Julia Jacklin – Crushing

a1214435828_10Francesco Amoroso per TRISTE©

Lungi da me introdurre l’argomento Sanremo su queste pagine. Tuttavia è stato inevitabile, in questi giorni, leggere della polemica che ha accompagnato le affermazioni di un sedicente cantante italiota il quale ha affermato che “la voce maschile è più armoniosa e gradevole rispetto a quella femminile” e che “le voci femminili aggraziate, belle, dolci sono sicuramente poche, molte di meno di quelle maschili”.
L’affermazione mi ha lasciato basito. Ho pensato alle incredibili voci femminili che in tutti questi anni hanno definito i miei ascolti, facendomi sognare, cullandomi, caricandomi, raccontandomi tanto di loro, di me stesso e del mondo in cui viviamo.

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Tiny Ruins – Olympic Girls

Olympic Girls
Francesco Amoroso per TRISTE©

Ieri mi trovavo, per lavoro, nella cittadina dove ho passato la mia adolescenza e dove torno regolarmente da quando, venti anni fa, l’ho lasciata. Di solito frequento sempre le stesse zone e sono piuttosto indaffarato. Ieri invece, dovendo ammazzare un po’ di tempo tra un impegno e l’altro, mi sono ritrovato, (forse) per caso, a guidare nella zona dove sorge l’edificio nel quale ho frequentato il primo anno delle scuole medie. E’ composto da due bassi corpi di fabbrica, situato alla fine di una strada senza uscita e chiaramente destinato, in origine, ad abitazione. Probabilmente non ci passavo da quando, alla fine di quell’anno, ci trasferimmo nella nuova sede, appena costruita.
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Massimo Volume – Il Nuotatore

Francesco Giordani per TRISTE©

Non ricordo esattamente il giorno in cui imparai a nuotare. Mi sembra, in sostanza, di saperlo fare da sempre.

Eppure ricordo il giorno in cui pedalai per la prima volta senza le rotelline laterali di supporto oppure quando imparai a memoria la prima declinazione latina, così rosa e rotonda. Ricordo esattamente il mio primo giorno di lezione all’università (si parlava di Adorno e di Minima Moralia), il pomeriggio in cui lessi la mia prima poesia di Rimbaud o quando vidi per la prima volta un videoclip dei Blur su MTV.

Malgrado tutto questo, con mio sommo rammarico, non ricordo la mia prima nuotata. Il che è assai strano avendo io iniziato a frequentare le piscine abbastanza presto, durante le scuole elementari, e potendo peraltro vantare una fulminea (quanto, in tutta franchezza, dimenticabile) carriera di poco ispirato pallanuotista.
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Josin – In The Blank Space

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Ricordo che quando ero più giovane (quantomeno anagraficamente, visto che qualcuno direbbe che giovane non lo sono mai stato) avevo del tempo “libero”.

Tanto libero da necessitare uno sforzo attivo per essere riempito. O libero davvero da tutto. Libero per poter essere riempito col pensiero.

Oggi invece nemmeno una attesa del tram (lunghissima) sembra essere davvero priva di contenuti, riempita forzatamente da quello che verrà dopo o dalle notifiche del cellulare.

Quel tempo ormai andato è nel mio ricordo spesso associato alla musica. E in molti casi a quella dei Radiohead, che hanno accompagnato gran parte della mia crescita. Oggi i Radiohead sono il passato, così come la sensazione di relax data dai tempi (e dagli spazi) vuoti.

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James Yorkston – The Route To The Harmonium

Peppe Trotta per TRISTE©

La vita accade.

A noi tocca esserci e sentirci sempre pronti ad assaporarla in ogni sua sfumatura, cercando di trattenere qualcosa da ogni frangente, che sia profondamente doloroso o immensamente gioioso.

Ad un certo punto poi quasi inevitabilmente avvertiamo la necessità di tirare il fiato, fermarci, lasciare correre lo sguardo verso l’orizzonte mentre le immagini del passato scorrono ricostruendo il percorso compiuto. Cerchiamo di riconoscerci, di capire cosa siamo diventati e lo facciamo per proseguire la nostra costante ricerca di una pace interiore che ci faccia sentire in armonia col mondo.

Fondamentale diventa trovare un luogo che sentiamo giusto, un angolo di mondo nel quale riuscire a trovarci in piena sintonia con noi stessi.

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William Tyler – Goes West

Agnese Sbaffi per TRISTE©

“Gennaio è stato un anno lunghissimo” (devo averlo letto qualche giorno fa in giro su facebook) e io l’ho passato per metà a letto influenzata.

Dai traballanti e ariosi infissi in legno dell’appartamento in cui vivo si sente forte il fruscio degli alberi scossi dal vento. O così ascolto immaginando il mondo fuori, confondendo il rumore delle ruote delle automobili che passano sulle pozzanghere.

Una volta, a casa di un’amica che affaccia sul deposito Atac di Piazzale Prenestino, scambiai il rumore di una leggera pioggia estiva mista al traffico di treni e macchine, col gorgoglìo di ruscelli, fontane e cinguettii di uccelli di un tipico giardino tropicale del Sud America.
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Steve Gunn – The Unseen in Between


Alberta Aureli per TRISTE©

I don’t like to put myself on this pedestal or anything like that.

C’è una foto piccola di Lansdowne, Pennsylvania dove Steve Gunn è nato.

Al centro della foto un fiumiciattolo circondato da Salici e Pioppi, fronde gialle colorate d’autunno. In fondo, a sinistra, il greto e i tralicci bassi.

Puoi immaginare a piacere la strada vicina e un ragazzo in bicicletta, stivali di gomma alta, un pub mezzo vuoto o un racconto di Carver intero.

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