Shura – Forevher

shura

Carlotta Corsi per TRISTE©

In Italia ci sono più di ottocento isole, e solo il dieci per cento di queste è abitato: nel mondo poi, in totale, sono più di duemila e alcune di loro sono così piccole, che Tizianino nostro, potrebbe scambiarle davvero per occhi. L’Elba è una di quelle, piccolina ma dal paesaggio che ti avvolge come uno sguardo intensissimo.

In definitiva è un piccolo Eden e in tre giorni velocissimi, a fine Luglio, mi sono beccata tutta la pioggia che non è caduta in terra isolana da circa sei anni bisestili.

Portoferraio è quindi diventata, subito, Piazza San Marco ed io non ho potuto fare a meno di pensare al viaggio di nozze dei miei genitori, giovani come l’acqua caduta quella sera, a mia madre incinta e a mio padre, che ancora non aveva l’età per votare per il Senato. Nell’aria, il profumo delle cucine che cucinano il pesce, le spiagge piene di ombrelloni di colore diverso, la crema solare sopra il naso e le sedie lasciate sul ciglio della strada mi hanno dato nostalgia, nostalgia di quegli anni ottanta che non ho mai vissuto, ma dei quali ho sempre sentito molto parlare attraverso i racconti dei miei.

Shura (Alexandra Lilah Denton) di queste sfumature così pop e a colori decisi, ne ha sempre fatto una propria impronta, portandola con sé in tutti i suoi lavori, fino all’ultimo, FOREVHER.

Mentre ascoltavo l’album guardavo fuori dal finestrino, passando da un capo all’altro dell’isola ho creduto di recepire storia di Alexandra e di questo amore a distanza, diviso tra Londra e Brooklyn e, in quel momento, sono stata catapultata in un mare di strumenti dai suoni analogici, che mi hanno fatta sentire parte del messaggio, come se avessi qualcosa da condividere con loro. In generale il disco rimane su delle ballate molto fresche e davvero ben diverse dal mood di Touch o 2shy del lavoro precedente, dove si parlava principalmente di qualcosa di già perso.

Decisamente più orecchiabile, strizza l’occhio sia ad una parte di pubblico che probabilmente si aspettava un’evoluzione da un punto di vista compositivo e sonoro, un po’ più maturo e “accademico”, sia alla restante parte che voleva una Shura meno “sciura” e un poco più vivace nei temi, nonostante la difficoltà nell’amore di genere, sia sempre il fulcro indissolubile dei suoi lavori.

Mentre passavo in mezzo ai lenti del disco, ho immaginato un gigantesco Juxebox e una ragazza che mangia un cornetto  o, piuttosto, alle pomiciate in macchina o, ancora meglio, alle fiamme degli accendini che ballano tra le mani alzate.

Ho lasciato L’Elba, e con essa, ho lasciato anche FOREVHER e la nostalgia canaglia per gli amori a distanza di quei giorni. Gli anni ottanta sono sempre tra noi e, proprio per questo motivo, credo ci sia bisogno di nuove isole da esplorare, per evitare di ricadere trappola di vecchi schemi infami, che ci affondano nella melassa di estati umide e ripetitive.

Io sto partendo per Lanzarote, dite che troverò gli anni novanta lì?

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