Peel Dream Magazine – Agitprop Alterna

peel dream magazine

Giulio Tomasi per TRISTE©

Premessa. Non ricordo quale fosse la testata, e se devo essere sincero non ricordo se tutto questo me lo sia semplicemente sognato, ma una volta ho letto una recensione di un Lp dove volutamente si parlava dell’opera in questione come una compilation tesa ad aggregare artisti diversi pur essendo difatti la firma un unicum. Bene consideriamo questa mia dissertazione sull’opera seconda dei Peel Dream Magazine come un omaggio a quel giornalista perso nella memoria e al mio contorto mondo onirico.

Ho trovato questa compilation in cui 12 band dedicano alla memoria di John Peel, e delle sue memorabili session, un brano ciascuno (a separare in due il lato A e il lato B dell’opera un estratto radiofonico) , tracciando cosi un corpus sonoro in massima parte omogeneo tendente a fare luce sulla nuova scena auto-battezzatasi Agitprop Alterna e che nel suo manifesto vede proprio nel dj e giornalista di Heswall uno dei suoi punti cardine.

Si inizia con i Pill debitori rispetto a certi Sonic youth meno spigolosi. Il leader della band stesso ammette come l’idea di formare una combo musicale sia venuta sulla scia delle fascinazioni adolescenziali per il video di “Sunday”. In effetti il loro brano fila che è una bellezza, come vedere Macaulay Culkin limonarsi Rachel Miner.

Hanno altre prurigini da teen gli Emotional Devotion Creator (o almeno una parte di loro) ovvero quelle di diventare “indie-star”. Se infatti metà band sogna, come dichiarato, un contratto con la Captured Tracks, il resto della formazione è in fissa con certi motorik crauti. Chi avrà la meglio? Dal pezzo qui presente sembrerebbe la fazione legata a “casa Sniper”.

Sono una band-divertissment gli It’s My body, il dopolavoro sintetico del chitarrista dei più conosciuti Escalator Ism che troveremo dopo. Ma per quanto non abbiano molte pretese non puoi non amarli per come nella canzone riescano a portare a compimento la presunta mission della carriera: rendere giustizia a uno dei gruppi più sottovalutati della storia gli Young Marble Giants.

Gli Escalator Ism di cui sopra, lavorano di mestiere ma sembrano meritare tutte le attenzioni che in questo momento stanno suscitando forti anche di live incendiari, sparuti sì, ma capaci di diventare quasi leggenda.

I Brief Inner Mission ci ricordano invece qualora vi fosse davvero l’esigenza che se l’uomo discende dalla scimmia, tutto il rock altro (loro detestano chiamarlo alternativo) discende da un banana album.

Nyc Illuminati, in ossequio al nome sembrano lasciarsi scappare le figure che stanno dietro al loro culto, quello facente capo alla sacra triade Damon, Naomi & Darren. Il risultato del personale contributo a questa compilation non è meno che galattico.

E se i Too Dumb, vincono a mani basse il premio quale formazione più dolce del lotto, i The Bertolt Brecht Society più che i “Tamburi Nella Notte” sembrano evocare una dimessa quanto ansiogena ninnananna spaziale e spettrale.

Poi arrivano I Permanent Moral Crisis e Do It ad accentuare il fatto che il baricentro di questa raccolta sia nei 90, dalle parti di Stereloab e Broadcast. Oltre a condividere i riferimenti stilistici ad accomunare le due realtà c’è l’utilizzo dell’animazione nei rispettivi videoclip promozionali.

Ci accingiamo alla fine con gli Eyeballs, forse la band che fin qui ha suscitato più clamore mediatico, senza dubbio sul tutto ha pesato l’endorsement di Graham Coxon il quale li ha voluti per un pezzo nel terzo volume di “The End Of The Fucking World” in uscita l’anno prossimo.

Non poteva esserci conclusione migliore però che con gli Up and Up, di loro avevamo parlato tempo fa quando era uscito il primi singolo in odore di Beach House.  La trasformazione ci appare notevole, se da prima i nostri erano apparsi quasi schiacciati dalla venerazione dalla coppia Legrand-Scally adesso la formazione, anche essa di Baltimora, guarda a un immaginario più ampio con la benedizione pleonastica di Tim Gane e Laetitia Sadier (ancora loro, si!).

Mi sento di promuovere pienamente questa raccolta, che dimostra come dietro ci sia una profonda unità d’intenti, una visione comune, o forse sarebbe meglio dire un sogno condiviso.

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