Alex Cameron – Miami Memory

cover Alex Cameron - Miami Memory

Carlotta Corsi per TRISTE©

Facciamo che stai camminando, tranquilla e, mentre sei intenta ad ascoltare le storielle pazze delle sciure che trovi per strada, giri l’angolo e d’improvviso il cielo s’illumina: una palla infuocata che attraversa il buio totale della volta. Vi giuro:  è una cosa che si nota. E fa paura.

Posso onestamente dire che il primo secondo è stato caratterizzato dal terrore, con flashback di momenti significativi della mia vita, come in un film di Aronofsky – bello saturo di emozioni, via.
Subito dopo quell’istante, che comunque è durato davvero poco, ho capito che era semplicemente una “stella cadente”, un po’ più grossa, un poco più vicina forse e più incazzata del solito. Continua a leggere

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Modern Nature – How To Live

Francesco Blasilli per TRISTE©

Non c’è parola più semplice e appropriata per definire How To Live, lavoro d’esordio dei Modern Nature: AFFASCINANTE.

E non poteva essere altrimenti, considerando i componenti del progetto musicale che vede protagonisti Jack Cooper (Ultimate Painting), Will Young (Beak) e Aaron Newu (Woods), con la partecipazione di Jeff Tobias al sassofono.

Il risultato è un pop elegante e ipnotico, a tratti visionario – a tratti un po’ snob – che di certo non può piacere a tutti, soprattutto al primo ascolto. E che di certo non vuole piacere a tutti.

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Whitney – Forever Turned Around

Whitney

Francesco Amoroso per TRISTE©

Alcuni album sembrano nati per fare da colonna sonora a una stagione ben precisa: ci sono quelli uggiosi e autunnali, quelli sfrenati ed estivi, quelli perfetti per scaldare le gelide notti invernali. Esistono i dischi per l’alba, per il tramonto e quelli notturni, gli album per curare le ferite e quelli per lasciarsi andare.

Eppure le uscite discografiche di tutto questo se ne fregano e seguono molto raramente una logica che non sia di natura commerciale (o dettata dalla contingenza e dalle esigenze delle case discografiche).

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Belle And Sebastian – Days Of The Bagnold Summer

Days Of The Bagnold Summer

Francesco Amoroso per TRISTE©

Fino a qualche anno fa i fumetti venivano giudicati un prodotto sottoculturale, fatto per bambini e senza alcuna pretesa artistica, a volte addirittura diseducativi: chi, come me, ha qualche primavera sulle spalle ricorderà sicuramente di essere stato, almeno una volta, apostrofato da un genitore o da un nonno: “Ancora a perdere tempo a leggere i fumetti? Inizia a leggere libri veri”.

Sembra ieri. Eppure ne è passata di acqua sotto i ponti.
Da tempo, ormai, il fumetto ha cambiato target, rivolgendosi spesso agli adulti, è assurto a opera d’arte e il suo fratello più maturo, la (o il) Graphic Novel (cui, però, i veri appassionati di fumetti non riconoscono un’autonomia rispetto al fumetto in genere) è pressoché unanimemente equiparato alla letteratura.

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The Murder Capital – When I Have Fears

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Francesco Giordani per TRISTE©

I dublinesi Murder Capital rischiano seriamente di rivelarsi autori del miglior esordio “rock” (virgolette ormai d’obbligo) di questo 2019. Ad insidiarne il primato forse solo i concittadini -e patrocinatori- Fontaines D.C., a riprova di una primavera tutta irlandese di nuove band cui sempre più va affidandosi il canto (del cigno? speriamo di no!) di una certa idea (post)punk di resistenza “attiva” alle molte, troppe, incertezze e mezze verità del tempo presente.

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Fergus – Three Of Swords

Fergus Three Of Swords

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante volte vi è capitato di non impegnarvi pienamente in una relazione per paura che l’altra persona potesse deludervi? Quante volte avete avuto paura di supportare una causa, temendo che si sarebbe potuta rivelare una scelta sbagliata?

I dubbi, i timori, le paure sono spesso alla base delle nostre (non) decisioni. E le decisioni (non) prese per paura sono spesso quelle peggiori.

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Peaer – A Healthy Earth

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Nel bellissimo Il gesto e la parola, Leroi-Gouhran descrive le scoperte tecnologiche dai primi ominidi sino ad homo sapiens come continue “liberazioni” che hanno dato la possibilità ddi esternalizzare e semplificare alcune pratiche, guadagnando così tempo e risorse mentali per dedicarsi a sempre più complesse e sofisticate forme di ragionamento.

Ad un certo punto della nostra storia più recente le scoperte tecnologiche, sebbene non nella loro intierezza, sembrano aver virato dall’essere soluzione a problemi per diventare generatrici di bisogni e pericoli.

Per la prima volta, l’uomo sembra essere succube delle sue stesse creazioni invece che far leva su di esse per rendersi più libero.

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