David Holmes ft. Raven Violet – Blind On A Galloping Horse

Un manifesto elettronico con filo conduttore, l’ultima decade vissuta in Gran Bretagna. Progetto arduo, ma che grazie all’esperienza e al talento di David Holmes si realizza in quattordici brani tra techno, dub, acid house e psichedelico rock’n’roll che ne segnano il ritorno come artista quindici anni dopo “The Holy Pictures”.
Ricordando, nel mezzo, il lavoro svolto al fianco di Primal Scream (More Light) e Noel Gallagher’s High Flying Birds (Who Built The Moon).

La novità sta nell’affidarsi a una cantante, Raven Violet, poco nota al grande pubblico, ma ugualmente evocativa nei brani più scuri del lotto e trascinante nelle schegge da indie dancefloor, come la massiva e corale It’s Over If We Run Out Of Love, “an ode to the importance of preserving, always, the exuberance and optimism of youth”.

Blind On A Galloping Horse include almeno altri due singoli che ci porteremo dietro in futuro: Love In The Upside Down, che unisce una melodia da 60s girl group a reminiscenze di Stone Roses e Happy Mondays, e soprattutto l’inno Necessary Genius, ode a sognatori, emarginati, radicali, working class heroes, outsiders e fonti di ispirazione quali Samuel Beckett, Angela Davis, Tony Wilson, Terry Hall, Nina Simone, Sinead O’Connor e Andrew Weatherall. Di quest’ultimo, grande amico, Holmes ci offre una versione di I Laugh Myself To Sleep, vigoroso mantra post-punk rimasto nascosto nell’archivio del producer di Screamadelica, scomparso prematuramente nel Febbraio 2020.

Altrove nel disco, che pecca giusto per l’eccessiva lunghezza, Holmes spinge tanto nel mood da colonna sonora (apocalittica) con Agitprop 13 quanto nel big beat a là Chemical Brothers in Hope Is The Last Thing To Die.
Oltre alla voce di Raven Violet si inseguono, nelle canzoni, dialoghi di profughi afghani e ucraini oggi residenti a Belfast -città natale del producer- oltre a un autista di ambulanza palestinese e varie osservazioni in francese sul tumulto in essere generato dalla Brexit e dai conflitti mondiali.

Il tutto cercando di dare una spinta, di ritrovare la volontà di fare qualcosa e reagire; come evidenziano le liriche dell’opener When People Are Occupied Resistance Is Justified, “I wanna sleep on the wind, I wanna live, I don’t wanna rust/I wanna breath, I wanna fly, not rot in the dirty dust”.
La cover infine è opera di Bill Kirk e fotografa una sommossa ai tempi dei Troubles, in un’immagine di amore e unione che deve essere di speranza anche oggi.

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