Preoccupations – New Material

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Un albero fa rumore quando cade se non c’è nessuno che lo sente?

Scopro questo famoso dilemma filosofico solo pochi giorni fa. La risposta non è scontata e io mi schiero con convinzione tra chi crede che le vibrazioni diffuse con la caduta non producano di per sé alcun rumore se non c’è un sistema uditivo a interpretarle.

Se ogni albero abbattuto corrispondesse a un fatto segnante del proprio vissuto si potrebbe pensare che in assenza di un testimone il fatto non sarebbe validato. Come a dire che non sempre riconosciamo l‘estensione e il significato delle nostra esperienza se non c’è nessuno a sentirla e provare empatia per essa.

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Grouper – Grid of points

Peppe Trotta per TRISTE©

Una primavera in sordina fatta di cieli azzurri che rapidamente si alternano a grigie distese di gravide nubi, un tepore che avvolge confortevole per poi dissolversi lasciando in balia di venti rigidi.

Non può che essere altalenante l’umore, in bilico tra la delicata dolcezza di una promessa che non si compie e la pungente delusione per qualcosa che si immaginava già consegnato al passato.

È un malinconico ritrovarsi lungo un bordo instabile sul quale procedere cauti, accompagnati dai diafani racconti raccolti da Liz Harris nel nuovo lavoro firmato Grouper.

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Half Waif – Lavender

Giacomo Mazzilli per TRISTE ©.

I campi di lavanda che corrono lungo la valle del verdon, quelli che trovano il loro apice nella piana di Valensole a Luglio, offrono al mondo uno spettacolo unico.

Adoro pensare alle braccia che hanno creato tali piane di arbusti viola. Come quando, camminando nei sentieri di Manarola mi chiedo se mai, chi ha creato tali terrazzamenti, si sia immaginato un giorno di trovarli pieni di turisti.

Burning lavender over the oven
Filling the space with a strange kind of lovin’
Look after me now ‘cause I’m lost, woman

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Goat Girl – s/t

Francesco Giordani per TRISTE©

C’è poco da girarci intorno.

Il giovane rock inglese che sta pian piano crescendo alla gelida ombra della Brexit ha il gusto amaro e pungente della disillusione. Poca melodia, poco da ridere, tanta psicoanalisi, una certa dose rinforzata di cinismo.

Cimentarsi in ardite similitudini con gli anni dei sinistri trionfi thatcheriani appare senza dubbio semplicistico. D’altra parte, come ha annotato il filosofo inglese Mark Fisher nel suo folgorante Realismo Capitalista, quello che oggi per lo più viviamo è “un’incapacità di produrre ricordi nuovi”.

Perfida, anzi crudele, ironia della Storia.

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Cabbage – Nihilistic Glamour Shots

Francesco Giordani per TRISTE©

If it’s me and yer granny on bongos, it’s the Fall.
Mark E. Smith

Un gruppo come i Cabbage, vuoi o non vuoi, mi fa tornare alla mente Mark E. Smith, l’indimenticabile volto, anima e voce dei Fall che proprio lo scorso Gennaio, e del tutto a sorpresa, ci ha prematuramente lasciati.

La provenienza di questo giovane quintetto, originario di un sobborgo di Manchester, non mente, così come non può mentire il suo spiccatissimo gusto per allucinati baccanali noise-punk e irriferibili quanto argute invettive con bava alcolica alla bocca.

A Mark E. Smith questi Cabbage, con ogni probabilità, non sarebbero dispiaciuti affatto.

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Cosmo Sheldrake – The Much Much How How and I

Giacomo Mazzilli per TRISTE©.

Ci sono persone che nascono senza età.

Se ci penso bene, ho almeno un paio di esempi lampanti: amici che a 18 anni sembravano avere 30 anni e che fino ad oggi non sono cambiati di una virgola. Sembra strano, dato che i volti sono senza dubbio la figura che più minuziosamente il nostro cervello riesce ad analizzare.

Ne dipende un po’ tutto, dal nostro umore, alla nostra capacità di relazionarci alla gente e, conseguentemente, la nostra attitudine sociale.

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