Allume – Valentine

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Sono stato sempre un po’ un maniaco degli elenchi.

Chiariamoci subito: non un maniaco dell’ordine. Anzi, tendenzialmente sono una persona molto disordinata. Però se comincio a sistemare le cose, soprattutto se possono essere catalogate secondo qualche criterio, ci tengo molto che qualche logica sia rispettata.

E questo vale anche per la musica.

Quando ancora si facevano i mixtape, o i cd, per essere ascoltati in macchina o sul walkman, ci tenevo che ciascuno di essi avesse una sua consistenza: un mood più o meno comune tra i pezzi, o quantomeno nessun passaggio che “strappasse”. Come in un eleneco di emozioni, le canzoni dovevano passare dall’una all’altra seguendo qualche criterio che potesse sembrarmi vagamente sensato.

Forse proprio perchè non amo avere queste piccole manie (che quantomeno sono in grado di riconoscere), alla fine apprezzo molto quando qualcuno mi sbatte in faccia un modo completamente diverso di gestire le cose. Come a rasserenarmi del fatto che si possa vivere tranquilli anche senza farsi troppi problemi.

E questo è un po’ quello che dice Elena Neel nell’accompagnare il suo nuovo EP, Valentine, secondo lavoro del progetto Allume. La cantautrice australiana ci tiene a sottolineare che i sei pezzi sono stati scritti in momenti diversi, alcuni vecchi anche due anni altri molto più recenti, ma soprattutto che sono stati scritti con mood totalmente diversi. Sono giusto una raccolta di pezzi, senza alcuna pretesa di omogeneità.

Se l’iniziale Your Teeth Aren’t Really White (titolo bellissimo) è un pezzo quasi a cappella che lascia trasparire una certa positività, nella successiva Exale Your Name As If It’s Air il bedroom pop di Allume si tinge di nostalgia, per trasformarsi poi in atmosfere vagamente ansiogene con la bella Hoping That I’m Not So Clumsy As to Fall in Love. La conclusiva All These Rocks (uno dei pezzi migliori del sestetto proposto in Valentine) è invece una più “classica” ballad lo-fi dal richiamo folk ottimamente accompagnata da “spruzzi” di elettronica che si fanno più presenti nella sua coda.

Le sei tracce sono tutte di ottima fattura, e nonostante “l’ordine sparso” di presentazione  (e di composizione) devo dire di non aver provato nessun turbamento. Ma forse perchè Elena stessa non si è accorta (o non ha voluto sottolineare) come tutto l’EP si regga fortemente su una comune sensazione, seppur declinata in modi diversi: l’attesa.

The Sound of Rain Starting, pezzo (quasi) strumentale del disco, sembra indicare perfettamente questo mood che pervade ogni pezzo di Valentine. La continua percezione che qualcosa debba succedere, o che qualcosa sia successo e non ancora superato. E l’artista come l’ascoltatore è momentaneamente sospeso in questo limbo, ad osservare ed osservarsi.

In attesa, forse, di fare un bell’elenco ordinato dei propri pensieri.

 

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