Alex Pester – Lover’s Leap

Francesco Amoroso per TRISTE©

La gioventù è quel momento della vita di una persona che si colloca tra due momenti fondamentali: l’infanzia e l’età adulta. E’ una definizione vaga e non è possibile stabilire una data d’inizio e una di fine per questo periodo dell’esistenza che, quasi sempre, si rivela decisivo per la formazione della personalità. Una volta i confini erano più chiari, esistevano riti di passaggio che definivano i vari momenti della vita, ma la società moderna, laicizzandosi e diventando sempre più basata sull’individuo, ha progressivamente abbandonato i riti di iniziazione.

Oggi si può essere considerati (o ci si può sentire) giovani fino a cinquant’anni, oppure divenire adulti a venti, a seconda delle circostanze e delle attitudini personali.
E’ per questo motivo che nel raccontarvi di Alex Pester tenterò, per quanto mi è possibile, di usare il meno possibile il termine “giovane”.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 47: Lonny

Lonny (crédit Frédérique Bérubé)

Born in the mountains, raised in Paris, developing her musical talents in Quebec, Louise Lhermitte chose the pseudonym Lonny to bring her songs to life: it’s a way to celebrate the loneliness she needs to write, and a sort of tribute to Neil Young’s “Loner”.
The twenty-eight years old Louise-Lonny has already traveled a lot, with her guitar and her violin under her arm, solo or in trio, on many different stages: she studied opera singing and viola since her childhood and always knew that she would choose music to express herself. Her first EP (under the name Lonny Montem), was What kind of music do you play?, out in 2017 and sung in English, but, after returning from a duet tour of Quebec with singer Florent Bertonnier, alias Refuge, she decided to write in French. With, for literary references, artists like Yves Simon, Véronique Sanson or Dominique A, and among his bedside books, Les Nourritures terrestres by André Gide.
Her debut album, Ex-Voto will be out on January 21, 2022.

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Jarvis Cocker – Chansons d’Ennui Tip-Top

Francesco Giordani per TRISTE©

Scrivo queste righe con ancora stampata negli occhi l’impronta vivida delle immagini vertiginose, dei colori saettanti, delle opulente scenografie, ai limiti di un labirinto per le pupille, di The French Dispatch.
Decima pellicola del genio texano Wes Anderson che è giunta nelle sale cinematografiche del Belpaese (dove va rigorosamente ammirata) in queste settimane e che perciò mi guardo bene dal raccontarvi, considerato anche l’intricatissimo groviglio di trame e intrecci che l’avviluppa nel suo scintillante, umanamente davvero non riassumibile, arabesco.

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Myriam Gendron – Ma Délire – Songs Of Love, Lost & Found

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mai avrei immaginato quando, una trentina di anni fa, ho iniziato a scrivere e parlare di musica, che avrei finito per citare il Papa. E, ancora di meno avrei pensato di citare il Papa che cita Mahler!

Eppure non ne posso fare a meno perché il buon Francesco e, prima di lui, Gustav Mahler hanno detto: “La tradizione è la salvaguardia del futuro e non la custodia delle ceneri“. Probabilmente il primo si riferiva alle tradizioni della chiesa, mentre il secondo, pur parlando di musica, per ovvie ragioni anagrafiche (seppure per pochi anni) non aveva certo in mente il folk della tradizione.
Tuttavia la frase si presta a descrivere in maniera pressoché perfetta l’operazione che la canadese Myriam Gendron ha portato avanti nel suo nuovo album, Ma Délire – Songs Of Love, Lost & Found.

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David Christian And The Pinecone Orchestra – For Those We Met On The Way

Francesco Amoroso per TRISTE©

This is not a surrender or a farewell

Esistono legami tra esseri umani che non è sempre facile definire. Affetti, amori, semplici affinità, quiete passioni o pura ammirazione da lontano.
Non serve neanche un contatto diretto per sviluppare queste quasi indefinibili forme di connessione. Basta sentire che i cuori e le anime vibrino alla stessa frequenza perché si crei un nodo che il tempo e le circostanze non riusciranno a sciogliere.

E’ raro che accada, ma quando accade ci si sente arricchiti e appagati.
Nel mio caso (ma sono certo anche nel vostro) è stata spesso la musica il tramite per formare alcune relazioni elettive.
Una di queste è quella che porto avanti (in maniera del tutto unilaterale, almeno fino a quando non ho avuto il grande piacere di intervistarlo) con David Feck, artefice principale dell’epopea minore dei londinesi Comet Gain.
Oggi questo straordinario artista (che probabilmente si schermirebbe se provassi a definirlo così in sua presenza) debutta con un album solista, For Those We Met On The Way, che rinnova, anzi rafforza, quell’indefinibile, eppure fortissimo, legame.

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