McCarthy – I Am A Wallet

Francesco Amoroso per TRISTE©

In questa “rubrica” ho sempre parlato del passato, raccontando fatti e situazioni che alle orecchie di tanti potrebbero risultare quasi inverosimili.

Ho raccontato di quando i vinili erano considerati scomodi e fastidiosi e la vera rivoluzione era il cd, di quando per ascoltare un album lo dovevi effettivamente acquistare (dopo averlo lungamente cercato e infine trovato), di quando per scoprire nuova musica ci si doveva affidare alla radio o alle riviste cartacee.

Il mondo della musica, in effetti, fino alla fine del secolo scorso, era davvero completamente diverso da quello che tutti vediamo e viviamo oggi.

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David Sylvian – Secrets Of The Beehive

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sosteneva Aldous Huxley che la memoria di ogni uomo sia la sua letteratura privata.

Eppure una “rubrica” che si chiama “Memory Lane” costringe il proprio redattore a rendere pubblica tale letteratura (che forse farebbe meglio a restare privata).

Ciò non toglie che pagine e pagine di questo racconto possano risultare ai più del tutto irrilevanti, se non addirittura noiose o irritanti, mentre chi scrive vi ravvisa significati profondi, verità incontrovertibili, vere e proprie epifanie.

E se la musica è senza dubbio molto più che la colonna sonora di questi racconti minimi, a volte la forza dei ricordi tracima e l’esperienza personale sopravanza e sommerge quella universale.

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The Pale Fountains – Pacific Street

Francesco Amoroso per TRISTE©
(In collaborazione con L’Attimo Fuggente)

Una delle cose più belle di avere 15 anni (se ben ricordo…) è la voglia continua di scoprire.

Scoprire nuove attività, interessi, romanzi recenti e passati, film, il sesso e, naturalmente, nuova ed eccitante musica.

Nell’estate del 1985 l’unico modo di allargare i mei orizzonti era quello di confrontarmi con gli amici che condividevano le mie stesse passioni (o che, appunto, avrebbero potuto contribuire ad allargare i miei orizzonti).

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Pavement – Slanted And Enchanted

Francesco Amoroso per TRISTE©

A vent’anni (o poco più), per quanto tu possa avere un animo sensibile e amare la poesia, i tramonti, i fiori e l’amore, ci sono alcuni momenti nei quali è necessaria una sferzata di adrenalina, una botta di eccitazione pura, un intervallo, almeno uno, durante il quale dare libero sfogo alla corporeità e urlare a squarciagola.

Nel 1991 una band nata da una costola dei grandi Dinosaur Jr., i Sebadoh di Lou Barlow, cantava “Just Gimme Indie Rock“.

Ecco: allora, a vent’anni, ogni tanto c’era davvero voglia di dire “datemi solo un po’ di indie rock” (anche perché allora la parola indie non era ancora un termine dispregiativo o omnicomprensivo).

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Red House Painters – Down Colorful Hill

Francesco Amoroso per TRISTE©

E’ una sensazione davvero straniante riascoltare dopo tanto tempo l’album d’esordio di un musicista che, ignorato dalla stampa mainstream nonostante una carriera ultraventennale e una produzione sterminata e di qualità altissima, ha finalmente, negli ultimi anni, trovato notorietà e fama, per quanto, molto probabilmente, nel suo momento di minor ispirazione e per i motivi sbagliati.

Ed è inevitabile che l’approccio a un disco che, con il passare degli anni, è andato acquisendo uno stato di culto ed è divenuto un’opera imprescindibile del cosiddetto sadcore, riservi emozioni sopite, quasi dimenticate e regali sensazioni nuove.

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Slowdive – Just For A Day

Francesco Amoroso per TRISTE©

Stasera, per me, sarà un po’ come la chiusura di un cerchio, un concetto tanto caro agli anglosassoni, da cui, inevitabilmente, grazie a cinema, musica e letteratura, anche noi “latini” ci siamo fatti influenzare in maniera quasi inconsapevole.

Che sia un atteggiamento autoctono o meno, in ogni caso, mi sembra vero che la vita proceda per cicli, per periodi anche molto lunghi che, una volta aperti, hanno bisogno di una chiusura.

Ebbene, quando stasera alla radio parlerò degli Slowdive, sentirò in qualche modo di essere arrivato alla chiusura di un cerchio. Perfetto.

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The Pastels – Up For A Bit With The Pastels

Francesco Amoroso per TRISTE©

Le ricordo ancora in maniera vivida le estati della mia prima adolescenza.

Iniziavano a giugno e sembravano eterne. I giorni si susseguivano pigri, piacevolmente monotoni e il fatto che non ci fosse nulla da fare, nessuna attività programmata o necessaria, nessun compito da portare a termine, li rendeva ancor più amabili e interminabili.

Spendevo il mio tempo, per lo più, su una anonima spiaggia adriatica (una “seaside town that they forgot to bomb…” avrebbe detto Morrissey, non fosse che, durante la guerra, era stata praticamente rasa al suolo ) a cuocere sotto il sole, in mezzo a tanti altri ragazzi e ragazze della mia età, nella convinzione che la vita vera sarebbe sì cominciata prima o poi, ma di certo non prima della fine delle vacanze.

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