Isobel Campbell – There Is No Other…

isobel campbell - there is no other

Fiamma Giuliani per TRISTE©

A volte la lingua inglese ci regala termini stupendi e di non facile traduzione, se non usando perifrasi o complessi verbali che non rendono comunque il significato.
Una di queste parole è “mellow”, che solo a sentirla evoca una dolce morbidezza, un senso di delicato rilassamento e di calore e ha un’aura carezzevole e avvolgente.

Se dovessi scegliere un aggettivo per definire la musica di Isobel Campbell, userei proprio questo, ripensando alla sua discografia sia con i Belle and Sebastian che da solista e in collaborazione con Mark Lanegan.

Finalmente, dopo ben quattordici anni da “Milkwhite sheets”, l’artista scozzese ci regala un nuovo lavoro, “There is no other”, dedicato alla sua città di adozione, Los Angeles. Sicuramente, questo album ricorda i lavori passati ma la vita americana regala un tocco di gentile psichedelia, non solo nella coloratissima copertina, ma anche in brani come “See Your Face Again”, “Rainbow” e “Just For Today”.

Non mancano nemmeno le influenze orientaleggianti di “The National Bird Of India”, il pop folk di “Ant Life”, “Vultures” e “City Of Angels”, ballate intense, sia nella forma che nel testo, come “Boulevard”, “Counting Fireflies” e “Below Zero”; Isobel Campbell arricchisce il suo stile aggiungendo un tocco gospel in “Hey World” e “The Heart Of It All” e realizza una curiosa e riuscita cover di “Runnin’ Down A Dream” di Tom Petty in cui i riff di chitarra sono rimpiazzati da un  sintetizzatore dal ritmo palpitante.

Il passare del tempo non ha intaccato la voce angelica dell’artista né vi è un netto stacco rispetto ai lavori precedenti per quanto riguarda il suo tocco; “There Is No Other” è un album sofisticato senza mai essere lezioso, pieno di grazia, in cui il canto fragile e ipnotico di Isobel Campbell è protagonista indiscusso.

Il pregio di questo disco sta nella bravura della cantautrice ad aver arricchito le sue sonorità, non perdendo quello stile languido ma mai sdolcinato che è il suo segno distintivo.
Senza tanti giri di parole, gli inglesi userebbero l’aggettivo “mellow” e mi pare una definizione perfetta.

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