RY X – Blood Moon

Carlotta Corsi per TRISTE©

Ci sono dei luoghi nel mondo, nel vostro mondo, in cui vi sentite in pace con voi stessi e in grado di lasciarvi davvero andare?
Dove avete la sensazione di riconoscere il profumo di casa?
Di certo, quando ci si trova in uno di questi luoghi, poco importa essere ciò che non si è e, al giorno d’oggi, è così raro trovarsi in queste situazioni che, quando capita, ci si sente custodi di una gemma rara.

Per tutta la mia vita ho sempre cercato questo posto, questa sensazione, una “casa”, la maggior parte delle volte nella mia testa, visitando mille diversi luoghi nella speranza che si avvicinassero almeno un po’ a questo vero proprio castello in aria.
Ma l’ho fatto senza aerei, treni o macchine a portarmi: il mio unico veicolo è sempre stata la musica e gli artisti che riescono, con la loro arte, a portarci dentro le loro “case”.
Con RY X le note si trasformano in uno di quei luoghi rari.

Ry Cuming, nasce ad Angourie, sulla Woodford Island del New South Wales, in Australia, dove diventa un surfista, e fino si sedici anni vive un po’ ovunque, poi si sposta a Los Angeles.
Il nuovo lavoro, il quarto della sua discografia, Blood Moon, è stato concepito tra i monti Topanga in California, in isolamento, assolutamente volontario ed artistico, sia chiaro.

Your Love e A Thousand Knives profumano un po’ entrambe di un amore profondo, fatto di altrettanto profonde sensazioni probabilmente espresse in piccoli gesti e, come spesso capita nella sua musica, il tutto viene accompagnato con strumenti acustici prima e poi, nello sviluppo, subentrano suoni digitali a enfatizzare il crescendo.
Crawl osa di più: i suoni si intrecciano e si fanno più corposi e audaci. 

Tra i tredici brani che compongono l’album, troviamo anche Colorblind, in compagnia di Òlafur Arnalds, le cui sonorità richiamano piacevolmente quelle di Bonobo, -un artista che, lasciatemelo dire, dal vivo è da pelle d’oca altissima-. In questo brano si crea qualcosa di magico, tanto da portarmi a dire che, negli ultimi anni, abbiamo avuto poche collaborazioni così sinergiche. Sarebbe stato bello che questo incontro avesse portato anche altri frutti.

Blood Moon è un lavoro decisamente più ricercato e meno “modaiolo” dei suoi predecessori e, anche se il genere ambient-pop, come l’elettronica più sperimentale, soffre di una certa volubilità che spesso non permette ai suoi esponenti di penetrare al meglio nel panorama musicale mainstream, RY X non ha cambiato il suo approccio al suono e, grazie alla sua coerenza di fondo, riesce a emergere e a rimanere un nome solido e affidabile.
I suoi brani sono sempre incredibilmente spaziosi, la sua voce soffiata – e graffiante nei punti giusti – crea delle riprese di campo straordinarie e immaginifiche. 

Nel complesso si tratta di un album decisamente ben prodotto e davvero ben pensato, che risulta superiore ai precedenti lavori dell’artista australiano.
Eppure lo definirei una barca ancora troppo vicina al porto, e sono sicura che RY X sia in grado di portarci più lontano, in altri posti segreti e meravigliosi, perché, in fondo, sentirsi a “casa” vuol dire anche avere la sicurezza di poter sempre partire e perdersi.

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