Villagers – The Art Of Pretending To Swim

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho sempre considerato il dublinese Conor O’Brien autore di superiore classe ed eleganza. Una “firma” che sa distinguersi e altrettanto facilmente imporsi già al primo accordo.

E questo sin dai tempi del francamente memorabile esordio Becoming A Jackal, felicissimo quanto imprevedibile ibrido di folk e pop orchestrale, capace di combinare Paddy McAloon, Elliot Smith, Sufjan Stevens e Andrew Bird in una scrittura di forza e sottigliezza davvero rare.

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Fergus – Purple Road

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Pur non essendo affatto religioso (anzi pur tendendo ad ignorare la religione in ogni sua forma ed espressione), saltuariamente mi capita di entrare in una chiesa (di solito per ammirarne le opere d’arte o l’architettura) e rimanere profondamente colpito dalla sua atmosfera raccolta e austera, se non addirittura mistica (ma, essendo troppo materialista, sarei in difficoltà a usare questo termine).

Capita raramente con le grandi cattedrali e con le chiese barocche che, per quanto piene di mirabili opere d’arte, ostentano di solito una certa tracotante opulenza. Più spesso si verifica con piccole cappelle di campagna o con chiese in cittadine di provincia: buie, fresche, silenziose, composte.

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Soap&Skin – From Gas To Solid/You Are My Friend

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Di tutte le trasformazioni fisiche della materia (i cosiddetti passaggi di stato) quello meno diffuso è certamente quello del brinamento (“solidification”, “desublimation” o “reposition” in inglese) che avviene quando una sostanza passa direttamente dallo stato aeriforme (o gassoso) allo stato solido, senza passare attraverso quello liquido.

Non poteva allora che essere questo – il più raro – il passaggio di stato scelto da Soap&Skin per dare titolo al proprio secondo vero e proprio album a distanza di oltre nove anni dall’esordio, l’oscuro capolavoro Lovetune For Vacuum.

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Des Moines – Like Freshly Mown Grass

Peppe Trotta per TRISTE©

Un rotolo lungo trentasei metri sul quale si riversa l’evocativo andare di due amici per il vasto territorio americano alla fine degli anni quaranta, viaggio fisico che si tramuta in percorso di formazione cristallizzato in quello che è divenuto uno dei grandi romanzi della storia della letteratura.

Credo non siano molte le persone che non abbiano ceduto al magnetismo di “On the road”, certamente non è rimasto immune alla sua immaginifica forza Simone Romei, musicista reggiano il cui pseudonimo è dichiaratamente ispirato alle righe del capolavoro di Kerouac.

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Advance Base – Animal Companionship

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Secondo M. Recalcati l’opera d’arte si confronta con ciò che si sottrae all’immagine, quindi come rappresentare l’irrappresentabile? Come raffigurare l’irraffigurabile? Come esprimere l’inesprimibile?

Perchè è ovviamente questo che cerchiamo più o meno tutti, più o meno consapevolmente. Qualcuno o qualcosa che ci traduca in pensiero e parole di senso compiuto. Una trascrizione, un riconoscimento.

Non sono io che vedo l’opera ma è lei che mi vede, è il libro che mi legge ed è il disco che mi ascolta.

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Epic45 – Through Broken Summer

Peppe Trotta per TRISTE©

Quello con la propria terra di origine è un legame indissolubile.

Spesso le contingenze ci conducono a mettere radici altrove o a rimanere perennemente in movimento, eppure ogni ritorno in quella che definiremo sempre la nostra casa corrisponde ad un inevitabile sussulto nel quale confluiscono le sensazioni legate ai ricordi e a ciò che in quell’istante ci ritroviamo davanti gli occhi.

Un attaccamento unico, talmente profondo da poter divenire feconda origine creativa come nel caso degli Epic45, che dopo uno iato lungo ben sette anni tornano finalmente a regalarci un ulteriore itinerario attraverso atmosferiche visioni ispirate al paesaggio campestre del loro amato Staffordshire.

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Phosphorescent – C’est la vie

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non è facile stabilire quale evento o quale consopevolezza ci renda adulti.

Non è certo la maggiore età (soprattutto al giorno d’oggi), ma nemmeno il lavoro, nè la separazione dal proprio nucleo familiare. Me lo sono chiesto tante volte perchè io, nonostante l’età, ancora mi sento “figlio”.

Me lo sono chiesto tante volte. Ma una risposta precisa non l’ho ancora trovata.

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