Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Francesco Giordani

Francesco Giordani per TRISTE©

1) Choir BoyGathering Swans

Lo dice anche Spotify. Si tratta del disco che ho ascoltato di più e che continuo tuttora ad ascoltare con immutata emozione. Un plauso alla bislacca band di Salt Lake City e all’egregio lavoro svolto dall’etichetta Dais Records, attenta a valorizzare ricerche in ambito “art pop” fuori dal risaputo e dal prevedibile (vedi più avanti anche i Private World). Un disco semplicemente immancabile per tutti gli amanti di un certo spleen ottantiano, (occhio in questo senso anche agli ottimi dischi di Molchat Doma, School Of Language, Better Person e Westerman), trafitto da canzoni clamorose. Due su tutte: Toxic Eye e Sweet Candy.

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Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Carlotta Corsi

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sarà, ma quest’anno per me è stato indimenticabile. Sorprendentemente al tempo stesso ho sentito muovere il tempo lentamente ad ogni ticchettio e troppo veloce mano a mano che le ore di sole si facevano più corte. Ho scoperto che la stessa medaglia ha sempre due facce ogni volta che qualcosa di triste si abbatteva sulle mie giornate e il la consapevolezza di questo dualismo mi ha fatto concentrare sempre di più sulla profondità delle mie emozioni per uscire dai momenti di alienazione. Anche nella musica, non ho saputo trattenermi e ho riconosciuto nei miei ascolti questo pattern.

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Le firme di TRISTE©: la Top 10 di Giulio Tomasi

Giulio Tomasi per TRISTE©

1) Marker Starling – High January (Tin Angel)

In un ipotetico bilancio più grande di quello di fine anno, alla fatidica quanto impegnativa domanda su quale sia il mio del disco della vita premierei, ex aequo (se non fosse che detesto gli ex aequo) con un altro paio di titoli,“The Nightfly” di Donald Fagen. Fatte le debite proporzioni fra l’opera di Chris A. Cummings, ribattezzatosi Marker Starling, e l’inarrivabile capolavoro dello Steely Dan, posso affermare che “High January” è un disco ben sintonizzato su certe frequenze radio che puoi sentire solo alle 4:10 del mattino. Malgrado nell’album di Starling sia depauperata la componente jazzy (cruciale invece nell’Lp del 1982) le due creazioni hanno però un humus comune.

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Ian Penman – Mi Porta a Casa, Questa Curva Strada

Francesco Giordani per TRISTE©

“Come si fa a rendere lʼidea di tutte le tagliole e i banchetti, le vette e le trappole, di una vita difficile ma, a intermittenza, gioiosa come quella di Parker? Entri in scena, soffri e dai forma a qualcosa di talmente espressivo, dalla tecnica talmente feroce, dalla sensibilità emotiva talmente spiccata, che qualunque necessità di dilungarsi negli “ah, tra lʼaltro” delle note a piè di pagina scompare.”

Il “timbro” specifico di Ian Penman risuona già in tutta la sua lampante chiarezza nel titolo che il critico inglese ha scelto per questa sua seconda raccolta di saggi critici –e prima tradotta in Italia, per felice iniziativa di Atlantide, in 999 copie numerate. It gets me home, this curving track è infatti un musicalissimo verso del supremo poeta britannico Wystan Hugh Auden che tuttavia, come Penman stesso esplicita nella prefazione, può essere percorso anche in un senso sensibilmente divergente dal letterale: quella track potrebbe infatti rivelarsi il solco di un disco che gira e che, nel suo girare, scrive Penman, “ha davvero il potere di farci sentire in una specie di casa”. Quale altro critico musicale affiderebbe oggi la soglia di un suo libro al segreto ineffabile della poesia?

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Keeley Forsyth – Photograph

Peppe Trotta per TRISTE©

Esistono flussi creativi di rara intensità destinati a rimanere ignoti, celati sotto uno strato spesso e inviolabile che li contiene e argina senza farli mai affiorare. Ma a volte questo vitale magma riesce a raggiungere un varco, a scavare una breccia continuando a incidere con lenta e determinata costanza la superficie che lo imprigiona. E quando ciò accade il suo scorrere diventa palese ed inarrestabile.

Nella profondità dell’animo di Keeley Forsyth è stata la musica ad essere coltivata e trattenuta per anni, almeno fin quando all’inizio di questo strano anno non è riuscita a cristallizzarsi in un’opera prima di struggente intensità, che traduceva in parole e suono gli echi di un lungo frangente di oscura sofferenza interiore.

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