’elettronica minimale e i ritmi staccati di Afternoon Update, che si conclude con l’arrivo della voce lontana di Appleton e prosegue con le sonorità dub e le ritmiche incalzanti Empty City e i suoni trasversali di Cold Sun, per poi lambire il trip-hop in Still Air (con un’interpretazione da brividi di Appleton) e aprirsi nella forma canzone in brani riuscitissimi, intensi e pulsanti come There Is No Crisis To Come o Look What We’ve Wasted (forse la canzone che più si avvicina alle sonorità dei Breathless).
Più introverse e introspettive, canzoni come Long Goodbye o Bloodlines (di cui è presente, in coda, anche un magnifico remix addirittura di Pan American), si muovono a un ritmo più lento, esaltando la malinconica voce di Dominic Appleton e la sua inflessione immediatamente riconoscibile.

Starlight And Still Air è un lavoro che richiede attenzione, che pretende ascolti ripetuti e che ci trasporta attraverso lande desolate e paesaggi avvolti tra le nebbie, ma non dimentica mai il potere taumaturgico della musica, la sua capacità di permetterci di superare gli affanni quotidiani semplicemente chiudendo gli occhi.

E’ un lavoro che cammina, noncurante e fiero, sul confine labile tra musica pop(olare) e sperimentazione, che approccia la melodia da angolazioni inusuali e si muove su ritmiche eccentriche e spiazzanti, nel quale la voce di Appleton si colloca al centro della scena ma, piuttosto che rubarla, la espande, facendo sì che tutti gli ingredienti sonori trovino la loro collocazione e il giusto risalto con immensa grazia e sorprendente leggerezza.

Traspare, da ogni nota suonata, la passione per la musica dei suoi artefici e la grande ammirazione reciproca: come me, a quanto pare, anche Matteo Uggeri, intorno ai suoi venti anni, ha scoperto la voce di Dominic Appleton e, da allora, non l’ha più dimenticata.
Ma, a differenza di quanto – come al solito inconcludente – ho fatto io, evidentemente Matteo si è dato da fare perché questa non rimanesse solo una sterile venerazione, ma dalla passione potesse, seppure a distanza di quasi trent’anni, sgorgare nuova linfa sonora, portatrice di incanto e bellezza.

4 pensieri su “Starlight Assembly – Starlight And Still Air

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