This Is The Kit – Careful Of Your Keepers

Francesco Amoroso per TRISTE©

“You cannot buy the revolution. You cannot make the revolution.
You can only be the revolution. It is in your spirit, or it is nowhere.”
(Ursula K. Le Guin – The Dispossessed: An Ambiguous Utopia?)*

Se cerco nel vocabolario la parola “rivoluzione” la prima definizione che trovo è: “movimento organizzato e violento col quale si instaura un nuovo ordine sociale o politico” ma, per estensione: “ogni processo storico che finisca per determinare il mutamento di un assetto sociale o politico” o, anche, in senso figurato: “sconvolgimento di costumi, di abitudini o relativo a clamorose e rumorose manifestazioni di protesta“.
In ogni caso, quando si cita la parola rivoluzione vengono in mente violenza, azioni clamorose e cambiamenti drastici e, quasi sempre, repentini.
Oggi, invece, vorrei usare questo termine abbinato a un aggettivo che di solito mal vi si adatta, perché quella di cui voglio parlarvi è una rivoluzione “gentile”, un cambiamento moderato e graduale e caratterizzato da nessuna azione o manifestazione che non sia quieta, tranquilla, garbata.
Ma pur sempre una rivoluzione.

L’inglese -ma oramai da tempo residente a Parigi- Kate Stables, titolare del progetto This Is The Kit, è una musicista che quasi tutti i colleghi amano e tengono in grande considerazione, da Sharon Van Etten a Aaron Dessner di The National, da Guy Garvey a Gruff Rhys, fino agli amici e collaboratori Alabaster dePlume e Rozi Plain, passando per produttori illustri e altrettanto illustri critici musicali e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Tutti gli attestati di stima e le richieste di collaborazione che Kate ha ricevuto nel corso dei suoi oltre diciotto anni di carriera dimostrano, oltre che un carattere affabile e positivo -che, nel mio piccolo posso ampiamente confermare, vista l’esperienza, piacevolissima, dell’intervista e gli altri contatti avuti con lei- il suo talento e la sua capacità di coinvolgere e affascinare con la forza delle sue idee.

Che This Is The Kit non abbia mai raggiunto il successo planetario, credo sia solo dovuto all’approccio un po’ schivo e alla scarsa volontà dell’artista inglese di imporsi, magari a costo di sacrificare la propria integrità e creatività, e Careful Of Your Keeper, il suo settimo album, potrebbe, in questo senso, non cambiare molto le cose. Tuttavia, mi auguro il prima possibile, arriverà il momento in cui anche le masse (e, se non proprio le masse, almeno un pubblico più vasto) si accorgeranno di This Is The Kit, delle sue canzoni e del suo incredibile talento. Magari ci vorrà ancora tempo ma, alla fine, Kate Stables non sarà solo l’artista più amata dagli addetti ai lavori, ma, pur senza riempire gli stadi (visto che la sua musica mal si presta a certi spazi e a certo pubblico), vedrà riconosciuta la sua fondamentale importanza (oltre al suo talento e al valore assoluto delle sue composizioni) nello sviluppo e nell’evoluzione di un ambito, come quello del cantautorato folk, che rischia sempre di essere ripetitivo e addirittura un po’ stantio.

Ciò che Kate Stables sta facendo, ad ogni nuovo disco, per l’indie folk (ma si può tranquillamente dire per il folk in generale) è, infatti, qualcosa che non può non esserle riconosciuto. La sublime e naturale fusione che avviene nelle sue canzoni tra folk cantautorale moderno e jazz, senza alcun intellettualismo -e senza dimenticare melodia e fruibilità- la sua capacità di incorporare, in una canzone pop di pochi minuti, ritmi intricati, ripetizioni e variazioni spiazzanti è, senza dubbio, una forma di quieta e schiva rivoluzione. Una rivoluzione che sono già in tanti a seguire, con altrettanta calma e senza clamore.
Kate, che nasce come cantautrice, preferisce avere, nelle sue canzoni, passaggi ritmici complessi e influenze jazz, invece di delicati arpeggi di chitarra (che, in ogni caso, non mancano), ipnotiche ripetizioni, invece di riff e ritornelli.

Inclassificabili e per questo ancora più eccitanti (“L’etichetta folk che mi viene appicciata è interessante perché io non suono davvero in modo molto tradizionale. Non suono melodie popolari. …Quando la mia musica viene descritta come folk, mi preoccupa un po’ che la gente sia fuorviata e poi rimanga delusa. Ma probabilmente succederebbe lo stesso se la si descrivesse come jazz. In realtà parte del mio processo, quando scrivo musica, è cercare di evitare i generi.”) i suoi album lasciano l’ascoltatore sempre leggermente spiazzato, fuori fase, un po’ rintronato, ma immancabilmente incantato e definitivamente avvinto da un suono che potrebbe, di primo acchito, sembrare semplice, ma che nasconde, invece, sublimi sottigliezze, ricchi ricami e trovate talentuose.

Sono passati tre anni da Off Off On, e Careful Of Your Keepers, prodotto da Gruff Rhys, porta a compimento, muovendosi nella stessa direzione degli album precedenti, quel percorso che ha visto Stables partire dal cantautorato piuttosto classico del pur notevole esordio (prodotto da John Parish) per approdare alla definizione di un suono che è unico e paradigmatico: una miscela ibrida e magnetica di sonorità delicate che pescano a piene mani dal folk come dal jazz, dal passato e dal presente, tra ritmiche intricate, reiterazioni ipnotiche, arrangiamenti minimali, elettronica centellinata, banjo e fiati.

Stables e soci (Rozi Plain, Neil Smith e Jamie Whitby-Coles) definiscono, con il nuovo lavoro, il loro suono in maniera ancora più manifesta rispetto ai precedenti album.
Careful Of Your Keepers è audace (This Is When The Sky Gets Big) e raffinato, evoluto e armonioso (More Change, Goodbye Bite), spiazzante (Take You To Sleep, Inside Outside) ma accogliente (Dibs).
La voce malleabile e aggraziata di Stables è accompagnata da performance strumentali misuratissime e puntuali, in un’opera che, ancora una volta, privilegia l’atmosfera generale alla ricerca del brano di facile impatto.

Ciò non toglie che, tra le dieci composizioni -che meritano un ascolto attento e dedicato per essere assaporate a pieno- emergano alcune perle: la magnifica Take You To Sleep, con la sua chitarra dal suono ipnotico e reiterato e gli eccitanti arrangiamenti di fiati, More Changes, perfetta e fragile pop song per il nuovo millennio, Inside Outside, trascinante e dissonante, la carezzevole chiusura di Dibs o la breve, morbida e elegante title track, tutte colpiscono per la loro capacità di essere composizioni immediate eppure raffinatissime e articolate.

Kate Stables è (nonostante, con la sua modestia, lei stessa lo smentisca) il centro di una sorta di diagramma di Venn, il fulcro che unisce musicisti di diversa provenienza ed estrazione, la punta di diamante di un movimento, non organizzato, estemporaneo e originale che, con grazia e stile, trascende generi e steccati.
Quella che sta compiendo è, senza dubbio, una rivoluzione gentile.

*La citazione della grande Ursula K. Le Guin è un omaggio a Kate, visto che la cita come una delle sue principali influenze extra-musicali.

3 pensieri su “This Is The Kit – Careful Of Your Keepers

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