The Innocence Mission – See You Tomorrow

cover the innocence mission - See You Tomorrow

Francesco Amoroso per TRISTE©

In uno straordinario romanzo che ho letto di recente (“Un Uomo di Passaggio” di Ben Lerner) uno dei protagonisti sosteneva in maniera veemente come l’associazione spesso automatica tra sperimentazione e sinistra fosse un assunto del tutto semplicistico, visto che, in realtà, spesso i maggiori innovatori in campo artistico fossero stati fascisti in prima persona o simpatizzanti del fascismo, e sosteneva che il vero compito dell’arte, anziché innovare a tutti i costi, fosse quello di ristabilire forme complesse e durature come alternativa alle “levigate superfici a perdere della cultura mercificata”.

Almeno, è quello che mi è sembrato di capire. Nella mia semplicità, tuttavia, questo ragionamento è riuscito a riconciliare le mie idee (ormai solo vagamente) progressiste con la mia passione per la musica più semplice ed essenziale.

Quando ho ascoltato per la prima volta il nuovo album di The Innocence Mission, “See You Tomorrow”, ho subito pensato che, per scriverne una recensione valida, che superasse i soliti cliché e i soliti triti richiami alla semplicità e all’artigianato di gran classe, servisse un poeta, o, meglio, una poetessa, perché la poesia può essere davvero illustrata nella sua essenza solo da chi la conosce in maniera intima.

Purtroppo però la poetessa non poteva occuparsene (o non era particolarmente ispirata, oppure ha scritto le sue poesie su questo album e ha preferito tenerle per sé…).

Mi sono ritrovato, così, a scriverne io, come ultima risorsa per evitare che un’opera così schiva eppure così degna di attenzione potesse passare ingiustamente inosservata.

Tuttavia, ogniqualvolta mi accingevo a parlare di “See You Tomorrow”, ascoltando in sottofondo le meraviglie di “The Brothers Williams Said”, “At Lake Maureen”, “This Boat”, “John As Well” o “I Would Be There”, non riuscivo ad andare oltre le scontate lodi alla delicata eleganza della musica folk dei coniugi Karen e Don Peris, alla loro incredibile capacità di estrarre la bellezza e la grazia dall’ordinario, dal banale perché,  in fondo, anche questo nuovo lavoro, il loro undicesimo album (!), non si distacca granché dal resto della produzione, pur essendo forse uno dei loro distillati più puri e profumati.

The Innocence Mission, del resto, è una band che non ha alcuna necessità di spingere il proprio suono in direzioni nuove: gli basta costruire, con i pochi ingredienti, utilizzati con estrema maestria (chitarre acustiche, pianoforte, organo, fisarmonica, qualche arco), forme artistiche complesse e decisamente durature, perché ciò che fa è già così intrinsecamente poetico da non richiedere alcuna ulteriore sovrastruttura culturale.

Come con la maggior parte degli altri loro album, “See You Tomorrow” è stato registrato interamente a casa, nel seminterrato e nella sala da pranzo dei Peris, con un processo creativo rilassato e senza fretta alcuna. Il calore del suono si sublima negli arrangiamenti: minimi, discreti, quasi che il mondo intimo e delicato di Don e Karen sia abituato a procedere con un passo più lento del normale.

È una musica, la loro, che oserei definire silenziosa, perfetta per accompagnare i testi incentrati sulle emozioni, sul tentativo di fissare le sensazioni provvisorie (“Scenes from a distance can easily make us cry/ Though we don’t know how to say why” canta Karen in “We Don’t Know How To Say Why”), di fare tesoro di ciò che è fuggevole e inconoscibile (“Things that we started out here to say/ Went down the street and turned into a day/ We couldn’t see, we could not explain”, in “This Boat”).

Ecco: le canzoni di Don e Karen sono poesie, poesie dell’ordinario quanto si vuole, ma pur sempre poesie. E della miglior qualità.

Per riprendere il romanzo che citavo all’inizio (scritto, non a caso, da un poeta) chiedersi come tale poesia possa, in qualsiasi modo, avere una rilevanza artistica o latamente politica, diventa, a questo punto, del tutto irrilevante.

E’ difficile immaginare (o anche solo immaginare di immaginare) che le canzoni di The Innocence Mission, o qualsiasi altra canzone, possano essere motori e artefici di un cambiamento in ambito politico, sociale o anche solo di linguaggio musicale, eppure se si provasse a immaginare, per quanto doloroso possa essere, un mondo nel quale sia la musica mercificata ad avere la meglio sulla poesia dei Peris, un mondo privato della voce di Karen, delle chitarre di Don, degli undici prodotti di questa piccola fucina artistica familiare, privato della loro grazia, della loro poesia del quotidiano, privato della loro eterea e intangibile bellezza, probabilmente allora si riuscirebbe a intuire quanto una perdita simile potrebbe essere inestimabile, quanto in un mondo così, non sarebbe degno vivere (“una perdita inestimabile, una perdita non delle singole creazioni artistiche ma dell’arte stessa, e perciò infinita, il trionfo completo di ciò che è tangibile”).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...