Mt. Doubt – Doubtlands

Francesco Amoroso per TRISTE©

Si dice che l’età non sia solo una questione anagrafica.
Eppure, a giudicare da come mi sento quando mi alzo la mattina, forse l’assunto è falso.
Tuttavia l’entusiasmo che provo ogni volta che scopro una nuova band, posso assicurare, è esattamente lo stesso che provavo qualche decennio fa, quando alzarsi dal letto la mattina era ancora … un gioco da ragazzi.

Nei primi giorni del lockdown (riusciremo mai a scrivere nuovamente una recensione senza nominarlo?) mi sono dato all’ascolto compulsivo di novità e, grazie alla mia sottoscrizione con la magnifica etichetta scozzese Last Night From Glasgow che, periodicamente, oltre alle sue ultime uscite discografiche su cd o vinile, invia anche singoli brani di artisti del proprio roster, ho ascoltato per la prima volta Mt. Doubt.
Il brano era “Headless”, una ballata rock piuttosto classica, ben strutturata e altrettanto ben cantata, con una produzione pulita e di grande atmosfera. Un bel brano davvero, che mi ha convinto ma non coinvolto.
O, almeno, questa è stata la mia impressione dopo un paio di ascolti.

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Jason Molina – Eight Gates

Peppe Trotta per TRISTE©

Io non amo le reunion di band rimaste inattive per decenni, anche se a volte mi sono dovuto ricredere.
Io non amo la tendenza sempre più diffusa di proporre dischi farciti di contenuti aggiuntivi che spesso tolgono incisività ad un racconto, ma a volte devo ammettere che lo impreziosiscono.
E io non amo i lavori postumi che non siano stati pianificati e completati dai loro autori, ma se si tratta di Jason Molina tutto cambia.

Sono passati poco più di sette anni dalla prematura scomparsa del musicista americano e il vuoto lasciato continua ad essere incolmabile, tanto da rendere necessaria una nuova pubblicazione che coinvolge la sua musica, sia che si tratti della riedizione con tanto di inediti di quel capolavoro a firma Songs: Ohia che è “The Lioness”, sia che ci si trovi di fronte ad una raccolta di frammenti e canzoni ripescate da un periodo particolarmente complesso della sua vita.

E così, pur trattandosi di idee incompiute estratte (forse a torto) da una scatola dei ricordi rimasta fin qui seppellita, “Eight Gates” riesce ad assumere pienamente il ruolo di terzo, vero e proprio album a nome Jason Molina, ulteriore testimonianza di un male di vivere che ha scandito in modo incessante la breve esistenza del cantore di Lorain.

Quella malinconia straziante che assume la forma di ballate scarne e dolenti, quell’emozione percepibile in un canto spesso sul punto di spezzarsi, distillate come prezioso antitodo ad un’inquietudine viva e pulsante, sono le costanti di questi nove racconti.
Quasi tutti si presentano quali grezze schegge, poco più di personali appunti appena abbozzati, tranne alcuni in cui suono e voce definiscono una forma essenziale eppure conclusa (“Shadow Answers The Wall”, “Thistle Blue”) da cui la poesia dell’artista si irradia prepotente ed incisiva.

Io non amo le operazioni di ripescaggio, le percepisco come la violazione di un segreto, eppure ringrazio per questo breve viaggio nella memoria di colui che mantenendosi distante da ogni clamore ha saputo regalare tanta bellezza al mondo attraverso la sua musica.

Kamaal Williams – Wu Hen

Carlotta Corsi per TRISTE©

Chi non ascolta musica jazz, spesso dice che per rilassarsi preferisce qualcosa di meno “classico e complicato”.

Tendenzialmente quando qualcuno me ne parla, chiedo sempre da quando vivere in un mondo che richiede analisi sia diventato obsoleto e, soprattutto, dove sta scritto che la musica si riduca al banale scopo di alleviare il peso dei pensieri.
Forse m’innervosisce questo approccio superficiale o, forse, credo ancora ingenuamente che le settime possano rendere il mondo un posto migliore.
Perché una cosa che non viene capita non dovrebbe essere ascoltata? Dove sta il nesso? Non è nella scoperta la sua intrinseca bellezza?

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Fontaines D.C. – A Hero’s Death

Francesco Giordani per TRISTE©

Non so se abbia ancora senso (detto altrimenti e più cinicamente: se abbia ancora convenienza) “fare rock” oggi. Queste retoriche domande del resto circolavano già a inizio Millennio, soprattutto all’indomani di Kid A, come ben ricordo. E si è visto come poi è andata… Muore ciò che non cambia. O meglio: muore ciò che non sa conversarsi (e dunque trasmettersi) nel perpetuo cambiamento, come oltre mezzo secolo di elucubrazioni sulla fine della storia ci ha forse, spero, insegnato. Una cosa tuttavia per me è assolutamente certa: nel 2020 ha senso fare i Fontaines D.C.

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A.A. Williams – Forever Blue

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Peppe Trotta per TRISTE©

Afa opprimente, voglia di fermarsi e attendere il ritorno di temperature più miti. L’estate è un momento certamente da vivere qui sulla grande isola, ma soltanto se hai la fortuna di essere in vacanza, altrimenti potrebbe essere più simile ad una breve permanenza nel ventre ribollente del grande vulcano che ci sovrasta. In questa condizione sale violenta la voglia di refrigerio, di ombre nette e rinfrancanti, il desiderio di rifugiarsi in un’oasi che trasmetta l’oscuro conforto che si irradia prepotente dalle canzoni di “Forever Blue”, pregevole disco di debutto di A.A. Williams.

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