
Tiziano Casola per TRISTE©
Chi è questo Cut Worms? Max Clarke (il nome vero lo leggo da Wikipedia) è un cantautore americano. Per il resto confesso di non saperne nulla, ma non importa, proverò a dire ciò che ho capito di lui ascoltandolo.
Prima deduzione: Cut Worms è uno in grado di scrivere un disco perfetto, questo album omonimo ne è la prova.
Seconda deduzione: il suo trucchetto è quello di comporre canzoni perfette ragionando come se fosse John Lennon intorno al 1964, ovvero nel periodo di Beatles for sale, opera ‘minore’ dei fab4 (se minore può definirsi un loro disco), con sovrabbondanza di chitarre acustiche dal mood gongolante.
Il disco si tiene tutto su frequenze medie e ciò rende ancora più tangibile il sapore early-beatlesiano del tutto. Certi riff di chitarra sulle basse suonano legnosi e struggenti come in With the Beatles. Sul versante Cut Worms provate Living Inside, un miracolo.
Ora un’osservazione sul rapporto quantità/qualità, sempre in voga nelle recensioni di dischi: il livello delle canzoni, oltre che alto, è indubbiamente uniforme. Al contempo però bisogna ammettere che una gemma come Don’t fade out spicca. Ti fa pensare un po’ a Kevin Morby (col quale, ora leggo, Clarke ha suonato dal vivo) e poi… trac! “Staaay right, heeeere where, love will always beee…” ecco di nuovo i primi Beatles, sembra quasi di sentire le ragazzine che urlano!
Splendido allo stesso modo anche il singolo, Ballad of the Texas King, che prometteva benissimo, ma chi se lo sarebbe aspettato che quelle promesse le avrebbe mantenute tutte!
Un’ultima cosa, giusto per chiarire. Qualche riga più in alto ho detto “trucchetto” e so che suona un po’ appuntito e vagamente stizzito. Chiaramente stavo scherzando, spero si sia capito.
Perché saper scrivere simili perle pop è un dono, magari fosse un trucco.
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