Abbandonarsi alle sensazioni, lasciarle fluire privandole di qualsiasi argine determinato da sovrastrutture mentali stringenti. È l’urgenza comunicativa e l’immediatezza realizzativa a contraddistinguere il terzo album di Ghost Marrow, progetto solista di Aurielle Zeitler, nota quale ex-componente dei Giant Squid e per aver collaborato tra gli altri con musicisti del calibro di Suzanne Ciani, Chelsea Wolfe ed Emma Ruth Rundle.
Un manifesto elettronico con filo conduttore, l’ultima decade vissuta in Gran Bretagna. Progetto arduo, ma che grazie all’esperienza e al talento di David Holmes si realizza in quattordici brani tra techno, dub, acid house e psichedelico rock’n’roll che ne segnano il ritorno come artista quindici anni dopo “The Holy Pictures”. Ricordando, nel mezzo, il lavoro svolto al fianco di Primal Scream (More Light) e Noel Gallagher’s High Flying Birds (Who Built The Moon).
Una band fenomenale, o -in questo caso- l’uomo che la guida per mano, la riconosci dalla sua duttilità, come dal potere di raccontare un momento storico e la sensazione che esso crea.
C’è qualcosa di magico connesso al suono melodioso dell’arpa, un’aura soavemente celestiale capace di infondere quiete e riconnettere con lo spirito. Legato al mondo classico, questo strumento dalla qualità uniche si è man mano affrancato trovando spazio – grazie al lavoro di artisti talentuosi – in correnti musicali contemporanee spaziando dall’ambito ristretto dell’avanguardia fino al multiforme universo pop.
Se avessi mai pensato di darmi -davvero- alla scrittura e fossi stato tormentato dal fuoco sacro dello scrittore (tanto simile alla paura della morte), quell’ansia costante che obbliga a fissare in modo indelebile inezie evanescenti, allora, forse, le disquisizioni su minuscoli dettagli che mi erano tanto familiari avrebbero potuto suscitare in me una fitta d’invidia e il desiderio di scrivere ancora meglio sugli stessi argomenti. Invece sono stato travolto da un tale sentimento di caldo affetto per alcuni di coloro che avevano scritto tali disquisizioni, che gli occhi hanno cominciato addirittura a pizzicarmi. Comincio, mio malgrado, a credere nella cosiddetta serendipity: mentre, immerso nella lettura di uno dei romanzi minori di Vladimir Nabokov (La gloria; ma esistono romanzi minori di Nabokov?), ero alla ricerca della bellezza assoluta – che nella scrittura dell’autore russo si trova, a profusione- mi sono imbattuto in questo passaggio che ho, qui sopra, indegnamente parafrasato. Cercavo la bellezza e ho trovato la descrizione perfetta, puntale -quasi un’epifania- del mio rimescolamento, dell’emozione che mi ha colto nel leggere alcune delle recensioni dell’ultimo album di Sufjan Stevens.