Jason Molina – Eight Gates

Peppe Trotta per TRISTE©

Io non amo le reunion di band rimaste inattive per decenni, anche se a volte mi sono dovuto ricredere.
Io non amo la tendenza sempre più diffusa di proporre dischi farciti di contenuti aggiuntivi che spesso tolgono incisività ad un racconto, ma a volte devo ammettere che lo impreziosiscono.
E io non amo i lavori postumi che non siano stati pianificati e completati dai loro autori, ma se si tratta di Jason Molina tutto cambia.

Sono passati poco più di sette anni dalla prematura scomparsa del musicista americano e il vuoto lasciato continua ad essere incolmabile, tanto da rendere necessaria una nuova pubblicazione che coinvolge la sua musica, sia che si tratti della riedizione con tanto di inediti di quel capolavoro a firma Songs: Ohia che è “The Lioness”, sia che ci si trovi di fronte ad una raccolta di frammenti e canzoni ripescate da un periodo particolarmente complesso della sua vita.

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Kamaal Williams – Wu Hen

Carlotta Corsi per TRISTE©

Chi non ascolta musica jazz, spesso dice che per rilassarsi preferisce qualcosa di meno “classico e complicato”.

Tendenzialmente quando qualcuno me ne parla, chiedo sempre da quando vivere in un mondo che richiede analisi sia diventato obsoleto e, soprattutto, dove sta scritto che la musica si riduca al banale scopo di alleviare il peso dei pensieri.
Forse m’innervosisce questo approccio superficiale o, forse, credo ancora ingenuamente che le settime possano rendere il mondo un posto migliore.
Perché una cosa che non viene capita non dovrebbe essere ascoltata? Dove sta il nesso? Non è nella scoperta la sua intrinseca bellezza?

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Fontaines D.C. – A Hero’s Death

Francesco Giordani per TRISTE©

Non so se abbia ancora senso (detto altrimenti e più cinicamente: se abbia ancora convenienza) “fare rock” oggi. Queste retoriche domande del resto circolavano già a inizio Millennio, soprattutto all’indomani di Kid A, come ben ricordo. E si è visto come poi è andata… Muore ciò che non cambia. O meglio: muore ciò che non sa conversarsi (e dunque trasmettersi) nel perpetuo cambiamento, come oltre mezzo secolo di elucubrazioni sulla fine della storia ci ha forse, spero, insegnato. Una cosa tuttavia per me è assolutamente certa: nel 2020 ha senso fare i Fontaines D.C.

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A.A. Williams – Forever Blue

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Peppe Trotta per TRISTE©

Afa opprimente, voglia di fermarsi e attendere il ritorno di temperature più miti. L’estate è un momento certamente da vivere qui sulla grande isola, ma soltanto se hai la fortuna di essere in vacanza, altrimenti potrebbe essere più simile ad una breve permanenza nel ventre ribollente del grande vulcano che ci sovrasta. In questa condizione sale violenta la voglia di refrigerio, di ombre nette e rinfrancanti, il desiderio di rifugiarsi in un’oasi che trasmetta l’oscuro conforto che si irradia prepotente dalle canzoni di “Forever Blue”, pregevole disco di debutto di A.A. Williams.

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Stuart Moxham & Louis Philippe – The Devil Laughs

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Probabilmente è davvero in gran parte merito di Kurt Cobain se “Colossal Youth”, l’unico album dei gallesi Young Marble Giants, è oramai diventato un classico di culto del primissimo post punk.

Io mi vanto di conoscerlo e amarlo da ben prima che ne parlasse lo sfortunato idolo di Seattle, ma ciò che è certo è che la devozione e la riverenza tributate a quell’album e l’enorme considerazione per i suoi artefici principali, il chitarrista e compositore Stuart Moxham e la cantante Alison Statton (il terzo era il bassista, fratello di Stuart, Philip), sono ampiamente meritate e, anzi, la loro importanza e influenza è da troppi sottovalutata.

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