Eddie Argos – I Formed A Band (intervista esclusiva)

La vita è tutto quello che ti succede quando non riesci a dormire, titola la recente (e prevedibilmente dal sottoscritto raccomandatissima) raccolta di scritti di Fran Lebowitz, con ogni probabilità la più celebre non-scrittrice vivente della letteratura americana – la sua ultima riga pubblicata risale al 1981 ma questo conta assai poco, provare la docuserie Una vita a New York per credere.
Tuttavia nel caso di Eddie Argos sarebbe opportuno correggere la massima lebowtiziana facendola pressappoco suonare così: “La vita è tutto quello che ti succede quando non stai sentendo un disco”. O, meglio ancora: “La vita è tutto quello che ti succede mentre stai cercando di formare una band”.

E proprio Formed a Band, con quel suo inciso “Formed a band, we formed a band, Look at us, we formed a band!” che si fa ben presto geniale performance auto-dichiarativa in “And yes, this is my singing voice, It’s not irony and it’s not rock ‘n roll, We’re just talking to the kids”, fu il primo brano non casualmente inciso dagli Art Brut di Eddie Argos. Ovvero l’ultimo autentico e credibile esponente di quella nobilissima stirpe tutta britannica di mitomani del pop a tal punto compulsivi e invasati da trasmigrare interamente nell’oggetto idolatrato, diventando a loro volta miti e costellazioni pop da venerare (pensate a Morrissey o ai Manic Street Preachers, pensate a Liam Gallagher e a Jarvis Cocker, a Green Gartside o a Roddie Frame, ma anche a sir Paul McCartney).

Lo si capisce sfogliando I Formed a Band, l’esauritissimo ed esilarante memoir che Argos ha finalmente ristampato, con tanto di prefazione dell’amico-mentore Black Francis dei Pixies e deliziose illustrazioni di Katie Pope.
Un libro leggero ed ispirato, che tutti i frequentatori di Triste dovrebbero affrettarsi a leggere. Argos ricostruisce infatti, con nutrita e spesso assai gustosa aneddotica di prima mano, il suo personale apprendistato in quella che è stata, con ogni evidenza, l’ultima golden age del rock non solo britannico, racchiusa in una finestra temporale che va a grandi linee dal 2001 al 2011.

Il libro si lascia divorare come un sapiente pot-pourri di avventure picaresche che sconfinano molto spesso nell’affresco involontario di un’epoca: si va da incontri più o meno sorprendenti con Jens Lekman, Mark E. Smith (e qualcuno definì genialmente gli Art Brut “i Fall a fumetti”), Brian Jonestown Massacre, Ministry e Paul McCartney, fino a rocamboleschi atti di bullismo dadaista (del tutto meritati, a parer di chi scrive) ai danni dei Bravery, dalle risse sfiorate con Magic Numbers e Arctic Monkeys a quelle realmente ingaggiate con i Bloc Party, per giungere sino a imprevedibili rivelazioni circa i rapporti che legano Oasis e Half Man Half Biscuit. Una piccola Iliade indie, in formato pocket, scritta da chi era arruolato nella truppa e, seppure in posizione defilata, ha marciato appassionatamente al seguito degli Eroi di una mitologia in fieri. Con in testa una e una sola ossessione: formare una band, a qualunque costo.

Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di chiamare in causa direttamente Eddie Argos, intercettato su Instagram, gentile e disponibilissimo come immaginavamo.

-Come mai hai deciso di ristampare il tuo memoir?

La gente continuava a chiedermelo e su Ebay era arrivato a costare quasi 100 euro. Non mi aspettavo davvero che così tante persone ne volessero una copia. Nel corso delle sue quattro ristampe ha venduto più di 2000 copie!

-Dal tuo racconto gli anni 2000 emergono come un periodo pieno di entusiasmo e opportunità per le band indie-rock. Ti manca qualcosa dell’atmosfera di quegli anni?

Penso che siamo stati molto fortunati che la nostra roba, assai bizzarra, sia arrivata in contemporanea con tutta quell’altra musica, ci ha decisamente aperto le porte. Mi manca il fatto che ci fossero all’epoca davvero un sacco di band in giro. La qual cosa potrebbe in effetti avere a che fare più con il mio essere ormai “vecchio” (non vado più nei posti di allora) che con il periodo storico.

-Che consiglio daresti a un ragazzo che vuole formare una band oggi?

Fallo. Non pensarci, vai e fallo. Tutto il bello della mia vita è arrivato grazie alla mia band, le amicizie, le relazioni, dove vivo, davvero tutto. È un’ottima scusa per uscire di casa.

-Esistette davvero la banda Gatti (alle cui tragicomiche imprese sono dedicate diverse canzoni di Bang Bang Rock & Roll, ndr) ? E perché hai voluto dedicargli un intero album? Io non l’ho mai sentita nominare!

Sì, ne ero ossessionato. E c’è chi li conosce anche in Italia, la gente ai concerti di Milano me ne parlava. Erano nelle Brigate Rosse, credo. A un certo punto volevamo dedicare loro un documentario e andare a cercarli! Luke Haines ha questo grande album chiamato Baader Meinhof dedicato alla celebre banda di terroristi tedeschi, ho solo pensato che sarebbe stato bello celebrare allo stesso modo qualche impresa fallimentare. Nella Gatti Gang erano totalmente inetti e riuscirono solo a rubare 18.000 lire (da cui il pezzo degli Art Brut 18.000 lira, ndr), decidendo ben presto di tornare dalle famiglie perché non erano tagliati per quello che stavano cercando di fare.

-Da qualche anno pubblichi sul tuo Instagram delle meravigliose riproduzioni pittoriche di famose copertine di dischi. Come ti è venuta l’idea?

Mi ero stufato di leggere sempre le stesse liste dei migliori album di tutti i tempi compilate dai giornalisti e volevo vedere quali fossero i migliori album secondo le persone reali.  Così ho chiesto alla gente di commissionarmi i loro album preferiti come dipinti: li ascoltavo mentre li dipingevo, scrivendo poi una recensione sul retro. Inizialmente volevo essere brutalmente onesto con le recensioni, poi ho deciso di provare a trovare qualcosa che mi piacesse in ogni album. Cercare sempre il buono in qualcosa mi ha cambiato come persona, credo. Ho realizzato circa trecento dipinti. Al momento mi sono preso una pausa ma sicuramente tornerò presto a realizzarli.

-Recentemente hai formato una nuova band chiamata Haus Band. Puoi dirmi qualcosa su questo nuovo progetto? Stai lavorando a un disco?

Gli Haus Band siamo io e i miei vicini di casa musicisti e artisti Olga Karatzioti-B. e Leonard Kaage. Abbiamo registrato un album di cover di Bob Dylan durante il lockdown, per non impazzire. Spero che tutti lo ascoltino presto. Abbiamo appena finito di fare la copertina. Mi pare grandioso.

-Gli Art Brut torneranno a scrivere nuova musica? (Ti prego dimmi di sì!)

Sempre! Mai fermarsi!

Il libro di Eddie Argos può essere acquistato qui.

Questo è il videoclip del singolo degli Haus Band, “She Belongs To Me”

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