Cigarettes After Sex – s/t

Peppe Trotta per TRISTE©

Esiste una canzone per ogni innamoramento.

Tutte le (numerose) delusioni e le (poche) felici conquiste degli anni giovanili sono contrassegnate da una specifica e speciale colonna sonora, materiale con il quale si potrebbe realizzare una serie di raccolte rigorosamente su cassetta, secondo la diffusa tradizione di quei tempi fortunatamente non troppo distanti.

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Marika Hackman – I’m Not Your Man

Giulia Belluso per TRISTE©

Che sia nata prima la gallina o l’uovo di questo non vi è certezza, ma che la mela sia una icona, quella è una certezza vera e propria.

Il libro della Genesi ne narra come “il frutto proibito”, e se non fosse stato per quella mela magari Adamo ed Eva a quest’ora vivrebbero ancora nel giardino dell’Eden, ignudi e felici.

Nella mitologia, per la sua undicesima fatica, ad Eracle toccò navigare fino alla fine dell’Oceano per raccogliere un cesto di mele nel giardino delle ninfe Esperidi, custodito da un drago che non dormiva mai (e pensare che erano d’oro, quindi non si potevano nemmeno mangiare).

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Julia Lucille – Chthonic

Peppe Trotta per TRISTE©

È sempre nell’equilibrio tra gli opposti che si crea una dimensione speciale capace di sorprendermi e farmi invaghire.

La compresenza di luci e ombre, l’agrodolce, l’alternanza di morbido e scabroso sono da sempre fonte di seduzione alla quale non sono capace di resistere.

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Feist – Pleasure

Albert Brändli per TRISTE©

Nel nostro vocabolario il termine “Piacere” ha così tante definizioni che ci si potrebbe perdere un giorno intero per leggerle tutte.

Pleasure è il titolo dell’album che Feist ha appena pubblicato dopo un silenzio durato circa sei anni, certamente non trascorso bivaccando.

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Alex G – Rocket

Emanuele Chiti per TRISTE©

Non so cosa renda sacro per alcuni di noi “appassionati di musica” il concetto di musica anni ’90: forse il fatto che a quei suoni siano legati indissolubilmente momenti di libertà, di sentirsi parte di qualcosa di più grande e più bello della realtà che ci circondava (e pensare che ora in fondo, almeno qui a Roma, è tutto molto più brutto).

Forse ci piacevano solo le chitarre roboanti e le voci sgraziate, le grida e Kurt Cobain. O forse perché quello è stato il decennio in qui sono usciti gli ultimi grandi dischi “rock” che si possano includere in un’eventuale Enciclopedia del Rock (che non comprerò mai).

E grandi canzoni.

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Fazerdaze – Morningside

Giulia Belluso per TRISTE©

Cara me stessa,
il giorno sembrava non arrivare mai, eppure ci siamo. Il giorno dei saluti è arrivato.
In fondo lo sai che tornerai presto, per via di quel piccolo diavoletto di tuo nipote che a breve giungerà in questo mondo, e perché la tua terra prima o poi chiederà ancora di te.

Preparata la valigia? Fai scorta di maglioni che li fa freddo. Hai preso lo spazzolino? E l’hard-disk esterno con tutta la tua vita dentro? Ma soprattutto dov’ è la maglietta della redazione?!?!?

– MAMMAAAAAA  la maglietta Triste l’hai lavata? –

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White – One Night Stand Forever

Francesco Giordani per TRISTE©

Un disco come One Night Stand Forever mi rincuora non poco. Anzi: mi conforta.

Perché mai? Perchè nel suo molto piccolo esso dimostra, almeno a me (che da giorni lo sento e risento, a intervalli più o meno regolari), perché dimostra, dicevo, che in fondo non ho sognato tutto.

Aggiungerei pure: fosse uscito dieci anni fa, (nel 2007, poniamo) questo One Night Stand Forever, tutti o quasi, con ogni probabilità, saremmo stati costretti a parlarne. Essendo uscito invece oggi, nel 2017, si stenta quasi (con un certo personale sgomento) a trovarne in giro anche la più scarna recensione, che non sia peraltro un taglia e cuci dello stesso comunicato stampa.

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