Silent Forum – Everything Solved At Once

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Francesco Amoroso per TRISTE©

Quasi senza che ce ne accorgessimo negli ultimi due anni le isole britanniche hanno musicalmente rialzato la testa (e, probabilmente, che le loro vicende politiche e sociali  ricalchino in qualche modo la situazione di fine anni  settanta, con la crisi economica e l’ascesa del conservatorismo più brutale della Signora Thatcher, non è affatto una semplice coincidenza) regalandoci una serie di band formate da giovani musicisti che, con varie sfumature e accenti, hanno rilanciato il suono e l’attitudine del punk e di quello che, a posteriori, è stato definito post-punk.

Shame, Idles, Fountains D.C., The Murder Capital sono solo i primi nomi che vengono alla mente e solo il vertice di un sottobosco brulicante e vivace, popolato da gruppi e artisti  talentuosi, ispirati e vitali che, spesso, arrivano dalla periferia dell’impero, dall’Irlanda e, nel caso della band di cui sto per parlarvi, dal Galles.

Da qualche tempo in Galles  si riscontra un fermento artistico e culturale che ha pochi precedenti nella sua storia recente e l’etichetta Libertino Records ha, negli ultimi due anni, rappresentato per la crescita musicale e culturale del Galles del secondo decennio degli anni 2000 ciò che etichette  come la Factory e la Rough Trade hanno rappresentato per la Manchester degli anni 80.

In questo senso l’album d’esordio dei Silent Forum da Cardiff, con il suo caleidoscopico post-punk e i suoi ritmi incalzanti e spezzati, potrebbe essere visto come un ideale erede delle sonorità che negli anni sono state portate avanti da mostri sacri quali i Wire o i Gang Of Four (seppur con una più spiccata attitudine pop e, di conseguenza, una minor vocazione sperimentale).

Nel suono della band di Cardiff (plasmato in cinque anni di gavetta ricapitolati in Sanctuary+, cassetta in edizione limitatissima, uscita lo scorso anno) si ritrova, infatti, tutta quella furia, quella tensione e quella irrefrenabile voglia di vivere e lottare che ha musicalmente caratterizzato gli anni, fervidi e fecondi, a cavallo tra la fine degli anni settanta e la prima metà del decennio successivo.
La loro musica, che ha, nel corso del tempo acquistato vivacità e originalità, è imperniata sul ritmo e su sonorità energetiche e nette che rendono ogni singolo brano subito riconoscibile e peculiare.

Grazie anche a una produzione equilibratissima, che riesce nel miracolo di conservare intatta l’energia della band pur attraverso suoni puliti, nitidi e ambiziosi, l’atmosfera dell’album è coesa e coerente, senza che l’eterogeneo spettro sonoro dei Silent Forum venga frustrato:  dal sostrato dark di Credit To Mark Sinker (con aromi spagnoleggianti), alle aperture tra stadio e dancefloor di A Great Success, passando attraverso l’ipnotica Spin e l’inconsueta ballata  Safety In Numbers,  fino alle spigolose Outmoded, A Kind Of Blue e la già citata How I Faked the Moon Landing, con l’inaspettata presenza di una tromba, richiami più o meno espliciti a Joy Division e Cure, al free jazz e al math-rock, Everything Solved At Once si rivela una raccolta di dieci canzoni piene di personalità, amaro sarcasmo e malinconia.

I testi si soffermano su un’amara critica sociale (la fantastica apertura di Robots), su un’attenta disamina della situazione (invero non troppo positiva) della scena musicale indipendente (in How I Faked The Moon Landing, il cantante Richard Wiggins declama: “Music’s not business/ We’re destined to be/ A local band not/ On local radio”).

È, però, A Pop Act il brano più immediato e meglio riuscito del lotto: una canzone ritmata, originale, coinvolgente e ironica al cui ritornello è inevitabile arrendersi.
Anche in questo caso, come per molte delle band poc’anzi citate, è proprio la straordinaria capacità melodica che, abbinata all’irruenza sonora, rende questo lavoro destinato (o, quantomeno, adatto) a durare nel tempo.

È eccitante e, in un certo senso, inaspettato e per questo sbalorditivo, trovarsi di fronte a tanta creatività e a tanta impetuosa, prorompente e incontenibile esuberanza sonora.

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