Opus Kink – ‘Till the Stream Runs Dry

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sono convinto che ci siano molti modi per scrivere di musica e non credo che un approccio sia migliore di un altro. Però devo ammettere che ci sono due modalità che mi irritano piuttosto profondamente: la prima, diffusissima e di grande successo, è quella delle classifiche. Vada anche per quelle di fine anno (che, del resto, in una forma o nell’altra, presentiamo anche qui, pur senza prenderci troppo sul serio), che servono per fare un po’ di ordine negli ascolti e per segnalare qualcosa che, magari, è sfuggito, ma quelle per decennio, per secolo, per genere (vade retro Satana!) proprio non le riesco a sopportare. Mi danno l’orticaria. Servono solo a scatenare discussioni infinite e a far apparire la musica (una forma d’Arte!) come una sorta di competizione sportiva -e di quelle peggiori, i cui risultati sono demandati a dei giudici con la paletta pronta a premiare o affossare una performance- nella quale devono esistere dei vincitori e dei vinti. A questo punto (se fossero anche solo minimamente attendibili) sarebbe meglio mettersi l’anima in pace e affidarsi alle classifiche di vendita…

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Jessie Buckley & Bernard Butler – For All Our Days That Tear The Heart

Francesco Amoroso per TRISTE©

A ciascuno il suo mestiere. Ognuno di noi dovrebbe avere l’intelligenza di dedicarsi soltanto a ciò che è in grado di fare bene, che sia per predisposizione o per studio. L’improvvisare un mestiere non porta a nulla se non a invadere campi che non sono di propria competenza, con risultati spesso disastrosi.
E’ un concetto che attraversa secoli e paesi: “Ama il modesto mestiere che hai imparato e accontentati di esso” diceva Marco Aurelio, mentre il filosofo scozzese Thomas Carlyle sosteneva che “Blessed is he who has found his work; let him ask no other blessedness.“.
Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che un commercialista non dovrebbe mai mettersi a scrivere un contratto, così come per un ingegnere sarebbe opportuno evitare di occuparsi di architettura (dimenticando, in questo caso, che gli ingegneri, di solito, sanno tutto!).

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Andrew Bird – Inside Problems

Francesco Amoroso per TRISTE©

There’s a point when you go with what you’ve got. Or you don’t go

To free us from the expectations of others, to give us back to ourselves – there lies the great, singular power of self-respect.

(Joan Didion)

E’ uscito il nuovo album di Andrew Bird. E’ il suo dodicesimo? Il tredicesimo? Quanti ne ha fatti negli ultimi quattro anni? Quattro? Cinque? Ho ascoltato i singoli. Carini“.
Potrebbe essere questa – lo dico con un pizzico di vergogna, perché uno degli interlocutori potrei essere io- una conversazione standard tra due appassionati -ma distratti- ascoltatori di musica folk.
Sì, perché quando un artista come il polistrumentista e cantautore Andrew Bird arriva ai vent’anni di carriera, tutti, anche i più attenti, finiscono per darlo un po’ per scontato, per credere di conoscerlo già, di non aver bisogno di ulteriori approfondimenti per apprezzare la sua opera, di non necessitare ascolti attenti per giudicare le sue nuove uscite.
Si finiscono per ascoltare i singoli che anticipano l’album, magari un rapido passaggio su quella piattaforma streaming dal logo verde e nero, un secondo passaggio, se proprio il primo, distratto, è stato piacevole. E poi si passa oltre.
C’è tanta musica da ascoltare e così poco tempo. Artisti prolifici (e affidabili) come Andrew Bird finiamo per darli per scontati.
E, invece, mai darei per scontato uno come Andrew Bird.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 76: Silver Biplanes

Silver Biplanes

Silver Biplanes are a melodic indie band based in Bedfordshire, England. The band features wife-and-husband team Vanessa Vass and Tim Vass alongside drummer Rob Scott. They declare they’re all lifelong fans of the highways and bi-ways of music and their recordings draw upon a wide range of influences. You’ll hear traces of psychedelia, post-punk, C86, krautrock and more.
Their first single, Parallel World was released on 8 July 2022 on the Where It’s At Is Where You Are label. The debut album, A Moment in the Sun will follow.
Tim was previously bassist and lyricist in cult indie band Razorcuts, co-writing all of their songs. The entire Razorcuts back catalogue was reissued in deluxe vinyl editions in 2020, featuring songs originally recorded for the famous Creation, Sarah, Subway and Flying Nun labels. Tim has also played in Red Chair Fadeaway, Dandelion Wine and the Forever People.
Vanessa was the singer in 90’s indie band The Melons who are probably best remembered for their two legendary live sessions on Mark Radcliffe’s Radio 1 show. The Melons released 6 singles on a range of cool indie labels.

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Just Mustard – Heart Under

Francesco Amoroso per TRISTE©

Siamo abituati a pensare che il tempo sia galantuomo, che ristabilisca la verità, ripari i torti e rimetta a posto tutte le cose. E liberarsi di questo costrutto mentale è difficile. Eppure la realtà ha più volte confutato in maniera evidente questa affermazione. Non sempre il trascorrere del tempo ha ripagato, ha guarito le ferite, ha restituito quanto era dovuto, anzi, il più delle volte ha solo acuito le tensioni, inasprito le recriminazioni, esacerbato gli animi. Nella migliore delle ipotesi ha portato all’oblio.
Invece continuiamo a prendere ad esempio le rare volte in cui il tempo ha portato giustizia e ristoro e le eleviamo a paradigma. Il tempo, evidentemente, ha degli ottimi PR.
Questo preambolo un po’ astruso mi è balenato alla mente subito dopo che, riflettendo sullo strano percorso di un genere musicale da me particolarmente amato (anche per ragioni anagrafiche), mi è venuto in mente che il tempo è stato, nei confronti dello shoegaze, in effetti galantuomo.

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