Lean Year – Sides

Peppe Trotta per TRISTE©

È ormai chiaro quanto l’irruzione della pandemia abbia determinato un punto di svolta nelle nostre vite e non manca giorno in cui questo non venga ribadito.
Sono innumerevoli le attività bloccate – in molti casi definitivamente affossate – e rimandate a data incerta.
Soffermandoci all’ambito musicale basti pensare a tutti i concerti annullati e ai dischi posticipati per questioni operative e logistiche. Allo stesso modo lo stravolgimento vissuto – e probabilmente non ancora superato – ha inciso in modo determinante su tanta produzione artistica in riferimento alle tematiche affrontate, permeandone le atmosfere risultanti.

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Suede – Autofiction

Francesco Giordani per TRISTE©

Scarabocchio appunti camuffati da traballanti ragionamenti intorno al nono album in studio degli Suede, che esce in questi giorni e, nell’accavallarsi di idee e ricordi, mi torna in mente un diabolico quanto inconfutabile sillogismo. Lo lessi per caso anni fa, a margine del glorioso ritorno discografico dei Londinesi, quel Bloodsports che nel 2013 ne riaccese, contro ogni più roseo pronostico, l’astro tuttora fiammeggiante. La formula del sillogismo recita così, testualmente: “La decadenza a un certo punto dovrebbe decadere. Con la decadenza è scacco matto. Se vai avanti a cantarla non era vera decadenza. Se decade era vera decadenza, ma non c’è più e non devi esserci più tu.”

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Sun’s Signature – Sun’s Signature

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche giorno fa (il 29 Agosto, per essere precisi) il social network di riferimento della generazione X (pieno anche di boomers, devo ammetterlo) era inondato di auguri per il compleanno di Elizabeth Fraser.

Così, dopo averla venerata per quarant’anni, ho scoperto che la donna con la voce più celestiale del pianeta ha solo pochi anni più di me.
In realtà non mi ero mai posto la domanda sulla sua età, né su qualsiasi altra cosa che riguardasse la sua natura terrena: mi è sempre sembrato superfluo, quasi blasfemo, indagare sulle cose terrene di questo essere ultraterreno.
Eppure anche Liz, a quanto pare, è un essere vivente e non un angelo (anche se ascoltandola cantare non si direbbe) e, come per tutti gli esseri viventi anche per lei (così come per gli stonati) il tempo passa, inesorabile.

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Bubble Tea And Cigarettes – There’s Nothing But Pleasure

Tiziano Casola per TRISTE©

Si dice spesso che iscriversi all’università sia un modo per mantenersi irresponsabili, per rimandare il più possibile la mannaia dell’età adulta, che ormai, tolti di mezzo riti di passaggio del passato, come la leva militare o il matrimonio, coincide il più delle volte con l’ingresso nel mondo del lavoro. Sia che si tratti di una carriera stimolante e ricca di impegni, sia che si tratti della più drammatica necessità di dover in qualche modo arrivare a fine mese, dal mio punto di vista, quello cioè di uno che si appresta a recensire il disco dei Bubble Tea And Cigarettes, tra le due situazioni non c’è differenza alcuna, perché ad interessarmi è quello che questi due poli opposti hanno in comune: la mancanza di tempo da perdere in affari non produttivi.

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Working Men’s Club – Fear Fear

Francesco Giordani per TRISTE©

Prima di salutare lettrici e lettori e tuffarmi nella meritata tregua agostana -troppe ne abbiamo avute anche quest’anno, fra varianti “omega”, guerre mondiali sfiorate, crisi di governo al solito puntuali come un vitalizio e non è neppure finita… -, mi piace raccomandare, a mo’ di compito per le vacanze delle nostre orecchie, l’ascolto di Fear Fear, secondo album dei Working Men’s Club.

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