This Is The Kit – Off Off On

Peppe Trotta per TRISTE©

Malumore ed incertezza sono di sicuro sensazioni molto diffuse in questo complicato momento storico, riflesso di una situazione quanto mai instabile e colma di tensione.
Ogni aspetto del vivere è coinvolto e stravolto da questo oscuro vortice che ci sta investendo ed è quindi quasi fisiologico che tanta produzione creativa di questo ultimo anno sia proiettata verso orizzonti tetri risultando pervasa da incombente inquietudine.

Eppure, forse, avremmo bisogno di luce, di qualcosa che pur non negando la difficoltà del quotidiano sappia infondere energia e calore, elementi necessari per non soccombere.

La musica è sempre stata un’oasi felice in cui trovare rifugio e anche in questa situazione riesce a venire in aiuto, soprattutto quando ci si trova di fronte ad un disco arioso e vibrante quale è il nuovo lavoro di This Is The Kit.

Consolidato definitivamente il sodalizio con Rozi Plain, Neil Smith,  Jesse D. Vernon e Jamie Whitby-Coles , Kate Stables prosegue il suo itinerario artistico continuando a sviluppare un lessico musicale che nel corso degli anni l’ha condotta da un sincero cantautorato folk ad una dimensione decisamente più vivida e variegata.

“Off Off On”, quinto lavoro firmato This Is The Kit, si presenta come un universo sonoro ricco e pulsante, che sapientemente fonde l’intimismo e la schiettezza, che da sempre si irradia dalle delicate trame della compositrice inglese, ad una vena corale che si è man mano consolidata a partire dall’ottimo “Bashed Out”, impreziosito dal lavoro di Aaron Dessner  in cabina di regia.

I racconti di vita della Stables si sviluppano qui sostenuti da tessiture melodiche attentamente rifinite attraverso un lavoro di arrangiamento solo a tratti essenziale (“Shinbone Soap”, “Keep Going”), che si presenta quasi sempre evidente fino a riecheggiare vagamente in alcuni passaggi le soluzioni orchestrali del Sufjan Stevens più scenografico (“No Such Thing”, “Coming to Get You Nowhere”).

Quel che scaturisce da questa miscela, da questo ampio spettro di soluzioni è un disco vorticoso che alterna ritmi serrati (“Found Out”, “This Is What You Did”) e pacate riflessioni a cuore aperto (“Slider”, “Was Magician”), un torrente irrequieto imperniato sul canto, sul suono della chitarra e del banjo, ma anche sullo splendido contributo dei fiati che sanno infondere ancor più calore ad una scrittura di per sé coinvolgente ed emozionale.

Una rinfrancante brezza che gradualmente spinge via gravide nubi per far tornare a risplendere un sole quanto mai necessario.

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