The Triffids – Born Sandy Devotional

Born Sandy DevotionalFrancesco Amoroso per TRISTE©

La mia fascinazione per l’Australia è nata, come molte altre, grazie alla musica.

Ed è stata immediata e duratura. Riesco ancora a ricordare me stesso, adolescente di sedici o diciassette anni, passeggiare sulla battigia di una anonima cittadina balneare adriatica, a metà degli anni ottanta: con lo sguardo perso all’orizzonte, benché sull’altra sponda ci fosse solo la Jugoslavia, non potevo fare a meno di fantasticare sugli spazi infiniti di quel paese lontanissimo e così diverso, inesplorato, selvaggio.

Succedeva, circa trent’anni fa, grazie a una cassettina, arrivata chissà come e da dove sul mio walkman. Una cassettina che conteneva l’album di una sconosciuta band australiana che stava cominciando a riscuotere successo in Gran Bretagna. Il disco si chiamava Born Sandy Devotional e la band erano The Triffids.

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Songs: Ohia – The Lioness

Francesco Amoroso per TRISTE©

Tra i tanti cambiamenti che l’anno 2000 ha portato con sé c’è stata anche la possibilità, per quasi tutti, di scaricare musica da internet gratuitamente (più o meno legalmente).

Certo avere un brano di cinque minuti con un modem a 56K, richiedeva almeno un paio di ore e stare collegati alla rete per ore era molto costoso e teneva la linea telefonica occupata, ma la passione per la musica spingeva anche a queste follie.

Passavo pomeriggi a scaricare, dal computer del mio posto di lavoro (che, ci tengo a sottolinearlo, pagavo di tasca mia), brani di artisti che non conoscevo, per poter fare, poi, acquisti più ponderati.

Non ricordo come mi imbattei in Songs: Ohia (il nome del progetto derivava in parte da “Ōhi’a lehua”, un tipo di fiore hawaiano), ma l’attrazione fu immediatamente fatale, tanto che avrò perso un mese (e speso un capitale) per scaricare suoi brani in maniera casuale da Napster.

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Smog – Red Apple Falls

Francesco Amoroso per TRISTE©

Arriva un momento nella vita di tutti, in cui il tempo accelera all’improvviso, in cui la vita, semplicemente, comincia a correre e travolgerci, un momento in cui svaniscono i lunghi pomeriggi pigri dell’estate, in cui le sere infinite, che si fondono nelle notti insonni, cominciano ad essere sempre più rare (e cariche di conseguenze negative), un momento che segna un passaggio irreversibile dall’adolescenza, che sembrava eterna, all’età adulta.

E quando quel momento arriva, quando gli impegni e le responsabilità ci travolgono e schiacciano, è inevitabile che il nostro spasmodico ascolto della musica ne risenta, almeno un po’.

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Nick Drake – Heaven In A Wild Flower

Francesco Amoroso per TRISTE©

Credo fosse un pomeriggio di sabato, nell’inverno del 1976.

Mio padre, come abitudine, dopo un riposo postprandiale, si era svegliato e sorbiva nel letto il suo caffè. Faceva freddo. Mi infilai veloce sotto le coperte, dopo essermi, naturalmente, tolto le scarpe. Accendemmo il piccolo televisore grigio, l’unico che c’era in casa (in rigoroso bianco e nero), appoggiato allo sgabello a fianco del lettone. Appena l’apparecchio si fu scaldato, apparve l’immagine di Cino Tortorella (non più nei panni del Mago Zurlì) e cominciammo a guardare lo Zecchino d’Oro.

Sarà stata la persiana abbassata, la sola luce fioca proveniente dal televisore, il tepore del letto e la totale mancanza di un motivetto che potesse essere ricordato, ma ben presto fui preso dal torpore e credo che finii per addormentarmi nel lettone dei miei genitori.

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Housemartins – London 0 Hull 4

Francesco Amoroso per TRISTE©

L’estate del 1986 fu (con buona probabilità per ragioni anagrafiche, prima che per qualsiasi altro motivo) un’estate indimenticabile.

Quell’anno, tra l’altro, il 16 di Giugno, uscì The Queen Is Dead degli Smiths, che divenne immediatamente la colonna sonora delle mie lunghissime vacanze fatte di mare, amici, e soprattutto tanta leggerezza (visione, questa, del tutto a posteriori: avessi dovuto parlarne allora, avrei detto che era un momento pieno di problemi, delusioni e spleen adolescenziale).

Il ritorno a casa, alla routine, fu, così, ancora più difficile e l’arrivo delle nuvole e del freddo, contribuì in maniera rilevante a peggiorare il mio umore.

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Morrissey – Viva Hate

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non lo dimenticherò facilmente.

Era una notte di inizio settembre del 1987. Di lì a qualche giorno avrei cominciato il mio ultimo anno di scuole superiori. Nel mio letto, appena tornato a casa dalle lunghe vacanze estive, mi accingevo a godermi qualche ora di RAI Stereonotte.

L’ascolto notturno, al buio, del mio programma radiofonico preferito era un rito che andava avanti da un paio di anni, e, quella sera, ero particolarmente emozionato: ero certo che qualcuno degli straordinari speaker che si succedevano nell’arco della nottata, avrebbe mandato un brano dal nuovo album degli Smiths, Strangeways, Here We Come, visto il suo imminente rilascio.

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McCarthy – I Am A Wallet

Francesco Amoroso per TRISTE©

In questa “rubrica” ho sempre parlato del passato, raccontando fatti e situazioni che alle orecchie di tanti potrebbero risultare quasi inverosimili.

Ho raccontato di quando i vinili erano considerati scomodi e fastidiosi e la vera rivoluzione era il cd, di quando per ascoltare un album lo dovevi effettivamente acquistare (dopo averlo lungamente cercato e infine trovato), di quando per scoprire nuova musica ci si doveva affidare alla radio o alle riviste cartacee.

Il mondo della musica, in effetti, fino alla fine del secolo scorso, era davvero completamente diverso da quello che tutti vediamo e viviamo oggi.

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