Epic45 – Cropping The Aftermath

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Sarà che quest’anno ho tagliato un traguardo di quelli pesanti, sarà che, intorno a me, continuano a cadere come mosche tutti gli idoli della mia gioventù, ma mi rendo conto di stare diventando, anche in ambito musicale, sempre più nostalgico. E non mi piace.
Mi commuovo (fino alle lacrime) quando mi capita di ascoltare brani degli anni ottanta e degli anni novanta e rimango sempre più freddo di fronte a canzoni nuove, anche a quelle che, fino a ieri, mi avrebbero sconvolto o emozionato.
Credo che sia un sintomo molto evidente di una malattia grave, ma purtroppo inevitabile: si chiama vecchiaia (e, per quanto detestabile, tutto sommato è auspicabile arrivare a contrarla, magari il più tardi possibile).

Per fortuna questo morbo non ha ancora corroso del tutto la mia passione per la musica e, ancor più fortunatamente, esistono ancora artisti e band contemporanee che riescono a toccare le mie corde più profonde, anche grazie alla sottile nostalgia che è insita nella loro proposta musicale.
Tra queste band un posto importantissimo nel mio cuore occupano, senza dubbio, gli Epic45.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 4: New Adventures in Lo-Fi

New Adventures in Lo-Fi

Before blowing out 10 candles, New Adventures in Lo-Fi are back with a brand new song. Started as a solo Turin based project, they are now a stable three members band: Enrico, Michele and Ettore released “Indigo”, a guitar-based and nostalgic indie rock record – an unusual sound for an Italian band – just two years ago, and today, along with their mixtape, they present the video-premiere of their latest “Double Negative”. The recipe remains intact: an intimate songwriting for a bittersweet and melancholy sound, as if the 90s emo scene met autumn sadcore halfway.

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Amaarae – The Angel You Don’t Know

Carlotta Corsi per TRISTE©

È difficile in questo momento, credo, per qualsiasi ragazza o donna affacciarsi al mondo con la propria più pura e fragile essenza.
E anche se “questo momento” dura da troppo tempo ormai, sento che siamo ad un punto di snodo importante.
Per quanto ci sia un’estrema maggioranza di spinte femministe in ognuna di noi, mi sembra di trovare poca coesione e tanto pregiudizio l’una verso l’altra.

Non nego, io stessa ho ancora dei grossi scivoloni d’ipocrisia e di tanto in tanto mi ritrovo ad essere parte integrate di questo brutto sistema di oggettificazione dei corpi e questo mi fa così arrabbiare, soprattutto perché so come ci si sente quando quel corpo è il tuo.
Sin da piccole, siamo state abituate a giudicarci e chiamarci con nomignoli, finendo per cadere facilmente nel luogo comune, continuando a farlo anche da adulte.

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Jessica – The Space Between

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Quando ero bambino viaggiare non era una cosa così scontata come oggi (o, almeno, come è stato fino a febbraio del 2020). Fare lunghi viaggi intercontinentali era un sogno che non tutti riuscivano a realizzare e molti neanche a concepire.
Personalmente, non ho mai capito veramente il perché, il mio viaggio dei sogni è sempre stato verso l’Australia: mi affascinavano, credo, gli spazi immensi, il fatto che ci fossero territori ancora inesplorati, i canguri, i coccodrilli e il diavolo della Tasmania.

Col tempo, poi, ho cominciato a scoprire di più su quella immensa e per noi lontanissima nazione: una terra vasta, inospitale e affascinante, popolata dai discendenti di ex galeotti, scenario perfetto per epopee epiche e racconti di frontiera, per emozioni forti e paure ancestrali.
E, inevitabilmente, ho imparato ad apprezzarne anche la musica, tanto che molti dei miei idoli musicali di allora provenivano proprio da down under (Nick Cave, i Go Betweens e i Triffids, per citarne solo alcuni).

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King Hannah – Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Quando ho ricominciato a fare radio per la prima volta dall’avvento di internet (tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 la situazione era decisamente differente) ho preso l’abitudine di passare molto tempo in rete alla ricerca di band e artisti sconosciuti o all’esordio, da passare nella mia trasmissione.

Era, naturalmente, un modo per avere sempre contenuti freschi e non scontati, ma anche una buona scusa per scoprire cose nuove prima che ci arrivassero gli altri (e potermene, magari anche solo tra me e me, vantare un po’).
L’abitudine è divenuta così radicata che anche adesso che non frequento le radio da un po’, continuo a cercare e ascoltare band nuove, brani di artisti all’esordio, proposte musicali che arrivano da etichette e webzine di cui ho imparato a fidarmi.

Ogni tanto arriva il colpo di fulmine. Con Crème Brûlée dei King Hannah è andata esattamente così.

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