
Peppe Trotta per TRISTE©
La condizione di impermanenza legata al nostro esistere, il senso di fragilità dello stare al mondo caratterizzavano in maniera prepotente Parallel, secondo album dei Pinhdar, rivelando l’attitudine intimista di un sound dal respiro internazionale corroborato da schemi trip-hop e atmosfere darkwave. A tre anni di distanza il duo milanese, formato dalla cantante e autrice Cecilia Miradoli e dal musicista e produttore Max Tarenzi, torna con un nuovo lavoro che ne affina le coordinate musicali spingendo la riflessione su un piano universale, relazionato all’intera umanità e al destino della grande madre Terra.
In A Sparkle On The Dark Water il suono si fa più denso, synth e chitarre sostengono la narrazione rimanendo spesso in primo piano, senza scalfire in alcun modo la potenza comunicativa delle interpretazioni vocali.
È questa la novità maggiore di un approccio, che al netto del cambio in cabina di regia – all’alchimista Howie B succede Bruno Ellingham, in passato non a caso al fianco di Massive Attack e Portishead – riprende le fila del discorso accantonando le devianze post-rock a favore di retaggi dream-pop più evidenti.
Ne è esempio lampante l’ottima Humans, primo singolo estratto dall’album, con i suoi arrangiamenti di archi che si sommano ai suoni elettrici in bilico tra luminescenze oscure à-la Robert Smith epoca Disintegration/Wish – presenti anche in Frozen Roses – e battiti bristoliani sapientemente dosati.
I Portishead continuano ad essere un riferimento, evidente nella struttura ritmica ossessiva di Cold River – potenzialmente una novella We Carry On – e nel canto soavemente dolente della denuncia ambientalista di Murderers Of A Dying God, senza mai divenire bagaglio ingombrante capace di inficiare una cifra stilistica decisamente propria.
È soprattutto l’equilibrio dell’intreccio elettro-sintetico plasmato da Tarenzi e l’espressività vocale mutevole e perfettamente padroneggiata dalla Mirandoli a farsi apprezzare, definendo un viaggio ad alto tasso emozionale alla ricerca di una scintilla sulle oscure acque della contemporaneità che si chiude con l’omaggio carezzevole ad un amico scomparso, ennesima gemma di un disco prezioso.
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