Esmerine – Everything Was Forever Until It Was No More

Peppe Trotta per TRISTE©

Alla costante ricerca di nuove soluzioni eppure sempre pienamente riconoscibile.
È questa la caratteristica predominante del marchio Esmerine, compagine afferente a quella scena dirompente di collettivi orchestrali di Montreal della quale rappresenta l’anima al tempo stesso più ibrida ed emozionale.
L’intersezione di chamber-music e post-rock degli esordi si è infatti gradualmente ampliata accogliendo influenze etno-folk, partiture neoclassiche e sentori jazz, commistioni favorite dai preziosi contributi di diversi musicisti sommatisi al nucleo fondante costituito dal percussionista Bruce Cawdon (Godspeed You! Black Emperor) e della violoncellista Rebecca Foon (Silver Mt. Zion).

Aggregati in pianta stabile il polistrumentista Brian Sanderson e il bassista Philippe Charbonneau, l’ensemble propone quale settimo tassello di una discografia diluita in venti anni di carriera un itinerario ancora una volta in bilico tra avanguardia e classicismo. Favorito da una sovvenzione del Canada Council for the Arts e una residenza a Le Château de Monthelon nel 2019, l’album è stato prodotto e registrato nel successivo biennio da Jace Lasek (The Besnard Lakes) introiettando le atmosfere malinconiche del momento pandemico.

Le progressioni armoniche – segnate da un avvertibile incremento di fraseggi pianistici – si fanno ancor più fluide e orchestrali, definite dalla somma di moti ondosi disegnati dalla voce ammaliante degli archi e dalle risonanze acustiche rilucenti.
Le strutture plasmate risultano così meno inclini ad incrementi di matrice post-rock, attitudine comunque ancora presente e chiaramente distinguibile in alcuni passaggi della mini-suite Entropy: Incantation – Radiance – The Wild Seas – uno degli apici del lavoro – in Imaginary Pasts  e soprattutto nella conclusiva Number Stations.

A prescindere dalla soluzione scelta le traiettorie proposte inseguono un ideale di cristallina bellezza da contrapporre alle ombre incombenti di un presente intensamente ansiogeno, sotto forma di flussi carichi di timbri caldi che hanno il sapore di squarci di luce benefica aperti verso un futuro migliore.

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