Iceage – Seek Shelter

Emanuele Chiti per TRISTE©

Colpi di fulmine e dischi della maturità. Mi vengono in mente questi due “concetti” se penso a Seek Shelter degli Iceage.

Colpi di fulmine: una settimana prima che Seek Shelter fosse pubblicato, erroneamente vidi il disco già caricato sulle benedette piattaforme streaming che allietano i miei viaggi in macchina verso il lavoro o casa o varie ed eventuali (variabili spesso molto migliori rispetto al lavoro o a casa). Parte la title track e quasi non volevo credere alle mie orecchie. Non esagero: più passavano i secondi di Shelter Song e più ero felice, cioè sorridevo letteralmente.

Tutto il meglio che possiamo immaginare dei Primal Scream e dei Rolling Stones in versione ballad, cori femminili a fare da contraltare inclusi. Un blues disperato e dalle tinte gospel, sorretto da una corazza potente ma sghemba fatta di chitarre sporche, una batteria potente e tanto, tanto cuore. Impressionante. Vanno avanti i brani e Vendetta, Gold City e Holding Hand mi portano a gridare al miracolo. Miracolo a metà perché all’inizio del capoverso ho scritto “erroneamente” non a caso: queste 4 perle erano solo la preview, i singoli (chiamiamoli così) che anticipavano l’uscita vera e propria del disco.
Gioia interrotta, irrefrenabile necessità che i giorni passino in fretta in modo tale da potere ascoltare queste nove tracce una dopo l’altra (colpa anche di quella forma di automatismo indotto figlio di un’altra fase storica per il quale i dischi vanno ascoltati dall’inizio alla fine, sempre. Ossessivi-compulsivi of the world unite and take over!)

Intermezzo: fortunatamente esiste a volte la fortuna del “preascolto” riservato agli addetti ai lavori. Non sono un addetto ai lavori, faccio un altro tipo di lavoro, però in qualche modo lo sono stato e anche ora a mezzo servizio. E Triste è una grande e bella famiglia, diciamolo. Quindi ho avuto modo di ripassare per bene Seek Shelter e confermare quello che credevo.

Dischi della maturità: in realtà gli Iceage hanno fatto un cammino progressivo verso la “consapevolezza adulta”. O meglio: i panni che vestivano all’inizio, più post hardcore, diciamo punk per tagliarla cortissima, non sono quelli dove si troverebbero a proprio agio ora, almeno su disco.
Odio, con tutto il cuore, le parole “disco della maturità”, ma a volte ci sta proprio bene. Detestabile, ma è così. Ma già nel precedente Beyondless si vedeva che il passo che avevano era un altro, anche rispetto a molti coetanei. Perché, ecco la cosa meravigliosa, gli Iceage sanno scrivere davvero bene quello che suonano. La scrittura è la cifra distintiva, non c’è maniera, tutto o quasi si incasella dove deve essere. Basta prendere appunto la Shelter Song o Love Kills Slowly. E per un gruppo che fa della “forma canzone” il suo core business, visto che se ne parla molto di forma canzone qui in Italia a causa di un certo disco di cui parleremo prestissimo, la scrittura è la chiave di volta per porti ad un livello superiore. Gli Iceage sono belli, disperati e blues, a modo loro.
E rifugiarsi in questo microcosmo è senza dubbio un piacere.

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