Jordan Rakei – Origin

Jordan Rakei

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sono sempre stata molto affascinata dalla scienza e da tutto ciò di cui in realtà conosciamo poco: l’universo, il suo perché, le stelle e i pianeti che fanno il girotondo attorno al sole m’incantano, come una bambina che vede le luci colorate per la prima volta.

Nel tempo ho sviluppato questi interessi ed ho scoperto tutte le ramificazioni di origine antropologica e metafisica, troppo fascinose per me. Insomma, ho stretto la mano alla Hack, mentre strizzavo l’occhio a Paolo Fox.

Una congiunzione astrale, che si è verificata nell’ultimo periodo della mia vita, ha permesso, dopo tanto penare, il concatenarsi di alcuni eventi molto favorevoli e anche il ritorno del buonumore che so già esser passeggero, quindi, ho deciso di sfruttare il momento per ascoltare qualcosa in linea con questa parentesi felice e  Orgin di Jordan Rakei mi è sembrata la scelta migliore per facilitare l’attivazione della mia ghiandola pineale.

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The Divine Comedy – Office Politics

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Francesco Giordani per TRISTE©

Per il suo dodicesimo album in studio Neil Hannon si diverte e non poco a sparigliare le carte, con il solito garbo ma anche tanta malizia. Office Politics, sin dalla copertina, sembra in apparenza riallacciarsi al filone più bizzarramente “umoristico” del Nostro, portato in trionfo nove anni fa dal felicissimo Bang Goes the Knighthood.

Il fuoriclasse nordirlandese, dopo la parentesi simil-fantasy di Foreverland, torna infatti ad assecondare la sua vena più eloquente e giocosa, dilagando (è il caso di dirlo: sessanta minuti per sedici canzoni!) in un album-affresco pieno zeppo di storie, allegorie e personaggi.

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Fujiya & Miyaji – Flashback

Giulia Belluso per TRISTE©

Sin dai tempi più antichi si pensava che il mancinismo fosse “una malattia” da curare, una sorta di possessione luciferina.

Eppure oggi gli studi dimostrano che l’utilizzo della mano sinistra sia l’esordio di un estro geniale e creativo, come dimostra chiaramente il vivido progetto di Fujiya and Miyagi che combina abilmente l’urgenza dell’uso dell’emisfero destro della band con il loro stile electro-funk.

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Andrew Bird – My Finest Work Yet

Alberta Aureli per TRISTE©

La mitologia greca affida a Sisifo il dono della furbizia prima di consegnarlo alle fatiche eterne di una punizione esemplare.

Figlio di Eolo, fondatore di Efira (poi Corinto) prende in sposa Merope, ninfa di straordinaria bellezza, figlia di Pleione (oceanina figlia di Oceano) e di Atlante, uno dei Titani che sostiene il cielo, si sistema, le cose vanno bene.

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Doug Tuttle – Dream Road

Giulia Belluso per TRISTE©

Questa notte ti ho sognato. Era uno di quei sogni muti in cui tu mi prendevi per mano e mi fissavi. Mi guardavi così tanto intensamente da entrarmi dentro, facendomi quasi dubitare d’essere in un sogno.

Sembrava uno stato di sogno lucido, il mio; ero da qualche parte tra l’inizio del sonno ed il sogno, forse ero in un viaggio fluttuante nello spazio profondo, e tu con la tua solita persuasione canticchiavi una canzone, attivando in me una percezione di posto sicuro.

Eri una musa allucinogena, eri una sorta di meditazione posseduta da un senso psichedelico. Eri un album fusion che evoca la sua narrazione in modi diversi, eri Dream Road il quarto album di Doug Tuttle.

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Marissa Nadler & Stephen Brodsky – Droneflower

Alberta Aureli per TRISTE©

La poesia la genera il caso, dicono alcuni.

Le parole, tutte le parole, pescate a caso da un immaginario contenitore cristallino, e rimesse in fila seguendo il solo nesso dell’estrazione, possono, anzi, non c’è dubbio che, raccontino di qualcosa in modo poetico.

Forse è quello che fanno anche tutti quelli che ad ogni fotografia aggiungono una citazione, a caso appunto, libera associazione poetica, cose così.

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Cate Le Bon – Reward

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

“In Galles ci sono più pecore che persone”

Così mi disse qualche anno fa, senza nessuna intenzione ironica, il tassista che mi stava portando in albergo ad Aberystwyth, città universitaria sulla foce dell’Ystwyth (appunto). In quel viaggio di lavoro non me ne resi molto conto, ma forse l’abilità che potei riscontrare nei gallesi nel cucinare gli ovini mi avrebbe dovuto far prendere sul serio le parole (a tratti incomprensibili) del mio autista.

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