Old Sea Brigade – Ode To A Friend

Alberta Aureli per TRISTE©

C’è un modo di essere, specifico e non ragionato, per cui parlare d’amore, non solo non è un’operazione superflua, è l’unica possibile.

Ode to a friend, album d’esordio di Old Sea Brigade, pseudonimo del giovanissimo Ben Cramer, è un limpido e affascinante dialogo d’amore. Che poi riesca a tenere alti i toni della malinconia è solo un altro pregio.

Il disco arriva da due anni di scrittura, dalla collaborazione con Jeremy Griffith e da un notevole successo degli EP precedenti, anche se probabilmente arriva soprattutto dalla voglia di dire per non lasciar andare, di parlare a chi conta, prima che sia il tempo a portarsi via tutto.

Tra i sostenitori al primo ascolto i riferimenti si spostano da Bon Iver ai Fleet Foxes, Sufjan Stevens e Nick Drake ma c’è un equilibrio autentico nel disco che riesce ad allontanarsi con forza anche dalle ispirazioni. Sembra che tu abbia visto un fantasma, ripete in Seen a Ghost, per poi tranquillizzare subito il suo interlocutore

Somewhere in my private screening/ I could hear a shadow screaming/ Leave me be, I’m only dreaming.

Sto solo sognando. Come in certi sogni lucidi Cramer dirige le parole in un discorso astratto, ma impellente. Lo fa con tenerezza, seppure una tenerezza sconfitta, in Feel You, ti vedo, ti sento in città, ti sento andare oltre, a casa di un altro.

Fassbinder dice che sognare un amore vero è proprio un bel sogno ma che le stanze hanno sempre quattro pareti e che per respirare c’è bisogno di ossigeno. Dice che la paura di essere lasciati è un’angoscia più grande del dolore provocato dall’essere stati realmente lasciati. E’ in questo territorio che i dialoghi di Ben Cramer prendono vita, in uno spazio della memoria in cui esiste già una distanza tra sé e l’altro anche se dell’altro non riesce a fare a meno e per questo continua ad evocarlo e per questo continua a volergli parlare.

Posso dormire con te nella mia mente, possiamo ballare ancora insieme, dice in Western Eyes. E se il dialogo si sposta con grazia da un interlocutore all’altro (reale o immaginario non importa) e da una traccia all’altra, seguendo il filo di un discorso interiore, arriva alla fine solo con la dedica all’amico suicida.

Ode to a Friend dura poco più di due minuti e le parole diventano poche, pochissime, ti chiamo di mattina, ti penso, possiamo tornare indietro?

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