Maple Glider – To Enjoy Is The Only Thing

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Non vi sentite un po’ nauseati quando vi capita di imbattervi in una delle frasi o dei meme motivazionali che riempiono le bacheche di tutti i social network? Non succede anche a voi che tutti quei maledetti aforismi, quelle citazioni (spesso decontestualizzate) e quelle insulse pillole di saggezza popolare piuttosto che motivarvi, vi facciano saltare la mosca la naso? Che l’unica vera motivazione che vi danno è quella di andare a cercare chi le ha condivise per farlo pentire della sua scelta sconsiderata?

La mia idiosincrasia per questo tipo di frasi è tale che ho sviluppato una specie di radar e, così, appena ne sento, anche da lontano, l’odore, scappo a gambe levate.
Non sempre, tuttavia, il confine tra una frase motivazionale e una riflessione sincera e, magari, edificante è così evidente.
Così quando ho letto il titolo scelto dall’australiana Tori Zietsch, in arte Maple Glider, per il suo album d’esordio, ho subito pensato di trovarmi di fronte alla solita banalità circa l’importanza di godersi la vita, di non pensare al passato, di accogliere positivamente anche i momenti bui e chi più ne ha, più ne metta.
Non potevo essere più lontano dalla realtà.

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Nuovo Testamento – New Earth

Francesco Giordani per TRISTE©

Ogni tanto ripenso a quel capolavoro cinematografico che risponde al titolo di San Junipero, indimenticabile e secondo alcuni (e io sono tra questi) miglior episodio di Black Mirror, finendo col domandarmi se la musica non abbia rappresentato per me, esattamente come l’omonima cittadina per i protagonisti di quella superba puntata, l’illusione di un’eternità sempre sul punto di sgretolarsi nell’angustia di una prigione tutt’altro che illusoria.

Al di là degli innumerevoli riverberi metaforici, questo è infatti San Junipero nel racconto: un non-luogo della mente in cui immaginare di poter vivere lo stesso giorno perfetto all’infinito mentre “fuori”, da qualche parte nel mondo reale (reale?), il corpo invecchia nella sua irreversibile e muta solitudine o peggio.

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Max Bloom – Pedestrian

Francesco Giordani per TRISTE©

Bisogna ammetterlo: non tutti (e cominciano ad essere tanti, solo a pensarci) i mesi di lockdown sono venuti per nuocere. La reclusione e il confino hanno permesso anche cose buone. O, almeno, non così spaventosamente cattive.
Tra i frutti meno acri della catastrofe metto dunque volentieri il secondo album di Max Bloom, uno dei pochi manufatti discografici post-pandemici ad avermi integralmente conquistato.

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Jesse Marchant – Antelope Running

Francesco Amoroso  per TRISTE©

I hope the ground we’re on
Will quit sinking
And that bright leaves
Lead us from the dark
And fireflies open my heart
I hope the dirty snow
Will melt soon

C’è chi di vita ne vive una sola, e pure piuttosto piatta e monotona, e chi, invece, ha la forza, la capacità o, in certi casi, la fortuna, di riuscire a viverne tante, contemporaneamente o una dopo l’altra, reinventandosi di continuo, rinascendo dalle proprie ceneri, lasciandosi alle spalle il passato per guardare sempre con fiducia (spesso cieca) al futuro.

Mi vengono in mente queste piuttosto banali riflessioni ascoltando Antelope Running, il nuovo lavoro del canadese (ma ormai da tempo di stanza negli States) Jesse Marchant, cantautore che ha da poco raggiunto la fatidica soglia dei quarant’anni.

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Stephen Fretwell – Busy Guy

Francesco Amoroso  per TRISTE©

All the lonely people
Where do they all come from?
All the lonely people
Where do they all belong?”

Vi siete mai chiesti dove finiscono gli artisti che (più o meno) baciati dalla fama e dal successo commerciale, scompaiono per molti anni per poi, in alcuni casi, riapparire all’improvviso e riprendere il discorso interrotto, quasi come se il tempo non fosse passato?

Che cosa hanno fatto negli anni di anonimato, di assenza dalle scene? Hanno forse tentato, con fatica e sacrificio, di riprendersi il centro del palco, oppure si sono mestamente ritirati in campagna a meditare e a cercare di riconnettersi con la propria creatività? Oppure, ancora, hanno abbandonato i loro sogni e si sono rifugiati in una vita ordinaria per poi essere, nuovamente, folgorati sulla via di Damasco dall’ispirazione?

Quando, prima dell’avvento dei social network e di internet, era più facile sparire e far perdere definitivamente le proprie tracce, i ritorni sulle scene erano più rari e ancora più inaspettati e ammantati da un’aura di mistero. Adesso che la distanza tra un artista e il suo pubblico si è ridotta in maniera considerevole, è difficile essere del tutto dimenticati dagli appassionati, ma a volte, è ancora possibile che accada.

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