Anna St. Louis – If Only There Was A River

Anna St. Louis - If Only There Was A River

Fiamma Giuliani per TRISTE©

Ci sono parole controverse, che possono assumere una connotazione positiva o negativa a seconda dell’uso che se ne fa. L’aggettivo “semplice” è una di queste e penso che, troppo spesso ed erroneamente, sottintenda una sfumatura di riprovazione, come se l’assenza di orpelli e sovraccarichi spesso inutili, sminuisse e fosse in qualche modo da biasimare. Io credo invece che, a volte, le cose semplici siano più complesse e intriganti di quanto appaiono in prima battuta e che, soffermandosi ed esplorando attentamente quello che pare evidente, si possano fare scoperte interessanti e avere rivelazioni inattese.

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Foxwarren – Foxwarren

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Francesco Amoroso per TRISTE©

We Hate It When Our Friends Become Successful” cantava circa venticinque anni fa Morrissey, in uno dei suoi singoli solisti di maggior impatto. E, in effetti, bisogna ammetterlo (senza neanche vergognarcene troppo): molto spesso lasciamo prevalere l’invidia sulla gioia di vedere un amico che ce l’ha fatta. È un po’ triste, ma umano. Saremmo potuti essere noi, come dice Moz, quelli che sono arrivati, quelli che guadagnano bene, indossano vestiti costosi, guidano macchine sportive e, magari, si accompagnano a belle donne (o a begli uomini, naturalmente). Eppure, per una qualche ragione, che ci sfugge ma che probabilmente è evidente al resto del mondo, è stato il nostro amico ad avere successo. Non ci restano che due alternative: roderci dall’invidia, avere travasi di bile e dare libero sfogo ai nostri istinti più bassi, oppure riconoscere il merito di un’altra persona e continuare a rapportarci a lei/lui come facevamo prima che il successo la/lo baciasse.

Suppongo, per nostra fortuna, che i canadesi Dallas Bryson, Darryl Kissick e Avery Kissick si siano dimostrati delle persone migliori e corrette e abbiano accolto il successo del loro amico di vecchia data, Andy Shauf, in maniera positiva e entusiasta.

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Lou Richards – Good Woman

Lou Richards

Francesco Amoroso per TRISTE©

Da un po’ di tempo a questa parte gli autunni romani sono piuttosto secchi, ma quest’anno sembra che le cose stiano andando diversamente. Adesso, infatti, come è già accaduto spesso in questi giorni, piove.
Quando ho la fortuna di non avere impegni che mi impongano di uscire, riesco ancora ad amare la pioggia, come facevo da bambino: la tranquillità, il tepore e la sicurezza che mi infonde starmene chiuso tra quattro mura, mentre fuori infuria il temporale, mi riportano ai pomeriggi fatti di plaid sulle gambe, latte e Oro Saiwa e tv dei ragazzi.
Adesso, magari, preferisco un tè e un po’ di musica (ma gli Oro Saiwa vanno ancora bene), ma la sensazione rimane in qualche modo la stessa.

È in momenti come questo che sarebbe bello mi venisse a fare visita qualche amico, con il quale condividere un tè caldo, il tepore della mia casa e qualche melodia senza tempo.

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Candy – Under The Weather

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

L’Inverno non lo fa tanto il freddo, quanto le giornate uggiose.

O almeno questo è quello che ho nella mente quando immagino questa stagione in città: le giornate, soprattutto quelle festive, dominate dalla pioggia e dall’umidità.

E la tentazione di rimanere in camera sotto le coperte.

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Sara Forslund – Summer Is Like a Swallow

Peppe Trotta per TRISTE©

Accogliente come il mare quieto dell’Inverno, rinfrancante come i raggi del Sole che si fanno strada attraverso un malinconico cielo grigio.

Sa essere rimedio universale il suono, sia che si presenti come semplice riverbero ambientale o che si riveli quale strutturato flusso armonico minuziosamente cesellato. Attraverso di esso si possono costruire rifugi inattaccabili in cui conservare intatte le proprie emozioni, ma per riuscirci è necessario che a scolpirlo sia un animo sensibile, incline alla bellezza.

Non sono quindi molti coloro che possono perseguire tale intento, ma tra questi possiamo certamente includere Sara Forslund.

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Matt Dorrien – In the Key of Grey

Fiamma Giuliani per TRISTE©

Ho sempre pensato all’eleganza come qualcosa di svincolato dalle mode del momento e capace di resistere al trascorrere del tempo, di inesorabilmente connesso alla semplicità e in perfetto equilibrio tra gli eccessi dell’opulenza e il rigore del minimalismo.

Sembra quasi inevitabile associare l’eleganza a un passato quasi mitizzato, in cui i toni sommessi, le buone maniere, la grazia e la delicatezza riuscivano a conquistare e assumevano l’aspetto iconico che ancora oggi fornisce ispirazione.

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Willie J Healey – 666 Kill

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Se esistesse un contatore per le parole che ognuno usa più spesso il mio segnerebbe, per l’anno in corso, un record di “urgenza”. Sono sicura che anche rimettendo insieme le recensioni per TRISTE© se ne troverebbe una conferma.

È una bella parola, con un bel suono e vibra di un’ambivalenza che la rende positiva in potenza (sì ok, anche potenzialità è una parola che ho usato molto).

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