Primitive Lips

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Crediamo di intenderci;
non ci intendiamo mai.
(Pirandello)

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose, ciascuno il suo.

Nelle mie parole c’è il senso e il valore delle cose come sono nel mio mondo, inevitabilmente diverso da chi le ascolta o le legge con il senso e il valore delle cose che sono nel suo mondo. È un mistero che non si scioglie mai se non con la voglia di trovare una prossimità, se non di senso, almeno di intenti.

E se questa voglia non c’è o non è condivisa? Basta alzare un po’ il volume della musica, chiudere tutto e cercare un momento di pausa. Una bolla sicura in cui rifugiarsi un attimo e fare ordine.

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Frontperson – Frontrunner

Giulia Belluso per TRISTE©

Ed eccoci qui, le lancette un ora indietro, il primo freddo e le foglie color rame cadute per le vie della città.

Il tempo sembra essere scandito da rintocchi veloci che cambiano la temperatura e le stagioni archiviando i gelati sciolti al sole cocente e facendo spazio all’odore di rugiada e al sapore del vino.

Ed è proprio il rintocco di una percussione quello che apre il disco di debutto dei Frontperson, band canadese nata dall’incontro tra Kathryn Calder (voce e tastierista dei The New Pornographers) e Mark Andrew Hamilton (Woodpigeon).

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Bad Sav – Bad Sav

Bad Sav

Francesco Amoroso per TRISTE©

Per quanto una persona non madrelingua possa essere ferrata con l’inglese, ci saranno inevitabilmente molte parole, sfumature, significati reconditi, che gli rimarranno oscuri e incomprensibili.

Il fatto che una parte del significato di quanto fruisco quotidianamente sia lost in translation è una realtà scomoda e fastidiosa della quale, ascoltando per lo più musica cantata in inglese (o in americano, australiano o neozelandese, per quanto come direbbe la Regina: “There is no such thing as ‘American English’. There is English. And there are mistakes.”), mi sono da tempo fatto una ragione.

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Why Bonnie – Nightgown

Giulia Belluso per TRISTE©

Non so voi, ma io in camicia da notte faccio le migliori dormite, le migliori pensate e anche i migliori balletti.

Dopo tutto se Superman era più abile con le mutande sopra la calzamaglia e Batman riusciva a combattere il crimine grazie ad un mantello, non vedo perché anch’io non possa avere un super potere grazie alla mia “divisa” da notte.

E’ con questa stranissima apertura che ho scelto di introdurvi i Why Bonnie da Austin, Texas

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Hilary Woods – Colt

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Ferma nel traffico della tangenziale mi è tornato in mente un gioco che facevo spesso da bambina.

Con penne e matite creavo una specie di rotatoria stradale a forma di esagono allungato, disponevo disordinatamente le mie macchinine all’interno di quel recinto fino a occuparlo tutto, e il gioco era riportare l’ordine e la corretta viabilità del traffico sulla scrivania.

In pratica, inscenavo un maxi ingorgo per poi provare a risolverlo. Ero una specie di deus ex machina con la paletta ma senza patente.

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Clay Hips – Happily Ever After

Francesco Amoroso per TRISTE©

Breve lezione d’Inglese: esiste una splendida espressione nella lingua inglese che mi piacerebbe spesso utilizzare, ma che è estremamente difficile da tradurre.

Potrei usare “prova d’amore”, ma ho paura che ai più anziani ricorderebbe solo la famosa reclame di un condom. Potrei provare con “questione di cuore”, ma sembrerebbe più il titolo di qualche film o romanzo senza grandi ambizioni. Potrei accontentarmi di “gesto d’amore”, però temo che potrebbe richiamare più l’estremo sacrificio di un santo cattolico o il moto d’affetto di una nonnina per il proprio cucciolo.

L’espressione è “labour of love” e, vista la mi incapacità a trovarne un’adeguata traduzione italiana, mi limiterò ad un esempio.

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