Luka Kuplowsky – Stardust

Francesco Amoroso per TRISTE©

Siete stufi di ascoltare il solito cantautore con la chitarra acustica che vi racconta delle sue immancabili pene d’amore?
Io, in fondo, non lo sono del tutto.
Suppongo che dipenda fondamentalmente dal fatto che è davvero difficile staccarsi da ciò che per tanto tempo ha fatto parte della propria vita, ma un cantante (una volta lo avremmo definito, bonariamente, “barbuto”) che, con l’accompagnamento di una chitarra acustica e nulla più, mi apre con sincerità il suo cuore, è qualcosa a cui non riesco facilmente a rinunciare e che, spesso, mi emoziona ancora.

Tuttavia è sempre lecito crescere e chiedere qualcosa di più.
E Luka Kuplowsky mi racconta che nelle sue canzoni l’amore è visto proprio come una componente necessaria per la crescita, per la scoperta di se stessi e degli altri. E, così, pur rinunciando a ogni cinismo, ma senza mai cadere in gratuite melensaggini, l’artista canadese canta di amori adulti (o, almeno, che contribuiscono alla crescita e all’arricchimento), amori che sono, per usare le sue stesse parole, la ricerca di “una sintonia paziente”.

Ma chi è Luka Kuplowsky?

Ascoltando il suo ultimo lavoro, Stardust (ripetutamente e sempre con lo stesso immutato piacere e stupore), la prima cosa che mi viene in mente è come sia riuscito il Canada a tenere per tanto tempo segreta una delle sue gemme più preziose: questo è, infatti, già il quarto album del musicista di Toronto che, almeno fino a “Judee Justin Arthur Mary“, delizioso EP di cover di inizio anno (che, come da titolo, contiene cover di Judee Sill, del musicista jazz canadese Justin Haynes, di Arthur Russell e di Mary Margaret O’Hara, fornendo ai neofiti coordinate preziose per inquadrare la proposta musicale del nostro) uscito per la Mama Bird, era per me del tutto passato inosservato.

Eppure le sonorità e il raffinato songwriting che emergono da “Stardust” spiccano con agilità sulla moltitudine di proposte affini sia per eleganza che per creatività.
Nei dieci brani che compongono l’album, infatti, Luka arricchisce di archi e fiati le sue magnifiche ballate che rimangono mirabilmente in perfetto equilibrio tra folk e jazz. Le sue canzoni narrano (anche) di amore e si avventurano suggestive tra realismo e melodramma, tra romanticismo e surrealismo (“Did I make an angel blush, with my suffering, my loss?”). Gli arrangiamenti sono misurati ma, nella loro essenzialità, risultano magnifici. Non una singola nota di fiati è di troppo, non un colpo di spazzola, non una corda pizzicata è fuori luogo.
E che dire della sua voce? Calma, perfettamente calibrata, piena di contegno e dignità, risulta essere il fulcro di ogni composizione.

Canzoni come la title track, il superbo singolo “Never Get Tired (Of Loving You)”, la carezzevole “Sayonara Blues”, la sincopata “Positive Push” (“Sing Sing Sing like a Singer Songwriter / I hope to die a lot lighter than this“), la conclusiva celestiale “Be New”, mi fanno capire di essere al cospetto di un giovane cantautore di talento non comune e in possesso di una incredibile padronanza dei propri mezzi sia dal punto di vista musicale che lirico.

Lungo tutto “Stardust” melodie purissime e intricate sonorità del jazz si fondono per dare vita a una musica che non ha mai fretta di mettersi in mostra ma che si muove dolce e sinuosa e si afferma con la forza della propria paziente bellezza.

Se non volete prestare attenzione a me (e siete liberissimi di farlo) potreste almeno prendere in considerazione quello che dice Tamara Linderman, in arte The Weather Station: “Con il suo meraviglioso nuovo album, Luka Kuplowsky segna un punto a favore della rilevanza della musica acustica come luogo di riflessione; uno spazio aperto dove collocare parole, idee e immagini scelte in modo impeccabile. Un giovane cantautore con modo di cantare calmo e colloquiale e una comprensione della poesia disinvolta e poco appariscente; Kuplowsky riprende umilmente gli stessi filoni di indagine di Leonard Cohen, ponendo le grandi domande sull’amore, il significato e la coscienza. Musicalmente, Stardust triangola tra Hejira e Late for the Sky.”

Insomma, credetemi: se avete bisogno di un cantautore che vi parli d’amore Luka Kuplowsky fa per voi. Se, invece, volete qualcosa di diverso, di più stimolante e coinvolgente, Luka Kuplowsky fa assolutamente per voi.

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