Laura Marling – Songs For Our Daughter

Song For Our Daughter

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi rendo conto di essere totalmente sorpassato.
Quando ascolto musica ho ancora l’abitudine – oramai fuori moda (e, in un frangente di cinismo e scetticismo imperante, decisamente perdente) – di tentate di capire se l’artista o la band che l’hanno composta e registrata siano o meno sinceri, se la musica da loro prodotta, insomma, sia frutto di un’espressione artistica spontanea e della volontà di comunicare, attraverso di essa, i propri sentimenti, le proprie idee, la propria visione del mondo e delle cose.
Nel caso delle cantautrici e dei cantautori questa attitudine a cercare la genuinità, la schiettezza, la mancanza di eccessive sovrastrutture sia in fase di scrittura che di produzione, mi risulta addirittura inevitabile.

Così non ho potuto che apprezzare infinitamente la mossa di Laura Marling che, contrariamente alla quasi totalità dei musicisti di primo piano (di quelli, cioè, che ancora hanno un contratto discografico che permetta loro di fare della musica una professione, anche remunerativa magari), ha deciso di far uscire il nuovo album in netto anticipo rispetto a quanto programmato, visto il momento che tutti noi stiamo affrontando.

“Alla luce del cambiamento di tutte le nostre abitudini” scrive la musicista inglese “non vedo il motivo di posticipare qualcosa che potrebbe, quantomeno, intrattenere e, nella migliore delle ipotesi, procurare un certo senso di legame e connessione. Vorrei che voi lo aveste”.

Le premesse per essere di fronte a un lavoro di musica “sincera” (comprendo che per qualcuno questo aggettivo possa suonare obsoleto o, addirittura, inadatto per descrivere la musica, ma permettetemi la licenza) ci sono tutte. E “Songs For Our Daughter” non tradisce minimamente le aspettative.

La biondissima diciottenne che dodici anni fa si prese prepotentemente il centro della scena indie folk inglese è ora una musicista trentenne, matura e riflessiva, con alle spalle sei album e una nomination ai Grammy e, probabilmente, per la prima volta con uno certo istinto materno.
E “Songs For Our Daughter” è proprio l’opera necessaria e meravigliosamente intensa che, date le premesse, ci si poteva aspettare.

Un album spoglio degli orpelli della modernità, un’artista che si mette a nudo e si offre. Una riflessione, attuale e profonda, sul significato di essere una donna in questa società. Laura si chiede come potrebbe preparare alla vita una figlia: una domanda che, in un contesto così caotico e difficile da leggere e decifrare come quello attuale, si fa ancora più pressante e imprescindibile.

L’album si apre con tre canzoni più ritmate, quasi spensierate, provviste di canonici ritornelli pop, ma a partire da “Only The Strong” (“Love is a sickness cured by time / I hope that you can change my mind“), la sua intensità cresce brano dopo brano, inanellando sette composizioni che appaiono, già dopo una manciata di ascolti, dei classici fuori dal tempo.
Il suo inconfondibile stile, profondamente radicato nella tradizione folk inglese e americana, è sempre in primo piano, ma ciò che spicca è l’incredibile capacità di scrivere melodie semplici e di grandissima efficacia grazie ad accordi non scontati e arrangiamenti per archi raffinati eppure per niente pretenziosi.

“Blow by Blow” suona come una ballata persa nell’etere e riaffiorata da un vecchio mobile radio a valvole, la limpidissima title track, memorabile sin dal primo ascolto, non può che richiamare Joni Mitchell (ma anche la meno citata Laura Nyro), la malinconica “The End Of The Affair” (The end of the affair/I tried to keep us there/Shake hands and say goodnight/I love you, goodbye/Now let me live my life), racconta la fine di una amore ma ribadisce una finalmente raggiunta sicurezza in se stessa, “Fortune”, che ricordando di un rapporto madre figlia travagliato e intenso, commuove fino alle lacrime, la magnifica “Hope We Meet Again”, per me il vertice dell’album, nella quale Laura (pur ancora senza figli) scrive parole che molti genitori non riusciranno a pronunciare in una vita (“I tried to share the map with you, but you knew your way, you had your route”). 

La vocalità di Laura, sempre più sicura, intima e diretta, è accompagnata da incantevoli cori, ottenuti sovrapponendo le tracce cantate da lei stessa.
La scrittura è asciutta e rigorosa, il piano, gli archi e un calibrato e sublime fingerpicking sottolineano il poetico lirismo di ogni traccia.

Sarò ingenuo (o antico) ma non posso che ringraziare Laura per aver deciso di condividere le sue canzoni in un momento difficile per tutti. Canzoni che si rivelano, nel loro essere essenziali e senza presunzione, un caldo abbraccio nel momento giusto, un balsamo per lenire le ansie e le paure di questi tempi oscuri e tribolati.
Grazie Laura.

 

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