The Murder Capital – Blindness

Siete mai stati in Irlanda? 
Ho sempre pensato a questo paese come  a un potenziale spazio liminale. Attraversarlo, anche solo per una piccola parte, crea un piacevole disorientamento. Non si riesce a non immergersi completamente nella sua cultura, che non è del tutto e semplicemente anglofona. I suoi abitanti hanno a cuore quello che è, già di per sé, un posto magico, sentono un legame inestricabile -che rivendicano sempre e ovunque si trovino- con la loro casa. Le storie, che siano leggende del passato o passaggi storici recenti e di inaudita crudezza, si tramandano nei romanzi, nei racconti (consiglio vivamente di recuperare il podcast “Troubles” di Samuele Sciarrillo) e attraverso i canti, fondamentali per l’emancipazione culturale e politica di questo paese. Negli ultimi anni, in Irlanda, stiamo assistendo a un rinnovato fermento musicale. Una nuova rivoluzione, un movimento musicale e culturale di cui The Murder Capital sono uno dei punti fermi e imprescindibili. 

Nati nel 2017 a Dublino e con già due album apprezzatissimi all’attivo (When I Have Fears del 2019 e Gigi’s Recovery del 2023) The Murder Capital arrivano, con Blindness, uscito a fine febbraio, al terzo attesissimo lavoro in studio.
L’album apre con Moonshot: chitarra e basso la fanno da padrone nei primi minuti, con sonorità aggressive, incalzanti e la voce che graffia le orecchie. 
Can’t Pretend To Know segue lo stesso canovaccio ed è legata al brano d’apertura da un filo rosso, ma già Words Lost Meaning, che la precede, ha sicuramente un approccio più melodico e cullante. “Leaving home again kills, I kiss your head like a crest”.

Born Into The Fight rappresenta in maniera tangibile tutto ciò di cui parlavo sopra: l’esigenza emotiva di portare a galla un canto che rivendichi lo spirito della collera, che muove spesso le rivoluzioni. È un brano che cresce, graffiante come altri ma con sonorità decisamente più ampie, meno claustrofobiche. 

Anche in Love of Country  (“Don’t you love your country? Don’t you love your fellow men?”) ritorna lo stesso tema, quel senso di appartenenza che è connaturato all’essere irlandesi: qui il testo è struggente e la musica segue la voce calma del cantante con l’accompagnamento di una sola chitarra, spogliata di tutto ciò che prima la rendeva aggressiva e potente. Qui serve solo ascoltare davvero ogni singola parola.
L’urgenza di questi testi è palese: tornare ai propri ideali per riflettere su ciò che è accaduto in patria e su ciò che accade fuori dai propri confini conferisce al lavoro profondità e valore artistico. Sempre che, come in questo caso, si riesce nell’intento. 

The Fall, uno degli ultimi singoli usciti prima della pubblicazione dell’album, torna alle sonorità che informano il disco: distorsioni, chitarre piangenti, batterie incalzanti e piatti picchiati fortissimo. Decisamente tra i brani più belli dell’opera. 
Anche le successive Swallow e That Feeling mantengono sonorità stridenti e arrabbiate, ma sono più contenute, con scelte sonore ricercate (un po’ Radiohead), e aprono la strada all’ultima traccia, Trailing A Wing che, contrariamente al tono generale dell’album, chiude con toni molto lenti, quasi come se la band fosse rallentata, affaticata dall’aver sprigionato tanta rabbia, tanta potenza, tanto sentimento.
Come fossero i metri necessari alla frenata di un centometrista, che ha dato tutto e ora torna su se stesso per riprendere fiato.

Blindness è un album che ha dentro tanto dello spirito irlandese, fino all’ultima nota.
Sopra ogni cosa, però, è una riconferma dello stile di The Murder Capital, una band che sta contribuendo in maniera personale e originale a questa rivoluzione musicale irlandese. 
Freschi, freschissimi con un tocco di inguaribile poetico romanticismo. 

Blindness è come l’Irlanda: un album liminale, che oscilla spesso tra poli opposti e che, ogni tanto, fa perdere il senso dell’orientamento. Ma, come accade con l’Irlanda, appena lo abbandoni, vieni pervaso da una nostalgia magica.
Blindness è l’Irlanda. 

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