Moses Sumney – grae: Part 1

cover Moses Sumney - gr

Carlotta Corsi per TRISTE©

Nel bel mezzo della crisi collettiva e della “psicosi”, ho ritenuto di piegare il mio cervello a una più attenta analisi riguardo al motivo che, da sempre, mi tiene in precario equilibrio personale in ambito letterario, musicale e artistico in generale, giusto per ingannare ancora una volta il mio ippocampo, sforzandomi comunque di ricordare di lavare spesso le mani.

Un filo rosso molto sottile, riesce a collegarsi bene a ogni mio interesse, e per quanto odi ammettere che essere prevedibile mi infastidisce immensamente, oggi voglio sorprendermi, dicendo che in realtà, sono proprio una persona come tutte le altre.

græ: Part 1 è l’ultimo lavoro di Moses Sumney e, devo essere sincera, lo aspettavo con ansia (tipo quella che muove migliaia di persona di fretta al supermercato in attesa della grande fine): è la prima parte dell’album che si completerà, con una seconda parte, a Maggio.

Scoprii Sumney in un Sofar, mentre suonava Plastic e caddi nella sua trappola: la scelta delle parole e l’accento che ha sempre voluto portare attraverso la voce, credetti fossero la sua forza maggiore, esattamente come un poeta.
I libri di poesia mi hanno insegnato a sentire le vibrazioni delle cose attraverso la lettura, lui ci riusciva attraverso le corde vocali.

Nato a Los Angeles, a dieci anni si trasferisce in Ghana, paese di origine della famiglia: descriverà in seguito, nel periodo in cui cercava di integrarsi nella società Ghanese, la sua infanzia come molto “americanizzata”.
Tornato negli USA si laurea in scrittura creativa e poesia alla UCLA e solo nei suoi tardi vent’anni, si avvicina in modo più significativo alla musica e al canto.

Questo nuovo disco non è troppo lontano dal precedente Aromanticism: in un mondo musicale fluido Moses continua la sua ricerca personale attraverso la molteplicità delle ispirazioni, senza che occorra definire un percorso binario, né per l’amore, né per per se stessi.

Un artista complesso, dalle idee che hanno sempre smosso gran chiacchiericcio nella critica che, comunque, è sempre stata molto più che positiva.

Le collaborazioni (con Thundercat al basso in alcuni brani e con Ted Jensen al mastering) erano importanti già nel primo disco, in questo tutto si amalgama ancora meglio e l’evoluzione cominciata nel 2017 trova il suo compimento grazie alla partecipazione di artisti come Ezra Miller , FKJ (in Colouour, also also also and and and) e Adult Jazz. 

È difficile, comunque, capire in quale quantità, ma soprattutto chi ha influenzato la sua musica, in quanto la sua molteplicità si estende davvero in lungo e largo tra R&B, art rock ed electro-soul.

È un viaggio misterioso attorno a un personaggio che spesso risveglia in noi emozioni latenti, addormentate da una cultura massivamente approssimativa riguardo ciò che poco conta e sopratutto che maschera spesso, davvero, l’identità complessa dell’essere umano in quanto umano, appunto, e vibrante.

Virile e Polly sono le prime tracce uscite e proprio perché agli antipodi l’una dall’altra capisco la scelta di estrarle per prima da questo magico capello.
Jill/Jack è in collaborazione con Jill Scott e si ascolta magnificamente in un tripudio di versi che contrastano l’idea di machismo in un modo molto delicato.

In Bloom è il brano che, a differenza di altri, sento somigliare involontariamente a Daydreaming dei Radiohead, ed è un bellissimo momento, un bellissimo deja-vu.

Certo che non vedo l’ora che arrivi Maggio, insomma.
Passato i compleanni e passati i momenti di buio over this paese di mascherine e amuchine, credo che il sole primaverile ci porterà verso un bellissimo periodo pieno di Sumney a lasciare le prime impronte sul nostro cammino illuminato.

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