Molly Burch – Please Be Mine

mollyburch_pleasebemineSara Timpanaro per TRISTE©

Qualche giorno fa ho smarrito l’ennesimo porta tabacco.

E’ diventata una maledizione perché ogni anno ne acquisto uno e finisco per perderlo. Proprio quest’ultimo ha retto 3 traslochi in 3 differenti città. L’ho sempre trovato molto scomodo e lo usavo nell’attesa tra un porta tabacco e l’altro.

Dopo lo smarrimento ho creduto che sarebbe stato meglio non acquistarne più. Non chiedetemi come mai ho associato questa triste storia al senso dall’amore, e come oggi questo verbo così nobile, risuona nella società nel quale viviamo in modo del tutto capovolto.

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Shadow Band – Wilderness Of Love

shadowband_wildernessofloveAlbert Brändli per TRISTE©

Ho circa dieci anni e sono nel mio letto.

Dopo aver visto un film che – certamente – mi ha impressionato, riesco a vedere la sagoma di un figuro che muove la mano con fare minaccioso. Ho paura, ma non mi muovo. Resto lì – tra le mie lenzuola – fermo ad aspettare che qualcosa di spiacevole accada.

Ripensandoci, poi, riuscii a capire che si trattava semplicemente di un gioco di luci e ombre, ma credetemi, passarono delle ore finché non mi addormentai.

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Echo & The Bunnymen – Ocean Rain

echoandthebunnymen_oceanrainFrancesco Amoroso per TRISTE©

Quando eravamo bambini non ci accorgevamo nemmeno del diverso, a meno che qualcuno non ce lo facesse notare. Da preadolescenti, invece, cominciavamo ad avere paura di essere noi i diversi e tentavamo di uniformarci il più possibile al gregge: ci vestivamo tutti allo stesso modo, ascoltavamo la stessa musica, guardavamo gli stessi programmi alla tv.

Poi arrivava l’adolescenza e, per qualcuno, la voglia di trasgredire, di essere unico, di non essere solo un numero in una massa informe di standardizzati ragazzi brufolosi che cominciano ad avere la necessità di una doccia almeno quotidiana.

Durante i miei primi anni di liceo, passati in una provincia conformista e vagamente bigotta (almeno in superficie), questa spinta verso la ribellione (esclusivamente, per me, culturale ed estetica) è stata lungamente combattuta dalla forza uguale e contraria di mostrarmi un bravo ragazzo, uno di quelli che le mamme delle mie “spasimate” potessero apprezzare sin dalla prima occhiata.

Almeno finché non ho incontrato, per interposta persona, Laura.

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Una Mattina TRISTE© – Canzoni per il risveglio e per il raffreddore

unamattinatristeVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Una cosa per cui devo spesso lottare è la definizione di febbre. La maggior parte della gente pensa che la febbre sia uno stato che si raggiunge quando la temperatura corporea supera i 37°.

Non è vero. La febbre si ha con un innalzamento eccessivo della temperatura corporea. Quindi se la mia temperatura di base è 35°, quando arrivo a 36.5 posso dire di stare male.

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Ali Burress – Dwell

aliburress_dwellVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non ricordo tutto dei miei 19 anni.

Finito il liceo avevo iniziato l’Università a Pisa. Ricordo il mio primo esame, Gnoseologia, su testi di Quine e Davidson (filosofi analitici). Ricordo che ancora giocavo a calcio con una certa “professionalità” e che avevo un gruppo con cui suonavo.

Ricordo che come adesso facevo tantissime cose contemporaneamente e che, come adesso, questa cosa mi generava un sacco di stress.

Forse avrei avuto, anche allora, bisogno di ascoltare una voce come quella di Ali Burress.

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Charlie Cunningham – Lines

charliecunningham_linesFiamma Giuliani per TRISTE©

Amo camminare in città.

Anche se a Roma (tra le salite e le discese, le buche, i guidatori indisciplinati e distratti e la segnaletica non sempre evidente) può essere piuttosto pericoloso, soprattutto per chi, come me, anziché concentrarsi sulla strada rischia di perdersi in un particolare o nella musica che sta ascoltando.

Con Lines, album di debutto del britannico Charlie Cunningham, durante uno dei miei tragitti casa/tribunale, ho rischiato di arrivare tardi e di perdermi non solo nella musica, ma anche in un quartiere che conosco piuttosto bene.

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Cate Le Bon – Rock Pool

catelebon_rockpoolVieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Se c’è una cosa che non sopporto sono quei gruppi smaccatamente “retromani” che non riescono a staccarsi di un centimetro da riferimenti (seppur di massimo rispetto) di molti anni addietro.

Certe cose hanno avuto un senso proprio perchè nate in determinati contesti e periodi. E un artista deve, a mio avviso, essere in parte anche interprete dei propri, di tempi.

E poi c’è Cate Le Bon.

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