Paolo Bardelli – 1991. Il Risveglio del Rock (Intervista esclusiva)

Francesco Giordani per Triste©

Nel 1991 avevo sei anni e l’unico ricordo che serbo di quell’anno è inevitabilmente legato al mio brillante debutto nella scuola elementare. Invidio dunque chi all’epoca di anni ne aveva magari anche dieci più di me e poteva dunque viversi le sue strabilianti epifanie musicali (e che epifanie, come vedremo…) rigorosamente “in tempo reale”, fra riviste, negozi di dischi, programmi radiofonici o televisivi, cassettine duplicate con tracklist diligentemente redatte a penna.

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Eddie Argos – I Formed A Band (intervista esclusiva)

Francesco Giordani per Triste©

La vita è tutto quello che ti succede quando non riesci a dormire, titola la recente (e prevedibilmente dal sottoscritto raccomandatissima) raccolta di scritti di Fran Lebowitz, con ogni probabilità la più celebre non-scrittrice vivente della letteratura americana – la sua ultima riga pubblicata risale al 1981 ma questo conta assai poco, provare la docuserie Una vita a New York per credere.
Tuttavia nel caso di Eddie Argos sarebbe opportuno correggere la massima lebowtiziana facendola pressappoco suonare così: “La vita è tutto quello che ti succede quando non stai sentendo un disco”. O, meglio ancora: “La vita è tutto quello che ti succede mentre stai cercando di formare una band”.

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David Keenan – Memorial Device

Francesco Giordani per TRISTE©

“La musica vale sempre più della vita, mi ha scritto. Qualcosa gli aveva fatto cambiare idea. Il dovere della vita è essere all’altezza della musica, ha scritto. Quand’è che la vita è alla pari con la musica, se non nei ricordi, se non nei sogni?”

Grazie alle neonate edizioni Double Nickels, anche il lettore italiano può finalmente perdersi tra le memorabili – si perdoni il gioco di parole – pagine di Memorial Device, singolarissimo romanzo di David Keenan, apparso in Gran Bretagna nel 2017 con il titolo This is Memorial Device. Già firma di punta di The Wire – a lui si deve, pare, il conio di termini di gran fortuna critica come “freak-folk” e “hypnagogic pop” -, Keenan è autore di una multiforme opera letteraria, che dalla storiografia musicale (England’s Hidden Reverse, su Current 93, Coil e Nurse With Wound) si è poi progressivamente aperta al racconto di finzione.

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Giuliano Ciao – Flavio Giurato. Le gocce di sudore più duro

Francesco Giordani per TRISTE©

Penso di non essere stato il solo ad avvertire, in questi anni, l’esigenza di un studio serio e criticamente soddisfacente dell’opera di Flavio Giurato, che, più che collocarlo all’interno di un canone ufficiale o di un’ipotetica storia della canzone italiana, ne riportasse in piena luce l’originalità, la grandezza e la profondissima libertà. Quel libro, lungamente vagheggiato, ora esiste davvero, si chiama Flavio Giurato. Le Gocce di Sudore più Duro e porta la firma di Giuliano Ciao.  Un’opera densa, piacevolmente “smisurata”, frutto di anni di lavoro, che si distingue dal brusio della contemporanea pubblicistica di argomento musicale non solo per il formidabile livello di ricerca e approfondimento critico propugnato dall’autore, ma anche e soprattutto per la raffinatezza stilistica della sua scrittura.

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Ian Penman – Mi Porta a Casa, Questa Curva Strada

Francesco Giordani per TRISTE©

“Come si fa a rendere lʼidea di tutte le tagliole e i banchetti, le vette e le trappole, di una vita difficile ma, a intermittenza, gioiosa come quella di Parker? Entri in scena, soffri e dai forma a qualcosa di talmente espressivo, dalla tecnica talmente feroce, dalla sensibilità emotiva talmente spiccata, che qualunque necessità di dilungarsi negli “ah, tra lʼaltro” delle note a piè di pagina scompare.”

Il “timbro” specifico di Ian Penman risuona già in tutta la sua lampante chiarezza nel titolo che il critico inglese ha scelto per questa sua seconda raccolta di saggi critici –e prima tradotta in Italia, per felice iniziativa di Atlantide, in 999 copie numerate. It gets me home, this curving track è infatti un musicalissimo verso del supremo poeta britannico Wystan Hugh Auden che tuttavia, come Penman stesso esplicita nella prefazione, può essere percorso anche in un senso sensibilmente divergente dal letterale: quella track potrebbe infatti rivelarsi il solco di un disco che gira e che, nel suo girare, scrive Penman, “ha davvero il potere di farci sentire in una specie di casa”. Quale altro critico musicale affiderebbe oggi la soglia di un suo libro al segreto ineffabile della poesia?

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