Khruangbin – Mordechai

Mordechai

Carlotta Corsi per TRISTE©

È ufficiale: è estate.
Come tutte le estati che si fanno attendere (questa forse un po’ più delle altre) ci sono tutta una carrellata di aspettative, legate alla longevità della luce, alla possibilità di prenderti quella pizza fuori in giardino, a quei weekend tra mare e birra che non ricordi più se galleggi nell’alcol, che poi immancabilmente si trasformano in ore di sonno bruciate dal caldo, zanzare e liquidi fluorescenti spruzzati su braccia, gambe e ombelico e domeniche paurose su una spiaggia tra insolazione e congestione.

Ma l’estate è bella.
In estate ti sembra di sognare ad occhi aperti e ti sembra che ogni giorno sia il giorno giusto per partire e fare un viaggio.
Che poi è l’unica cosa che ci è stata limitata, almeno per quest’anno, senza contare le fiamme e il permafrost.

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Sweet Whirl – How Much Works

sweetwhirl

Francesco Amoroso per TRISTE©

Provo quotidianamente a combattere la disattenzione, la fretta, la superficialità con cui oramai ascolto la musica, ma di solito ne esco miseramente sconfitto.

Ogni giorno ascolto nuovi album, nuovi artisti, decine e decine di nuove canzoni mentre faccio altro (si deve pur portare il pane a casa…), distrattamente, con la mente che è costretta a concentrarsi altrove e con la musica che diventa solo un sottofondo, spesso piacevole, ma quasi trascurabile.

Ho addirittura preso la pessima abitudine di caricare tutte le nuove uscite sul mio lettore e ascoltarle in shuffle, nella speranza che, nel flusso ininterrotto di musica che si riversa attraverso gli auricolari, qualcosa attiri la mia attenzione, mi incuriosisca.

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Epic45 – We Were Never Here

cover

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante volte avete sentito paragonare le immagini, dovute al lockdown, di desolati monumenti di solito affollatissimi, di città svuotate, di lungomare spettrali, della natura che comincia a riprendersi i suoi spazi, a quelle pellicole distopiche nelle quali si racconta il post apocalisse nucleare o l’invasione degli zombie?

Personalmente ne ho perso il conto e ho cominciato a trovare anche piuttosto stucchevole questo genere di narrazione.
La verità è che l’umanità ha continuato a essere presente, seppure ben nascosta dietro finestre e porte chiuse, e quelle immagini, così affascinanti all’inizio, non hanno fatto altro che raccontare una storia a metà: erano una suggestione, appunto, e niente altro.

Le città si stanno ripopolano, i monumenti (presto) saranno di nuovo nascosti dalla folla e dagli schermi dei cellulari, i lungomare saranno presi d’assalto e la natura si ritirerà in buon ordine.
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Nana Grizol – South Somewhere Else

nana grizol

Giulio Tomasi per TRISTE©

Se il precedente album interrompeva un silenzio di sette anni (intervallato comunque da un ep nel 2014), i Nana Grizol questa volta optano per tempi meno dilatati nel dare un seguito a “Ursa Minor” del 2017.
Lo fanno tuttavia con una significativa novità, ovvero l’incidere per la prima volta un’opera lunga non più sotto il marchio Orange Twin Record Company ma riparandosi sotto l’ala protettiva della Don Giovanni Records, la label del New Jersey che insieme alla Arrowhawk Records di Athens co-produce questo “South Somewhere Else”.

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Orlando Weeks – A Quickening

cover Orlando Weeks - A Quickening

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho due distinti ricordi legati ai Maccabees.
Il primo risale al dicembre del 2009. La band di Orlando Weeks apriva allora per gli Editors al Teatro Tendastrisce di Roma (luogo dell’unico concerto italiano degli Smiths, nel 1985, mi piace ricordarlo), durante il tour di In This Light On This Evening, l’album che, complice Papillon, aveva catapultato la band di Stafford molto al di fuori della nicchia indie, in un tempo comunque decisamente più favorevole alle rock band.

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