Echo & The Bunnymen – Ocean Rain

echoandthebunnymen_oceanrainFrancesco Amoroso per TRISTE©

Quando eravamo bambini non ci accorgevamo nemmeno del diverso, a meno che qualcuno non ce lo facesse notare. Da preadolescenti, invece, cominciavamo ad avere paura di essere noi i diversi e tentavamo di uniformarci il più possibile al gregge: ci vestivamo tutti allo stesso modo, ascoltavamo la stessa musica, guardavamo gli stessi programmi alla tv.

Poi arrivava l’adolescenza e, per qualcuno, la voglia di trasgredire, di essere unico, di non essere solo un numero in una massa informe di standardizzati ragazzi brufolosi che cominciano ad avere la necessità di una doccia almeno quotidiana.

Durante i miei primi anni di liceo, passati in una provincia conformista e vagamente bigotta (almeno in superficie), questa spinta verso la ribellione (esclusivamente, per me, culturale ed estetica) è stata lungamente combattuta dalla forza uguale e contraria di mostrarmi un bravo ragazzo, uno di quelli che le mamme delle mie “spasimate” potessero apprezzare sin dalla prima occhiata.

Almeno finché non ho incontrato, per interposta persona, Laura.

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Adorable – Against Perfection

adorable_againstperfectionFrancesco Amoroso per TRISTE©

Ci sono quelle band che hai amato, magari intensamente, per qualche anno, o anche solo per qualche mese e che poi hai abbandonato, lasciandole lì in un angolo del tuo cervello (e del tuo cuore), dimenticate ma non cancellate.

E lì, in quell’angolino, sono rimaste fino a quando, decine di anni dopo, un incontro casuale su internet, il ritorno sulle scene di uno dei suoi membri o una qualsiasi altra causale circostanza, non te le ha fatte tornare in mente all’improvviso.

Allora non puoi che correre ad ascoltarle di nuovo e sai già che l’amore si rinnoverà immediatamente, anche se per una sola volta ancora, prima di tornare ancora in quel dimenticatoio pullulante di grandi e fugaci amori musicali.

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Cocteau Twins – Treasure

cocteautwins_treasureFrancesco Amoroso per TRISTE©

Quando ho ascoltato per la prima volta la voce dell’Angelo?

Come tutte le domande che riguardano gli angeli, plausibilmente anche questa è piuttosto oziosa. E, di certo, benché mi ostini a scavare nella memoria, non riuscirò a dare una risposta definitiva e certa.

Ma, del resto, in fondo, cosa importa?

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Animals That Swim – Workshy

animalsthatswim_workshyFrancesco Amoroso per TRISTE©

Gli anni 90 sono stati, per noi appassionati di musica “indipendente”, l’inizio di un’epoca d’oro.

Se nel decennio precedente informarsi sulla scena d’oltreoceano e d’oltremanica e, successivamente, acquistare i dischi che attiravano la nostra curiosità era spesso un’impresa che, in alcune circostanze, poteva durare molti mesi, grazie al successo planetario di band provenienti dal sottobosco indipendente, quali Nirvana, R.E.M. e Sonic Youth negli States, Oasis e Suede in Inghilterra, la cosiddetta scena indie (quale poi sarà mai ce lo siamo sempre chiesto tutti) vide un boom e una diffusione capillare.

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Prefab Sprout – Steve McQueen

prefabsprout_stevemcqueenFrancesco Amoroso per TRISTE©

Credo di avervi già tediato fin troppo con i racconti strappalacrime su come fosse difficile, nella provincia degli anni ottanta, ascoltare e scoprire musica pop nuova di valore.

L’unica possibilità per me allora era costituita da Rai Stereonotte, trasmissione notturna della Rai che, passata la mezzanotte, si affrancava dalle playlist imposte (a quanto ho poi capito, dopo la mezzanotte e fino alle 6,30, non si pagava più la SIAE, con il conseguente mancato interesse da parte delle etichette discografiche major di monopolizzare l’etere) trasmettendo solo musica di qualità con conduttori preparatissimi e appassionati.

Fu però anche grazie a una rivista mainstream e patinata che riuscii a scovare tante band che mi avrebbero poi fatto compagnia per lungo tempo a venire. Si chiamava “Rockstar” e ci scrivevano alcuni maestri della critica musicale italiana (anche conduttori di Rai Stereonotte, non per caso).

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Arab Strap – Philophobia

arabstrap1Francesco Amoroso per TRISTE©

La Philofobia (dal greco “φιλος”, amore, e “φοβία”, fobia) è definita come la paura persistente, ingiustificata e anormale di innamorarsi o di amare una persona.

Nel maggio del 1998 il duo scozzese Arab Strap, Aidan Moffat ai testi e alla voce e Malcolm Middleton alle musiche, diede alle stampe il proprio secondo album, appunto intitolato Philophobia.

All’epoca mi sembrò fosse una coincidenza davvero bizzarra, vista la piega che la mia vita sentimentale stava prendendo. Tuttavia, analizzando le cose a freddo, mi rendo conto che la maggior parte degli ascoltatori avrà pensato lo stesso, visto che l’album è uno straordinario trattato crudo, e allo stesso tempo poetico, sull’amore in tutte le sue sfaccettature e latitudini.

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