Daniel Blumberg – Gut

Peppe Trotta per TRISTE©

Una personalità complessa, profondamente emotiva e per certi versi instabile, sempre orientata a ricercare la bellezza attraverso vie tortuose.
Daniel Blumberg ne ha dato ampia dimostrazione nei suoi primi due album da solista, conseguenti alle esperienze collettive e a numerose collaborazioni eccellenti, tasselli a cui si aggiungono diverse derive ancor più sperimentali e una prima prova da autore per il cinema firmata nel 2022 e culminata con l’assegnazione del premio Ivor Novello.

A distanza di tre anni da On&On, che ne spingeva il cantautorato sghembo verso un territorio sempre più in bilico tra ricerca melodica e pura improvvisazione, il musicista di stanza a Londra torna con quella che possiamo, senza ombra di dubbio, definire la sua opera più intima e personale.
Un disco difficile da ideare, realizzato in totale solitudine – con la sola presenza di Peter Walsh in cabina di regia e l’ausilio delle immagini appositamente girate da Brady Corbert – testimonianza di un percorso di sofferenza dichiarato fin dalla scelta del titolo.

Gut, intestino, centro nevralgico da cui il dolore fisico ha avuto origine, trauma trasformato in racconto sonoro scandito dal succedersi di sei trame interconnesse a formare un unico flusso privo di soluzione di continuità.
Nessuno spazio per l’alchimia corale alla base dei dischi precedenti – messa a punto nelle serate gloriose al Cafe OTO – la musica converge verso territori aspri, essenziali come mai prima d’ora, inclini ad accogliere la pausa quale indispensabile spazio di riverbero per lasciare galleggiare la frustrazione di un corpo ferito.
Voce e armonica basso ci guidano in questo limbo straziante, registrato in presa diretta e costruito incrociando acustico e sintetico, frutto di una scrittura torrenziale utilizzata quale preparazione di un atto performativo comunque aperto all’alea.

Torna il pianoforte ad accompagnare il canto limpido di Cheerup, l’elettronica spinge le parole in disfacimento di Holdback, riproposte come conato doloroso nella destrutturazione definitiva di Body. Il silenzio assoluto apre l’intarsio di loop e frammenti estratti dalle tracce precedenti alla base di Knock, apice di un itinerario crudo, che affida ad ogni mancanza di mediazione il suo percorso di catarsi proiettato verso la ricostruzione di un corpo ed uno spirito profondamente segnati.
Difficile da assorbire, a tratti respingente, ma al tempo stesso magnetico come solo la sofferenza, trasfigurata fino a divenire luce di rinascita, sa essere.

“La bellezza può rendere tollerabile la sofferenza”
Robert Adams

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