Clubwater – Clubwater

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Perché le canzoni che ascoltavo da ragazzo mi sono rimaste in mente molto più di qualsiasi cosa ascolti ora?
Pare esserci una risposta scientifica: psicologi e neuroscienziati hanno confermato che ciò che ascoltiamo in adolescenza mantiene una grande influenza sulle nostre emozioni. A quanto pare il nostro cervello si lega alla musica che ascoltavamo da ragazzi in maniera più salda rispetto a qualsiasi altra cosa ascoltiamo da adulti.

Non è quindi solo colpa nostra se soffriamo di “nostalgia musicale”, se sembriamo pigri e non sentiamo il bisogno di cercare novità o ascoltare musica che esuli dai generi che abbiamo amato da ragazzini: è, invece, in gran parte colpa del nostro cervello.

Studi scientifici hanno certificato che, a parte l’amore e le droghe, nulla provoca una reazione emotiva come la musica che, stimolando le regioni del cervello che regolano il piacere e che rilasciano dopamina, serotonina, ossitocina e altri elementi neurochimici, ci fa sentire bene.
Vale per tutti, a tutte le età, ma, dicono sempre i “professoroni”, fra i 12 e i 22 anni il nostro cervello subisce veloci sviluppi neurologici e la musica che apprezziamo in quel periodo sembra restare legata al nostro sistema nervoso per sempre.

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Indigo Sparke – Echo

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Oggi non avremmo dovuto pubblicare e condividere questa recensione, ma quella di un altro album molto atteso, scritta da Carlotta, che ama il genere e riesce, sempre, a trasmettere, attraverso i suoi scritti, la passione per la musica e, soprattutto, i suoi sentimenti (e, da queste parti, il legame tra la musica e i sentimenti e le sensazioni che la musica ci suscita sono di gran lunga più importanti della fredda disamina dei contenuti di un prodotto artistico).

Ieri, in serata, tuttavia, Carlotta mi ha comunicato che non sarebbe riuscita a consegnare in tempo, per motivi personali (validi e comprensibilissimi). Mi diceva: “non sono stata in grado di scrivere di qualcosa di “positivo”. Non so nemmeno spiegarti quanto poco mi andasse di parlare di musica“.

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That Which Is Not – The Basic Sharpness Of Emotions

Peppe Trotta per TRISTE©

Svegliarsi un venerdì mattina ad inizio Febbraio e ritrovarsi improvvisamente in primavera. Trascorrere due giorni cullato dal sole, in un tepore straniante e finire la domenica sera immerso nella nebbia prima che esploda un violento temporale percorso da un vento gelido. È spiazzante passare tra poli opposti nell’arco di un frangente limitato, un’esperienza in apparenza banale, ma che per il modo in cui accade può divenire affascinante.

Allo stesso modo ci si può ritrovare in balia di un suono che gradualmente muta muovendosi tra atmosfere divergenti, un flusso sensoriale in costante trasformazione, coerente e privo di cesure, a cui abbandonarsi totalmente seguendone le suggestioni. Sono esattamente queste le coordinate alla base dell’itinerario di esordio di That Wich Is Not, neonato progetto che vede insieme Nicola Fornasari (Xu, Xu(e), La Petite Vague) e Pier Giorgio Storti (Morose, Belaqua Shua).

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Black Country, New Road – For The First Time

Emanuele Chiti per TRISTE©

C’è sempre una prima volta per tutto, come del resto c’è sempre un’ultima volta per tutto. C’è una prima volta in cui una persona decide di suonare uno strumento, o che i genitori impongano a quella persona di suonare quel tale strumento (e in quel caso spesso non va bene: potresti finire a suonare cose che non vuoi suonare perché è giusto così, la pressione sociale sin da piccolo ha voluto questo).
C’è una prima volta in cui un insieme di persone decide di formare una band e cominciare a suonare insieme. C’è una prima volta in cui quelle persone scelgono il nome della band, e non posso che stimare chi sceglie un nome inusuale e con una virgola in mezzo.

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Maria bc – Devil’s Rain

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Lo scorso anno, all’inizio del lockdown, come molti avevo pensato che alla fine questa pandemia mi avrebbe permesso di “recuperare del tempo”.

Dedicarmi a quello che era stato lasciato indietro: cose di lavoro, cose personali, progetti, libri, dischi. Devo dire che fino all’estate 2020 è stato effettivamente così, avevo effettivamente recuperato molte cose ed iniziate altre che, forse, senza questa pausa “forzata”, non sarei riuscito a fare.

Ora no. Ora non ce la faccio più. Le cose da fare si sono aggiunte una all’altra e rimane solo la sensazione di “perdere molto tempo”. Le cose mancanti sono ora più forti: viaggi, concerti, parenti e amici lontani, solo per fare un brevissimo elenco. La sensazione è quella di andare sempre più di corsa, nonostante, di fatto, non si possa che stare pressochè fermi.

Certo il fatto che stia ristrutturando casa non aiuta a diminuire lo stress. Ma almeno posso pensare che per questo motivo sarei stato “bloccato” comunque.

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