Daniel Blumberg – On&On

Peppe Trotta per TRISTE©

Il caso non esiste.
Alcuni incontri, che si tratti di persone o luoghi, di visioni o suggestioni, sono ineluttabili.
C’è una forza interiore ignota che ci spinge verso di essi e qualsiasi interferenza può solo rallentare l’attimo del contatto, senza però riuscire mai a cancellarlo o a renderlo meno vivido ed intenso.

Quando due anni fa è stato pubblicato, il brillante esordio solista di Daniel Blumberg mi era passato davanti quasi inosservato, mi aveva incuriosito ma non mi ero soffermato.
Dopo molti mesi ci sono nuovamente inciampato, quasi per caso, e l’impatto è stato dirompente.

Un intero universo di obliquo suono in cui si fondevano in modo inedito istanze diverse si dischiuse in modo improvviso. È quindi con trepidazione che attendevo il ritorno del musicista londinese, desideroso di trovarmi ancora una volta di fronte ad un racconto liricamente struggente.

Costruito sulla reiterazione del brano che da il titolo al lavoro, riproposto in quattro differenti varianti incastrate lungo il tracciato, “On & On” riparte dalla decostruzione della forma canzone che caratterizzava “Minus”, per proseguire lungo la rotta dell’ibridazione, spingendo più in là la commistione tra crepuscolare cantautorato e libera improvvisazione.

L’intero disco si trasforma qui in un unico, indissolubile flusso emozionale, alternando oblique movenze dai sentori blues (“Sidestep Summer”) e una vena folk più marcata (“Bound”, “Teethgritter”), inglobando traiettorie sperimentali impreziosite dalle modulazioni vocali di Elvin Brandhi (“Silence Breaker”) fino a giungere ad una conclusiva cullante nenia che fa già desiderare l’inizio di un nuovo percorso (“Pillow”).

È un magma ancora una volta sghembo e frammentato, originato dalla stessa formazione che si è consolidata durante le epiche serate al Café OTO, ma stavolta privo delle placide risonanze del pianoforte.
A guidarci in questo labirinto troviamo un verso (“Cos I expected that love to be strong and go on and on and on”), una dichiarazione che nel corso del disco assume la valenza di ipnotico mantra, fil rouge che incastra le diverse sfaccettature di un amino irrequieto che vuole raccontarsi assecondando un istinto in bilico tra acquisiti echi del passato e un futuro tutto da scrivere.

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