Mogwai – ZeroZeroZero

ZeroZeroZero

Carlotta Corsi per TRISTE©

Diciamocelo: dall’avvento di Netflix è diventato lecito parlare e discutere di cinema in una modalità completamente differente rispetto al passato.
In diverse interviste ad alcuni dei più grandi registi e attori degli ultimi trent’anni, la domanda circa questi nuovi portali digitali del mondo multimediale, divide sempre i pareri poiché, ora più che mai, attraverso dispositivi molto piccoli come il telefono, siamo in grado di portarci le loro opere non solo in tasca, ma comodamente nel letto, tra le lenzuola, stabilendo più che mai un rapporto estremamente intimo e meno sociale con l’opera, diventandone parte integrante, soprattutto se si parla di serie tv, dove lo spettatore assume un ruolo totalmente diverso dallo spettatore di film.

Anche nel mondo della musica le cose sono cambiate, e ogni tanto ancora ci domandiamo quanti siano rimasti ad acquistare fisicamente un disco.
Ciò che però davvero ci porta a parlarne assumendo una posizione di apertura o chiusura in rispetto a questo, è sicuramente la perfetta e nuova sincronia tra immagine e suono.

E’ sempre più facile, talvolta quasi scontata, la possibilità di trovare una serie – di qualsiasi società di distribuzione di contenuti d’intrattenimento a pagamento – basata su un’altissima sinergia tra soundtracks e cinematografia.
Pensiamo ad esempio a Twin Peaks e al legame tra Lynch e Badalamenti o al più recente True Detective, a Stranger Things, a Narcos e Peaky Blinders (dove troviamo la colonna sonora di artisti del calibro di Nick Cave e Pj Harvey).

I Mogwai dopo aver firmato la musica della serie francese – trasmessa nel 2012 – Les Revenants, e collaborato con Leonardo di Caprio per “Before the Flood”, tornano con un lavoro su “commissione” con ZeroZeroZero, l’ultimo lavoro di Stefano Sollima, una serie tv sul traffico di cocaina tratta dal romanzo di Roberto Saviano.

La band scozzese, in attività ormai da venticinque anni ha tenuto e tiene tutt’ora i suoi fan col fiato sospeso ogni qual volta un progetto esce con la loro firma, soprattutto dopo il ritiro dal gruppo di John Cummings, avvenuto oramai cinque anni fa.
Riduttivo parlare dell’importanza e dell’evoluzione del loro percorso nel post-rock tra gli anni 90 e i 2000, di quante generazioni si portano dietro la loro inconfondibile traccia da subito come un marchio riconoscibile. Non troviamo molte band affidabili tanto quanto loro.

Con queste 21 tracce possiamo immergerci completamente nel mondo Mogwaiano, in una veste moderna e decisamente dedita al concept della serie: esploriamo linee di synth in grado di portarci verso quel mondo industriale e quei melodrammi internazionali al confine delle vite raccontate in quest’opera.
È un’opera metallica, ma che trova spesso degli appigli ramificati a quell’estensione visiva tipica del loro suono.

Telt, Nose Pints e Invisible Frequencies riassumono al meglio questo concetto, anche Fears of Metal s’immerge in quest’immagine, ma prende, grazie soprattutto al tempo dilatato della batteria, il tipico aspetto che evoca il suono della band di Glasgow.
In Space Annual e Moon in Reverse abbiamo un’eco fortissima di un mondo nascosto, con un sottofondo indistinguibile, come se fosse frammentato in mille pezzi.
El Dante, Modern Trolls e He loved Trees hanno un respiro lieve e leggero che viene ben distribuito durante l’ascolto di tutto l’album.

È sicuramente un’opera importante.
A prescindere dal tempo velocissimo, che spesso ci costringe ad ingurgitare nozioni ed immagini allo stesso modo, qui riusciamo a comprendere l’enorme pressione e risalto che un’opera simile dovrebbe avere con o senza la struttura multimediale, soprattutto perché un album come questo, può tranquillamente vivere di luce propria, anche in un mondo sfumato e sempre più grigio.

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