Le firme di TRISTE©: la Top 5 di Carlotta Corsi

Carlotta Corsi per TRISTE©

Sarà, ma quest’anno per me è stato indimenticabile. Sorprendentemente al tempo stesso ho sentito muovere il tempo lentamente ad ogni ticchettio e troppo veloce mano a mano che le ore di sole si facevano più corte. Ho scoperto che la stessa medaglia ha sempre due facce ogni volta che qualcosa di triste si abbatteva sulle mie giornate e il la consapevolezza di questo dualismo mi ha fatto concentrare sempre di più sulla profondità delle mie emozioni per uscire dai momenti di alienazione. Anche nella musica, non ho saputo trattenermi e ho riconosciuto nei miei ascolti questo pattern.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 6: The Last Dinosaur

The Last Dinosaur

The Last Dinosaur (a musical collective headed by and the brainchild of songwriter Jamie Cameron) returns with his new album “Wholeness”, the third Lp which follows on from critically acclaimed second album “The Nothing” in 2017 and the debut album “Hooray! For Happiness” in 2010.
“Music has always been everything to me,” Cameron elaborates. “It was all I ever truly cared about.” Born in 1984, he grew up a shy, sensitive child in a seemingly contented family in the Essex countryside, drawing comics, making home videos, developing an interest in photography, and immersing himself in a wild variety of different sounds. Initially inspired by his father, who took the family to Cropredy every year to nurse his passion for English folk music – from Fairport Convention to Fotheringay – Cameron soon expanded his horizons to include bands like The Blue Nile, Tears for Fears, Dead Can Dance, World Party, Crowded House and REM, all acts notable for their sincerity, though their effects on his own music are otherwise opaque. “Melody and harmony do something magical to me,” he explains. “I used to sit at the back of the people carrier on drives to France, quietly singing along to the holiday mixtape in a pathetic, weak falsetto to myself, harmonising with the main vocal.”
“Wholeness” is out now.

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Nick Cave – Idiot Prayer: Nick Cave Alone at Alexandra Palace

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Quanto tempo è trascorso dall’ultima volta che avete visto un concerto dal vivo?
Per quanto mi riguarda lo so esattamente: tra dieci giorni saranno trascorsi 10 mesi.
Tra i tanti tour annullati, saltati, rimandati, in questo lungo tempo ho perso anche l’occasione di rivedere dal vivo Nick Cave, che sarebbe dovuto passare dalle mie parti questa estate. E, invece, anche Cave e i suoi Bad Seeds hanno, naturalmente, dovuto annullare le tappe europee e americane del loro tour mondiale, che si preannunciava come una produzione spettacolare che avrebbe incluso addirittura un coro gospel al gran completo.

Come hanno fatto tanti artisti molto meno noti e quotati di lui, anche Nick, tuttavia, ha pensato bene di alleviare la nostra attesa e ammannirci un succedaneo della sua performance live (di solito profondamente coinvolgente e trascinante).
Naturalmente (e non poteva essere altrimenti, visto che il buon Nick è uno che si prende sempre piuttosto sul serio) non si è limitato a mezz’ora di live dal suo tinello, ripreso con una telecamera fissa e un microfono da cinquanta euro, ma ha fatto, come solito suo, le cose in grande.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 5: The Very Most

The Very Most

The Very Most is an indiepop musical project from Boise, Idaho, USA that has been around, in one form or another, since 2002.
Jeremy Jensen writes the songs, sings a lot of them, and plays most of the instruments. The music is influenced by The Smiths, The Beach Boys, Belle and Sebastian, Magnetic Fields, Stereolab, Built to Spill and New Order, but reviewers mention a lot of other bands too.
“The Very Most Needs Help” is out now.

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Epic45 – Cropping The Aftermath

Francesco Amoroso  per TRISTE©

Sarà che quest’anno ho tagliato un traguardo di quelli pesanti, sarà che, intorno a me, continuano a cadere come mosche tutti gli idoli della mia gioventù, ma mi rendo conto di stare diventando, anche in ambito musicale, sempre più nostalgico. E non mi piace.
Mi commuovo (fino alle lacrime) quando mi capita di ascoltare brani degli anni ottanta e degli anni novanta e rimango sempre più freddo di fronte a canzoni nuove, anche a quelle che, fino a ieri, mi avrebbero sconvolto o emozionato.
Credo che sia un sintomo molto evidente di una malattia grave, ma purtroppo inevitabile: si chiama vecchiaia (e, per quanto detestabile, tutto sommato è auspicabile arrivare a contrarla, magari il più tardi possibile).

Per fortuna questo morbo non ha ancora corroso del tutto la mia passione per la musica e, ancor più fortunatamente, esistono ancora artisti e band contemporanee che riescono a toccare le mie corde più profonde, anche grazie alla sottile nostalgia che è insita nella loro proposta musicale.
Tra queste band un posto importantissimo nel mio cuore occupano, senza dubbio, gli Epic45.

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