Warm Morning Brothers – Not Scared Anymore

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ho la cattiva abitudine, la mattina, subito prima di immergermi nel lavoro, di fare un rapido giro sui social network.
Dico cattiva perché, nella maggior parte dei casi, leggo solo cose che mi fanno innervosire: violenza verbale, superficialità, cafonaggine, trash spinto, banalità assortite e qualche simpatica fake news, così tanto per gradire.
Per iniziare bene la giornata, invece, farei bene a rifugiarmi da subito nella musica.
E non solo perché la musica è per me da sempre una vera e propria panacea che riesce a lenire ogni mia angoscia e ogni mia inquietudine, ma perché nella mia “bolla” ci sono anche tanti musicisti che amo e che seguo da tempo che sono persone positive, pacate, ragionevoli e così piene d’amore da sentire la necessità di condividerlo con gli altri.

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Daniel Blumberg – On&On

Peppe Trotta per TRISTE©

Il caso non esiste.
Alcuni incontri, che si tratti di persone o luoghi, di visioni o suggestioni, sono ineluttabili.
C’è una forza interiore ignota che ci spinge verso di essi e qualsiasi interferenza può solo rallentare l’attimo del contatto, senza però riuscire mai a cancellarlo o a renderlo meno vivido ed intenso.

Quando due anni fa è stato pubblicato, il brillante esordio solista di Daniel Blumberg mi era passato davanti quasi inosservato, mi aveva incuriosito ma non mi ero soffermato.
Dopo molti mesi ci sono nuovamente inciampato, quasi per caso, e l’impatto è stato dirompente.

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Mt. Doubt – Doubtlands

Francesco Amoroso per TRISTE©

Si dice che l’età non sia solo una questione anagrafica.
Eppure, a giudicare da come mi sento quando mi alzo la mattina, forse l’assunto è falso.
Tuttavia l’entusiasmo che provo ogni volta che scopro una nuova band, posso assicurare, è esattamente lo stesso che provavo qualche decennio fa, quando alzarsi dal letto la mattina era ancora … un gioco da ragazzi.

Nei primi giorni del lockdown (riusciremo mai a scrivere nuovamente una recensione senza nominarlo?) mi sono dato all’ascolto compulsivo di novità e, grazie alla mia sottoscrizione con la magnifica etichetta scozzese Last Night From Glasgow che, periodicamente, oltre alle sue ultime uscite discografiche su cd o vinile, invia anche singoli brani di artisti del proprio roster, ho ascoltato per la prima volta Mt. Doubt.
Il brano era “Headless”, una ballata rock piuttosto classica, ben strutturata e altrettanto ben cantata, con una produzione pulita e di grande atmosfera. Un bel brano davvero, che mi ha convinto ma non coinvolto.
O, almeno, questa è stata la mia impressione dopo un paio di ascolti.

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Bully – Sugaregg

Emanuele Chiti per TRISTE©

Un recente articolo del New York Times ha dichiarato che il 2020 è stato l’anno che ha segnato il ritorno vincente delle chitarre sul mercato.

Il motivo principale sembra essere stato l’ausilio psicologico che lo strumento con le sei corde ha dato a tante persone che da un momento all’altro si sono ritrovate chiuse in casa e hanno preferito imparare a suonare il più “popolare” tra gli strumenti o ritornare a suonarlo, piuttosto che fare puzzle o disegnare mandala.

Quindi probabilmente il frutto di una sfortunata casualità? Probabile. Ma quello che certamente può essere più interessante è capire se le chitarre possano ritornare ad avere un impatto importante sulla società di massa, o per lo meno una parte minoritaria della società di massa, non tanto i magari pur pregevoli tentativi casalinghi di improvvisazione chitarristica da parte di migliaia di americani e non-americani.

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Jason Molina – Eight Gates

Peppe Trotta per TRISTE©

Io non amo le reunion di band rimaste inattive per decenni, anche se a volte mi sono dovuto ricredere.
Io non amo la tendenza sempre più diffusa di proporre dischi farciti di contenuti aggiuntivi che spesso tolgono incisività ad un racconto, ma a volte devo ammettere che lo impreziosiscono.
E io non amo i lavori postumi che non siano stati pianificati e completati dai loro autori, ma se si tratta di Jason Molina tutto cambia.

Sono passati poco più di sette anni dalla prematura scomparsa del musicista americano e il vuoto lasciato continua ad essere incolmabile, tanto da rendere necessaria una nuova pubblicazione che coinvolge la sua musica, sia che si tratti della riedizione con tanto di inediti di quel capolavoro a firma Songs: Ohia che è “The Lioness”, sia che ci si trovi di fronte ad una raccolta di frammenti e canzoni ripescate da un periodo particolarmente complesso della sua vita.

E così, pur trattandosi di idee incompiute estratte (forse a torto) da una scatola dei ricordi rimasta fin qui seppellita, “Eight Gates” riesce ad assumere pienamente il ruolo di terzo, vero e proprio album a nome Jason Molina, ulteriore testimonianza di un male di vivere che ha scandito in modo incessante la breve esistenza del cantore di Lorain.

Quella malinconia straziante che assume la forma di ballate scarne e dolenti, quell’emozione percepibile in un canto spesso sul punto di spezzarsi, distillate come prezioso antitodo ad un’inquietudine viva e pulsante, sono le costanti di questi nove racconti.
Quasi tutti si presentano quali grezze schegge, poco più di personali appunti appena abbozzati, tranne alcuni in cui suono e voce definiscono una forma essenziale eppure conclusa (“Shadow Answers The Wall”, “Thistle Blue”) da cui la poesia dell’artista si irradia prepotente ed incisiva.

Io non amo le operazioni di ripescaggio, le percepisco come la violazione di un segreto, eppure ringrazio per questo breve viaggio nella memoria di colui che mantenendosi distante da ogni clamore ha saputo regalare tanta bellezza al mondo attraverso la sua musica.