Pictish Trail – Thumb World

thumb world

Giulia Belluso per TRISTE©

Sono le 2 e 30 del mattino e sono appena rincasata.
Mi dirigo verso il balcone e mi stendo per terra a guardare le stelle. Sono decisamente alticcia. Tutto intorno a me gira e sembra che io possa toccare le stelle con una mano.
Con me ho il mio fedele amico felino di nome Hermes, che continua a danzare sulla schiena, stirando i muscoli e facendo le fusa.
Credo che anche lui abbia percepito la melodia che ho in testa.

Aspettatevi rapimenti di quarto tipo, sesso spaziale, pollici opponibili antropomorfi, percorsi acidi e un caleidoscopico viaggio psichedelico-bucolico.

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Tan Cologne – Cave Vaults On The Moon In New Mexico

cave vaults

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non sempre le connessioni che si creano nella nostra mente sono immediatamente comprensibili, del resto “un uomo non riesce a conoscere la propria mente perché la mente è tutto quello che ha per conoscerla”.
Eppure dovrebbe costituire una sorta di dovere morale, se non un vero e proprio obbligo sin dalla più tenera infanzia, perdersi nelle concatenazioni dei nostri pensieri più reconditi che spesso ci permettono di collegare fatti e circostanze lontanissimi, sensazioni e sentimenti opposti, opere d’arte apparentemente antitetiche, permettendoci in tal modo di allargare i nostri orizzonti mentali e materiali.

E’ accaduto così, in maniera solo in parte conscia, che l’ascolto di “Cave Vaults On The Moon In New Mexico”, l’esordio del duo Tan Cologne (proveniente, guarda caso, dal New Mexico), mi ha fatto tornare in mente un romanzo di abbacinante bellezza e annichilente crudeltà, letto tanti anni fa: “Meridiano di Sangue” di Cormac McCarthy.

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Isobel Campbell – There Is No Other…

isobel campbell - there is no other

Fiamma Giuliani per TRISTE©

A volte la lingua inglese ci regala termini stupendi e di non facile traduzione, se non usando perifrasi o complessi verbali che non rendono comunque il significato.
Una di queste parole è “mellow”, che solo a sentirla evoca una dolce morbidezza, un senso di delicato rilassamento e di calore e ha un’aura carezzevole e avvolgente.

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The Innocence Mission – See You Tomorrow

cover the innocence mission - See You Tomorrow

Francesco Amoroso per TRISTE©

In uno straordinario romanzo che ho letto di recente (“Un Uomo di Passaggio” di Ben Lerner) uno dei protagonisti sosteneva in maniera veemente come l’associazione spesso automatica tra sperimentazione e sinistra fosse un assunto del tutto semplicistico, visto che, in realtà, spesso i maggiori innovatori in campo artistico fossero stati fascisti in prima persona o simpatizzanti del fascismo, e sosteneva che il vero compito dell’arte, anziché innovare a tutti i costi, fosse quello di ristabilire forme complesse e durature come alternativa alle “levigate superfici a perdere della cultura mercificata”.

Almeno, è quello che mi è sembrato di capire. Nella mia semplicità, tuttavia, questo ragionamento è riuscito a riconciliare le mie idee (ormai solo vagamente) progressiste con la mia passione per la musica più semplice ed essenziale.

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Dakota Suite & Quentin Sirjacq – The Indestructibility Of The Already Felled

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Peppe Trotta per TRISTE©

Trovarsi in mezzo alla folla e riconoscersi, sentire immediata un’empatia calda e penetrante percependo che chi si ha di fronte diverrà una parte imprescindibile del proprio essere.

Non è certamente qualcosa che accade spesso nella vita eppure succede, segnando la nostra esistenza in modo profondo.
Che si tratti di passione o amicizia poco importa, l’essenziale è la portata emozionale che quel sentimento esprime.

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Deserta – Black Aura My Sun

Deserta - Black Aura My Sun

Marco Bordino per TRISTE©

Il primo disco del progetto Deserta, uscito all’inizio del 2020 per Rough Trade, è stato composto, registrato e prodotto da un unico artista, Matthew Doty.
Il “ragazzo” californiano ha un discreto passato alle spalle: fondatore dei Saxon Shore, band post-rock degli anni 2000, e collaboratore di un certo padregiovanninebbioso.
Insomma il curriculm c’è.

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Sarah Mary Chadwick – Please Daddy

cover Sarah Mary Chadwick - Please Daddy

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Era inizio giugno: Alex Morelli, da New York a Cosenza, mi consigliava il nuovo album dei Palehound, la Redazione approvava e il disco era impertinente e sfrontato come sognavo l’estate.

La recensione iniziava così:
“And if you quit smoking

Will you just start drinking?”
(Company – Palehound)

Cosa abita lo spazio intimo che si apre tra lo smettere di fumare e il cominciare a bere?
Cosa resiste in quel brivido temporale che unisce il non ancora con il non più e nel quale si intravede, come in una dissolvenza incrociata, un po’ di possibile?
Ho letto che è l’articolazione dei vuoti a determinare la struttura dell’organismo (cfr. un
organismo architettonico).
Per similitudine si potrebbe dire che è soprattutto quello che di noi stessi non sappiamo
che ci definisce, ed è negli altri che cerchiamo l’emozione rimasta in noi incomprensibile*,
confidando che quella zona di non-conoscenza possa chiarirsi nello specchio dell’altro.
Così, esitando sulla soglia di quel vuoto preindividuale, ascolto le prime note di Black
Friday, terzo album del trio canadese guidato da Ellen Kempner alla chitarra e alle parole.
[…]
(*G. Agamben – Profanazioni, Genius, pp. 7-18.) -“

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