The Loft – Everything Changes Everything Stays The Same

Un disco di esordio a quarant’anni dal primo scioglimento. Un evento certamente fuori del comune ma che è apparso logico, una volta fatte le proprie esperienze, dimenticati le gelosie e il rancore. Everything Changes Everything Stays The Same è uscito per la Tapete e vede il ricongiungimento in studio di Peter Astor con il chitarrista Andy Strickland, il bassista Bill Prince e il batterista Dave Morgan, quest’ultimo già con lui nei Weather Prophets, altra grande promessa della Creation non mantenuta (almeno a livello commerciale, .n.d.r.).

Forti di un interesse per la loro musica tornato grazie a nuove edizioni, ospitate radiofoniche e tournèe in piccole venue attraverso il Regno Unito, i Loft si sono affidati alle mani di Sean Read (Dexys Midnight Runners, Birdie) che nei suoi Famous Times Studios a Hackney ha prodotto dieci canzoni che definirei tranquillamente gioielli, con un imprinting primaverile venato di malinconia, ruvidezza, amore per la vita.

A una iniziale Feel Good Now, in odore di Kinks, segue il brano di lancio Dr Clarke, più spigoloso e visionario con l’intreccio delle chitarre di Strickland e Astor da favola.
In Ten Years emerge poi la passione dei londinesi per il Lou Reed di Coney Island Baby. Eleganti meditazioni sul tempo (“Waiting By The Gate/Now Winter’s Here/The Past In My Pocket/Now The Future Appears”, scrive Astor in Greensward Days) si alternano a momenti di catartico rock’n’roll come in This Machine e Do The Shut Up, ricordando Alex Chilton e i Television quanto i coetanei Robyn Hitchcock, The Go-Betweens e R.E.M.

Magari in Everything Changes Everything Stays The Same non ci troverete la nuova Up The Hill And Down The Slope, però fidatevi che all’ascolto di Storytime rischia di scendere più di una lacrima. C’è la melodia di cui avremo sempre bisogno: la classe non è acqua e non si misura con il tempo che passa inesorabile.

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