Bill Fay – Countless Branches

cover Bill Fay - Countless Branches Deluxe Version

Peppe Trotta per TRISTE©

Sentire scorrere il tempo, avvertirne la consistenza mentre si attende pazienti l’istante perfetto, quello in cui senti che tutto coincide e che ciò che deve accadere finalmente accade.

È una sintonia piena, con se stessi e il mondo in cui si è immersi, un allineamento che in pochi sanno trovare e da cui scaturisce cristallina bellezza, quella che prepotente emerge nuovamente dalla scrittura di uno dei maggiori cantori della nostra epoca.

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Andy Shauf – The Neon Skyline

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Sin dalla più tenera età, la cosa che più mi incuriosisce delle canzoni sono i testi.

Sarà perché inizialmente ascoltavo molti cantautori italiani o perché in seguito ho usato la mia passione per imparare, traducendo interi dischi, un po’ di inglese: sta di fatto che il mio orecchio tende a correre immediatamente alle liriche delle canzoni.

Credo che in tutto questo c’entri anche la mia passione per la lettura e, in generale, per le storie. E cosa sono le canzoni se non delle piccole storie messe in musica? (Beh, a dire il vero non proprio tutte le canzoni. E nemmeno tutte quelle che mi piacciono)

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Will Samson – Paralanguage

Peppe Trotta per TRISTE©

Andare oltre le parole per cogliere espressioni e dettagli che accompagnano la voce, rivelandone sfumature celate, ampliando il senso di quel che viene detto.

È un’attitudine che forse dovremmo sviluppare un po’ tutti per riuscire a capire meglio, per essere capaci di ascoltare in modo più profondo cercando indizi in quel paralinguaggio che tanto ha suggestionato Will Samson, tanto da sceglierlo come titolo del suo nuovo lavoro.

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Great Grandpa – Four of Spades

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Non sono mai stato un grande amante delle carte.

Non che non abbia passato del tempo a giocare a briscola in 5 (“briscola bugiarda” dalle mie parti) d’estate al mare, a scopone scientifico o pinnacola con i miei genitori nelle serate invernali.

Ma, ecco, se posso scegliere preferisco altri intrattenimenti.

Nonostante questo, il “quattro di spade” non può che richiamarmi alla mente una delle quaranta carte del mazzo napoletano (di origine spagnola, come le carte piacentine). Il 4 di spade è simbolo di degenza nella simbologia complessa partenopea ma per estensione, anche di letto: mettersi “a quattro di spade” vuol dire infatti andare a dormire o, comunque, riposarsi. Scopro invece che nei tarocchi tale carta indica la necessità di fermarsi a riflettere, specialmente dopo un momento di difficoltà, per prendere una decisione.

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(Sandy) Alex G – House of Sugar

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Ho una relazione che dura ormai da molti (moltissimi?) anni.

A parte il fatto che evidentemente non è (solo) merito mio, e che ci sono comunque  momenti belli e brutti e bla bla bla, mi sembra che un problema che spesso si affaccia sulle coppie (e soprattutto all’inizio dei rapporti) è quell’ansia da “limite” e “oppressione” che l’idea di un rapporto stabile può generare.

Ho una piccola formula per cercare di superarla senza mandare tutto all’aria: pensare che quella relazione non durerà per sempre, ma che almeno per oggi ancora ci sarà.

Someday I’m gonna walk away from you
Not today, not today

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Bon Iver – i,i

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Fiamma Giuliani per TRISTE©

Non c’è nulla di più rassicurante che restare rinchiusi nella propria comfort zone: ciò che è noto non spaventa, non fa mettere in discussione punti fermi, non destabilizza, non affatica. L’ipotetico e strisciante senso di noia insito nella reiterazione del conosciuto viene messo da parte per pigrizia o comodità e alla fine si apprezza la bellezza di andare sul sicuro.

Musicalmente parlando, nella mia comfort zone ci sono i cantautori alla Bon Iver prima maniera: un folksinger quasi archetipico, tutto chitarra acustica, voce e brani struggenti e intimisti, con uno strepitoso album di esordio concepito nei boschi del Wisconsin.

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Hugar – Varða

 

Peppe Trotta per TRISTE©

Esistono luoghi che si riescono a sentire propri pur non avendoli mai visitati. Territori di cui si è letto, si è visto e ascoltato talmente tanto da sentirne vivida la percezione,  da possederne un’immagine apparentemente chiara e che si rivelerà puntualmente non corrispondente al dato reale, se mai con esso ci si troverà a confronto. Continua a leggere